Dinamiche psicologiche negli esercizi spirituali ignaziani, usando il modello dell’analisi transazionale.

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Molto volentieri riceviamo e pubblichiamo il lavoro  presentato dalla dottoressa Laura Bonanni Psicoterapeuta, specialista in Analisi Transazionale Psicodinamica e scrittrice del libro “Desiderio di Equilibrio” al 12°convegno internazionale della Società Italiana di Psicologia della Religione (Verona 2010) :”L’IO, L’ALTRO, DIO. Religiosità e Narcisismo”.

(La dottoressa svolge attività libero professionale  a Roma, mail: bonsailaur@gmail.com)

*“Il nostro essere è fatto di mente, corpo e anima e l’unificazione delle tre parti presenti in noi è la nostra unica sorgente di pace” (P. Luigi Verdi)”

 

Riassunto

Partendo da specifiche esperienze e valutazioni, sia a livello personale che professionale, intendo evidenziare quanto un’esperienza spirituale, come quella proposta dagli Esercizi Spirituali Ignaziani sia in grado di evidenziare e stimolare  peculiari dinamiche psicologiche dell’esercitante, nuclei “dolenti” del sé e parti in ombra che spesso impediscono alla persona di vivere con serenità, spontaneità e realismo non solo le proprie esperienze di vita quotidiana,  ma anche la relazione con il Trascendente e del come, a volte, tale esperienza, sia in grado di  evidenziare  la necessità di intraprendere un percorso psicoterapico mirato.

 Livello spirituale e livello psicologico risultano fortemente interconnessi. La ricerca del rapporto con il Trascendente evidenzia ed amplia la conoscenza di sé ed un percorso di conoscenza di sé, dopo un certo livello, può diventare una ricerca spirituale, nella quale, “spirituale”, non ha necessariamente a che fare con” religione”, ma riguarda tutto ciò che è ricerca interiore.

  In quest’ottica alcuni concetti chiave dell’Analisi Transazionale ben si adattano a decodificare  e specificare significativi processi stimolati nell’esercitante, dall’esperienza degli Esercizi Spirituali.

L’argomento resta aperto ed ampliabile, spunto di riflessione e di approfondimento, in un’ottica valutativa a più ampio respiro.

 

 Qualche antecedente di natura personale

La mia esperienza personale di credente e quella professionale di psicoterapeuta si sono nel tempo incontrate ed armonizzate. Ebbi modo di conoscere la spiritualità ignaziana  durante gli anni dell’università. Poco tempo dopo, dovendo decidere per una specializzazione,  mi orientai verso l’approccio dell’Analisi Transazionale   che mi sembrò subito sintonico con il mio modo di essere  e di vedere la vita……

Il mio desiderio-bisogno di vedere e trattare l’uomo come un unicum e non diviso in compartimenti stagni mi ha sempre spinta a pormi domande, a ricercare risposte e a dirigermi alle fonti, non accontentandomi del sentito dire..….Ecco  che finalmente, diversi anni fa,   decisi di fare in prima persona, l’impegnativa  e formativa esperienza degli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola (fondatore della Compagnia di Gesù) e successivamente   collaborare  come professionista nella co-conduzione di un corso di esercizi ignaziani  affiancando un Padre gesuita.

Cominciai  ad appassionarmi alle affinità di intento e di metodo che andavo cogliendo  fra i due” sistemi esperienziali”: l’Analisi Transazionale e gli Esercizi Spirituali Ignaziani, al di là delle differenze di personalità dei due fondatori e dell’epoca storica in cui erano nati e vissuti (Berne, psichiatra americano del xx sec ed Ignazio , condottiero spagnolo del xv sec).

Cercai  di recuperare le radici teoriche ed operative di entrambi i sistemi, approfondendo , sia a livello  teorico che esperienziale, le radici psicodinamiche del pensiero originario di Eric Berne e la metodologia originaria con cui S Ignazio, nel 1500, era solito dare gli esercizi  ai suoi primi compagni, cioè “ad personam”.

