Figli di madri ferite.

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« Ma se non agisci bene,

il peccato è accovacciato alla tua porta;

verso di te è il suo istinto, ma tu dóminalo».

Gen. 1,7

 

Siamo tutti figli di madri ferite. Siamo tutti feriti, malconci. E alla nostra ferita cerchiamo una soluzione, … tutti. È la nostra ricerca di tutta la vita. Può esser fatta nell’edonismo, nella scienza, nella filosofia, nella religione, nell’arte. E chissà in quali altri campi del sapere e del godere.

I cattolici pensano che la ferita sia legata al peccato originale e che la guarigione sia racchiusa nel mistero della morte e resurrezione di Cristo.

E tuttavia sembra che questa soluzione sia poco apprezzata, poco capita, e in definitiva considerata fallimentare. Leggi il seguito di questo post »

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Charlie

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Di Daniele Malerba.

So bene dove batte il cuore dei lettori di questo nostro blog. Non sono intervenuto nel dibattito sul caso caso Charlie Gard, ma forse avrei dovuto farlo. Mi spiace non averlo fatto, a mia consolazione probabilmente non sarebbe cambiato nulla nel risultato di questa vicenda, e so che tutti noi abbiamo comunque fatto qualcosa in altri contesti.

Intervengo ora, perchè questo triste avvenimento segna un confine e voglio chiarire da che parte del campo stiamo. Ed è promemoria per il futuro: forse è il caso di essere più presenti anche in questo blog, e come psicologi, psicoterapeuti e psichiatri cattolici, nei dibattiti sui valori irrinunciabili e non negoziabili. Leggi il seguito di questo post »

Il bambino tra i quattro e i sei anni tra pudore e vergogna

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Di Gilberto Gobbi

Nello Standard dell’OMS si legge: “I bambini più grandicelli iniziano a sviluppare il senso di vergogna, al quale, di frequente, concorre il contesto familiare”.

E’ un’affermazione che va chiarita, perché,  prima della vergogna e, spesso,  mescolato ad essa, si sviluppa un altro sentimento, quello del pudore, di cui nel documento non si fa alcun cenno e che gli stessi adulti fanno fatica a comprendere.

Noi riteniamo che il pudore sia un sentimento che nasce e si sviluppa come tappa fondamentale della maturazione percettiva della propria identità psicocorporea. E’ la fase in cui il proprio corpo è percepito e vissuto come il proprio sé corporeo, con dei confini ben delineati e delle connotazioni che lo identificano come un corpo differente: lui/lei si sente differente dagli altri e con una sua identità psicosessuale propria.

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Invidia

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Di Daniele Malerba

“Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sp. 2, 24).

L’invidia è la figlia degenere di un giudizio malandato, subdolamente presente e capillarmente diffusa, molto più di quanto non si creda. E non c’è nulla che distrugga una comunità e una amicizia più dell’invidia poiché  “… dove c’è invidia e contesa, c’è disordine e ogni cattiva azione” (Giacomo 3:16).

Giotto  negli affreschi della “Cappella degli Scrovegni” di Padova, rappresenta in contrapposizione i  vizi e le Virtù cardinali

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Rivista di psicologia cristiana

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Segnaliamo una nuova rivista di psicologia cristiana che inizia il proprio percorso sul tema del rapporto coniugale e della famiglia. La famiglia ha senz’altro bisogno di aiuto in questo periodo storico, perciò utile per noi cominciare una riflessione su questo tema. LA rivista che appare sul blog   www.psicologiacristiana.it può essere scaricata gratuitamente qui. Buona lettura.

Sessualità e genitalità

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Di Gilberto Gobbi

Immagine correlataA proposito di “bisogno e istinto sessuale” vi sono termini, come sesso, sessualità, genitalità, coito, atto genitale, i quali nell’uso quoti­diano sono spesso utilizzati come sino­nimi, come se indicassero lo stesso contenuto, mentre di per sé fanno rife­rimento ad aspetti differenti. Così nascono degli equivoci che compli­cano la chiarezza del contenuto comunicato e anche il contesto della co­municazione. Da un po’ di tempo, per esempio, riferendosi alla sessualità, anche nell’ambito scientifico, Leggi il seguito di questo post »

Recensione di “Sessualità e politica”.

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Recensione a cura di D. Malerba

 

Copertina di 'Sessualità e politica'«… in nome dei diritti umani favorire una falsificazione dell’umano;

in nome della libertà di un godimento individuale imporre a tutti lo stesso godimento.

In effetti più che una mutazione antropologica l’ideologia gender prescrive un’amputazione antropologica …».

Giancarlo Ricci

(Pg. 10 di “Sessualità e Politica”).

 

 

In genere non metto la recensione dei libri in questa pagina, ma questo testo lo merita veramente.

Stupefacente questo libro di Ricci, che cerca di spiegare, di parlare, in modo quasi disperato, da vero e amorevole padre, a persone che, andando verso il baratro, non vogliano in nessun modo vedere o sentire; a bambini capricciosi, prigionieri di una cultura dominata da una madre fallica, a cui il padre inutilmente si sforza di fare intendere l’abc delle cose. L’abc di cosa è padre, madre, maschio, femmina, donna, uomo, bambino, figlio, famiglia. E in modo profetico narra come andrà a finire in realtà.

Ma poiché questo libro resterà senza risposta che ne sarà di questo immane sforzo? resterà una capsula del tempo, un luogo dove, quando i bambini, disperati eredi di questa generazione di egoisti e narcisisti, cercheranno di capire e di diventare figli, e per questo faranno i conti con la violenza subita, potranno trovare una risposta, un padre che spieghi loro chi sono e che senso ha la vita. Se qualcuno di questi figli sopravvivrà alla violenza subita.

 

Libro da leggere e da tenere, a memoria futura, e da raccontare a chi vuole sapere e i figli li ama davvero.

Giancarlo Ricci. “Sessualità e politicaViaggio nell’arcipelago gender.” Ed. Sugarco Edizione