 

 La linea su cui si muovono gli Esercizi Spirituali Ignaziani

L’esperienza spirituale proposta dagli Esercizi  Ignaziani è qualcosa che coinvolge l’intera persona: memoria, intelletto, volontà, fantasia, immaginazione, sensibilità,  ivi compresa la sfera psicoaffettiva-relazionale. Gli Esercizi non sono un semplice tempo di preghiera, raccoglimento e riflessione, ma un’esperienza,  con un loro  specifico costrutto metodologico: “ Dispongono a scoprire la volontà di  Dio sulla propria vita, non come una volontà precostituita che uno subisce, ma come il suggerimento di Dio”( G .Salvini . 2008)

Ecco la definizione  di Esercizi Spirituali  fornita dallo stesso S Ignazio all’interno del suo libro: “…ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente, ed altre attività spirituali…….Come infatti il passeggiare, il camminare, il correre sono esercizi corporali,  così si dicono esercizi spirituali , ogni modo di preparare e disporre l’anima a liberarsi da tutti gli affetti disordinati e, una volta che se ne è liberata, a cercare e trovare la volontà divina nell’organizzare la propria vita per la salvezza dell’anima” (Es Sp. Ann 1).

 

 Due concetti fondamentali interconnessi

Il concetto di “Affetti Disordinati” (attaccamenti disordinati) è un concetto cardine, negli Esercizi ignaziani.

Ignazio, uomo d’armi, valente condottiero, dedito alla vita mondana, ad un certo punto della sua brillante esistenza, fa l’esperienza del dolore e della perdita. Egli infatti, in  seguito ad un incidente, causa di un danno irreversibile ad una gamba, è costretto a mettere in discussione l’intero suo progetto di vita . La nuova condizione esistenziale ed emotiva che si trova ad affrontare, rappresentano per l’uomo Ignazio un’occasione, un “segno”- segnale,  un’opportunità per entrare in contatto con se stesso, conoscere più in profondità la natura delle sue motivazioni e,….ridecidere!

Il cammino di Ignazio è stato attraversato da una domanda: “E adesso cosa devo fare?”

Egli si trova in una empasse, psicologicamente parlando e questa sua domanda trova una risposta nello strumento del discernimento.   Gli Esercizi sono una scuola di discernimento.

Pertanto negli Affetti Disordinati possono rientrare: i pregiudizi , le illusioni , le passioni disordinate (che potrebbero essere ben rappresentate dai sette vizi capitali: superbia, invidia, ira, avarizia, gola, lussuria, accidia),   le paure, il senso di fallimento, la perdita di autostima   il sentirsi indegno,i condizionamenti che ci legano al passato, relazioni poco costruttive, una distorta visione di noi stessi, degli altri, della vita e ciò che ne consegue. Letti in chiave psicologica, gli Affetti Disordinati possono essere considerati modalità adattative condizionanti : risultati di contaminazioni dell’Adulto; letti in chiave più strettamente psicodinamica: un contenuto ed un processo

In quest’ottica  colgo una stretta connessione fra Affetti Disordinati e  Copione,  che nell’ambito di una definizione classica rappresenta un adattamento.

Una definizione di copione maggiormente comprensiva delle varie implicazioni del concetto di copione, viene proposta da C. Moiso e M.Novellino (1982). Essi scrivono:  “il copione è quel piano di vita che, se insoddisfacente, è basato su quelle decisioni  che  ogni individuo può prendere ad ogni tappa del suo processo evolutivo, le quali limitano la sua consapevolezza, inibiscono la sua spontaneità e impediscono la sua intimità, rendendolo così, poco flessibile e poco autonomo e che sono a loro volta basate  su convinzioni rigide e distorte assunte come chiusura cognitiva di una Gestalt il cui bisogno non è stato soddisfatto” .

In un’ottica di “cura psicologica”,l’analisi del copione consiste quindi nel comprendere e descrivere le convinzioni limitanti che una persona ha su se stessa,  sugli altri, sulla vita, sul piano di vita che si è costruita  basandosi su queste e sulle modalità operative con cui lo mette in atto, con l’obiettivo di recuperare  consapevolezza, spontaneità ed intimità, per giungere a riappropriarsi dell’autonomia. Il recupero dell’energia  consentirà al paziente di operare scelte adulte e decontaminate.

In ambito spirituale, colui che si accosta a fare esperienza di Dio, in modo “rigoroso” e con metodo, arriverà ad una consapevolezza esperienziale dei propri affetti disordinati ,che lo porrà di fronte alla necessità di un discernimento operativo , rispetto all’orientamento da dare alla propria vita , per la “salvezza dell’anima”.

Affetti Disordinati e Copione sono quindi degli adattamenti atti a mantenere un equilibrio (se pur fittizio ed illusorio), sia intrapsichico, che relazionale.

 

  La qualità delle prime relazioni interpersonali alla base della relazione con il Trascendente

Il concetto di copione  chiama direttamente in causa un’altra area importante dell’analisi transazionale, quella delle transazioni,  che, come ben sappiamo, si occupa degli scambi di stimolo e risposta fra le persone.

Berne definisce la transazione come “l’unità fondamentale del discorso sociale”.

Affetti disordinati e copione sono strettamente correlati, imprescindibili dalla qualità e dalla specificità delle prime relazioni: quelle fra genitori e bambino, le più importanti per la costruzione delle future relazioni interpersonali e del profilo di personalità, ma anche rispetto alla qualità ed alla dinamica del rapporto con il Trascendente .

Esiste un bisogno innato e primario a ricevere stimoli dall’ambiente e questa “fame” influenza in maniera centrale le varie vicende delle interazioni bambino–genitori.

La motivazione umana principale è legata non alle pulsioni sessuali e aggressive, bensì a quella che Berne chiama la “fame di riconoscimento”.

“Fame non solo di pane, ma di amore, attenzione, fame di essere qualcuno per qualcuno…..” (Madre Teresa 2003)

Ciascun individuo, in base alle caratteristiche   delle prime interazioni significative , costruisce una certa tipologia di dialogo interno. I processi relazionali e quelli intrapsichici sono interconnessi.  Infatti i processi intrapsichici influiranno sulla peculiarità dei processi relazionali e conseguentemente la qualità delle transazioni produrrà una certa influenza sul tipo di dialogo interno  che si attiva.  Sarà proprio il contenuto ed il processo di questo dialogo interno ad indicare  se si è di fronte ad  una organizzazione di personalità di tipo nevrotico, borderline, narcisistico, psicotico.

  Attivazioni di specifiche dinamiche psicologiche stimolate dal dialogo con il Trascendente

Nella maggioranza dei casi sembrerebbe che alla base dell’idea che le persone si creano di Dio e dell’esperienza emozionale che vivono di Dio , ci sia la natura delle relazioni interpersonali vissute” (P.Scilligo  2003).

Il dialogo-relazione con il Trascendente, che viene stimolato all’interno degli Esercizi Spirituali, rappresenta una sorta di catalizzatore che riattiverebbe  diversi  messaggi intrapsichici di cui l’individuo è portatore:  le convinzioni distorte ed autolimitanti  circa se stesso e gli altri, ma anche importanti messaggi di permesso ricevuti dalle figure genitoriali come il permesso di esistere, il permesso di avere delle sensazioni corporee ed esserne cosciente, avere sentimenti, essere sano..

Scrive molto saggiamente  Ignazio : “ Se uno è semplice o debole di salute , non gli si deve proporre quel che non può facilmente sostenere e da cui non può ricavare vantaggio, ma a ciascuno si deve dare secondo la disponibilità  che dimostra perché possa ricavare maggior aiuto e vantaggio”. (Es Sp ann 18).

Quindi nel proporre gli Esercizi, bisogna essere attenti alle esigenze dei singoli individui.  Vanno intese per esigenze non solo la cultura, l’età, i condizionamenti, il ritmo di sviluppo, le attitudini , ma anche le gioie, le sofferenze che scaturiscono dall’essere inserito in uno specifico sistema familiare , in una specifica storia di vita, che ne ha determinato o comunque inconsapevolmente rinforzato  alcuni tratti del carattere, giungendo a strutturare un certo tipo di personalità , piuttosto che un altro.

Secondo quanto afferma Ignazio ed alla luce della mia specifica esperienza professionale, ritengo che gli Esercizi Spirituali, per la loro  peculiarità di contenuti, metodo e tecnica, non siano adatti a tutti, o meglio risultino più adeguati per alcune organizzazioni  di personalità, mentre per altre sono caldamente sconsigliati  se non addirittura nocivi!

Utile per una crescita personale e relazionale, l’esperienza degli Esercizi  sembrerebbe adattarsi bene  (con i dovuti distinguo) a tutti coloro che presentano disagi-impasse più sul versante nevrotico. In soggetti con tendenze depressive di base o con depressione mascherata, l’esperienza degli Esercizi tenderebbe ad evidenziare e/ o acuire pensieri vittimistici, di colpevolizzazione, di inadeguatezza e di impotenza, ma nello stesso tempo fornirebbe strumenti  per la costruzione di due competenze importanti: la resilienza (capacità reattiva alle avversità) e l’empowerment (costruzione di una fiducia nelle proprie capacità) .

In soggetti che presentino nuclei psicotici la  metodica degli Esercizi ignaziani è fortemente sconsigliata,  poiché gli imput dati porterebbero a slatentizzazioni di nuclei scissi del sé, gravemente disturbanti.

Ciò  è strettamente legato a due ordini di fattori: tipo particolare di setting che caratterizza l’intera settimana di  Esercizi : clima di silenzio con uno o due colloqui  giornalieri di breve durata con la guida,   strategie tendenti a facilitare il dialogo con il Signore : lettura di brani biblici identificandosi nei vari personaggi e nei loro stati emotivi ( un po’ una sorta di lavoro delle due sedie), “rivivere la scena”( cioè applicare a se stessi ciò che si sta leggendo).

Il “metodo dell’immaginazione”, tipico degli Esercizi, rappresenta lo strumento procedurale preferenziale, grazie al quale si “realizzano” le transazioni con il Trascendente. Con l’aiuto dell’immaginazione si può diventare capaci di accettare la nostra posizione di creature in rapporto ad un Creatore

Nella spiritualità ignaziana tutto si gioca  sul filo dell’affettività: il vero cambiamento si realizza quando si sente emozionalmente, non quando si pensa soltanto razionalmente, perché le idee non guariscono il cuore!

Invece di sopprimere le passioni e le debolezze, familiarizziamo con loro, perché esse, come i cani latranti delle favole, ci prestino il loro aiuto per dissotterrare il tesoro nascosto  e per sviluppare in noi nuove possibilità di vita” (A.Grun 2008).

I sentimenti, le emozioni non sono  quindi (e lo sappiamo bene) qualcosa di ingombrante di cui disfarsi, ma qualcosa di molto importante di cui prendere consapevolezza per coglierne il significato profondo. Accogliere un’ emozione può permettere di individuare verso quale azione orienta.

Questo, a parer mio, è quanto più di berniano ci sia in Sant’Ignazio!

In alcuni passaggi degli Esercizi può innescarsi ed avviarsi, per l’intensità del vissuto stimolato, un vero e proprio processo di deconfusione, che necessità di essere accolto, seguito ed adeguatamente contenuto.

Ignazio  dice che “non è il molto sapere che soddisfa l’anima,ma il sentire e gustare le cose interiormente”. Soltanto attraverso questo processo emozionale si può autenticamente sperimentare la relazione , l’esperienza personale con il Signore, relazione che passa attraverso un contatto intenso con le aree più profonde del proprio sé .  E’ proprio la relazione con il Trascendente, l’obiettivo, la meta, il fine di tutto il costrutto degli Esercizi.

Spesso l’esercitante  esprime sensi di colpa nei termini di “non sentirsi all’altezza di…..”, “non essere capace di pregare”, “non riuscire a vivere a pieno l’esperienza relazionale con il Signore”.

Si evidenziano con maggior forza, anche sentimenti di marcata inferiorità ,  di sproporzionata inadeguatezza ed impotenza, spesso chiari indicatori di una tendenziale depressione , segnali che vanno accolti e restituiti con accortezza e chiarezza al fine di rendere l’esperienza degli Esercizi un momento costruttivo, decontaminante e non “distruttivo”, che rischi di rinforzare il copione.

La consapevolezza di limiti personali, stimolata dalle metodiche degli Esercizi, va adeguatamente contestualizzata in modo tale che l’esercitante possa entrare in una autentica relazione con il Signore piuttosto che in uno sterile lavoro di tipo introspettivo-rimuginativo, di dialogo-monologo interno, perché: “sprofondare nell’inquietudine non è mai stato un cammino del Vangelo” (Frère Roger, 2003)

 Grazie allo speciale clima di raccoglimento,  dato dal silenzio, dai ritmi cadenzati e tranquilli  e  dalla peculiarità di ordine emotivo-affettivo, gli Esercizi, “ invitando” ad allontanarsi dai ritmi frenetici ed incalzanti della quotidianità, portano l’esercitante a prendere contatto  con il propio mondo interiore caratterizzato da pregiudizi ed illusioni, ma anche da permessi e decisioni e  svolgono, in un certo qual modo, un’azione di decondizionamento, agevolando una osservazione della realtà più chiara, che faciliti l’attuazione di scelte adulte, responsabili e consapevoli.

  Funzione della figura professionale dello PsicologoPsicoterapeuta

Premessa: gli esercizi prevedono sempre la presenza di una guida che può essere un laico o un religioso  adeguatamente formato circa la  complessa metodica degli esercizi, che incontrerà gli esercitanti giornalmente secondo modalità definite e concordate.

Trattasi quindi di un esperto in fatto di movimenti dello spirito che accompagnerà l’esercitante nel cammino di discernimento e chiarificazione rispetto alla dinamica relazionale con il Signore.

La guida non entra nel merito di ciò che il Signore suggerisce alla persona, ha la funzione di far luce su quanto l’esercitante riferisce si stia verificando dentro  di sé, come conseguenza degli esercizi svolti fase per fase, espone fedelmente l’ oggetto della  meditazione e della contemplazione , dà le istruzioni.

L’uomo non è diviso in compartimenti stagni  e gli Esercizi  , pur essendo uno strumento relativo ad un cammino di tipo spirituale, non prescindono dal contenere  una sana dimensione psicologica.

 Per questo motivo la psicologia, al servizio degli esercizi  può  contribuire a creare delle condizioni di maggiore disponibilità della persona verso Dio ed il modello dell’Analisi Transazionale ben si armonizza  con le dinamiche degli Esercizi. L’inserimento dalla figura dello Psicologo-Psicoterapeuta ha  tripla  funzione:

  • Affiancare la guida nella presentazione delle istruzioni, con ruoli e ambiti ben distinti, rimandando all’esercitante la possibilità di effettuare colloqui in tempi diversi per realtà diverse (quella più strettamente religiosa e quella più legata alla dimensione psicologica).
  • Facilitare il processo spirituale, agendo come facilitatore rispetto a situazioni di blocco emotivo che si correlano con eventi o con realtà più o meno connessi alla storia passata dell’esercitante e che agendo nel qui- e- ora possono interferire con il costruttivo andamento delle dinamiche spirituali . Quindi focalizzazione sul mondo interno dei significati dell’esercitante , attraverso un lavoro di “decontaminazione”, con l’utilizzo di alcune tecniche e strategie,  quando emergono messaggi di tipo ingiuntivo e visioni autolimitanti, visibilmente attribuibili al copione psicologico della persona.  In tal caso potrà essere la stessa guida che, evidenziando nel suo colloquio spirituale qualcosa di più strettamente psicologico, suggerirà all’esercitante un incontro con lo Psicologo.
  • Utilizzare un diverso   tipo di linguaggio e di metodiche strategiche, rispetto alla guida. Ciò accrescerà e rinforzerà la diversità  di ruoli e funzioni  e la complementarietà fra le due figure di riferimento.

Va sottolineato che la figura professionale dello Psicologo- Psicoterapeuta deve essere una persona che abbia fatto essa stessa l’esperienza degli esercizi spirituali e che abbia avuto modo di rilevarne, concretamente, all’interno della propria condizione/stato di vita, la significativa portata di crescita e di valore a livello completo, psicospirituale . Infine , il possedere da parte della guida  un minimo di conoscenze di base del costrutto teorico e delle basi filosofiche del modello dell’A.T., renderà più agevole il processo di interazione ed integrazione fra questa figura e quella dello Psicologo, influendo positivamente sul clima generale degli Esercizi.

 

Conclusioni

Oggi prevale una teoria che considera la nostra competenza mentale, la nostra complessità mentale come il prodotto dei rapporti interpersonali” (Pio Scilligo 2003).

Spesso le esperienze passate, la storia di vita, la qualità delle prime transazioni, le convinzioni che si possiedono su se stessi, sugli altri e sulla vita, possono rendere le persone bloccate, impedendo loro di  vivere con pienezza ed autenticità non solo i rapporti interpersonali, ma anche la relazione con Dio, che spesso  è fortemente soggetta a distorsioni ed alterazioni.

Come sottolinea   Fausti,, “senza  discernimento non si agisce, si è semplicemente agiti ed agitati da pulsioni  contrastanti che portano alla totale destrutturazione”(S. Fausti . 2001).

Ecco quindi che in certi casi per procedere in modo più spedito nell’esperienza degli Esercizi può risultare funzionale sgombrare il campo da confusioni e sovrapposizioni, fra ciò che è proprio dell’esercitante, legato a personali condizionamenti (contaminazioni) e ciò che appartiene più propriamente alla relazione con il Signore.

Spesso infatti il là-e-allora di vicende passate si sovrappone ed identifica con il qui-e- ora, riportando l’esercitante, indietro, come un elastico, fuori da quella specifica esperienza che sta vivendo, facendogli risperimentare emozioni e ricordi di un passato, ma solo temporale, non certo emotivo.

  Il vero cambiamento passa attraverso il sentire emozionalmente . Ed è proprio su questa dimensione che il costrutto teorico e pratico dell’Analisi Transazionale  ben si coniuga con la specificità del costrutto degli Esercizi, fornendo tecniche e strategie che facilitano un’esperienza di crescita psicospirituale, vista nell’ottica di un processo.

Jung afferma che “compito dell’Io è stabilire una relazione con il Sé che rappresenta l’immagine del divino in noi….Egli ritiene che un individuo, percorrendo il suo cammino di individuazione, diventa senpre più consapevole che l’Io rappresenta soltanto il centro della coscienza e ha quindi bisogno di collegarsi al Sé, il centro dell’intera psiche conscia ed inconscia, che trascende le sue prospettive ed i suoi scopi…” (A.è B. Ulanov 2004).

Ignazio viene definito  “ il genio pratico della vita spirituale, modello di metodo ed equilibrio” ( S. Fausti. 2001) e non va dimenticato che “senza metodo siamo degli avventurieri” (M.Novellino- 2007) in ogni campo! Gli Esercizi ignaziani ed il corposo ed articolato costrutto teorico –metodologico dell’A.T., forniscono  entrambi un metodo. L’Analisi Transazionale  al servizio degli Esercizi spirituali può agevolare quel sano ed auspicabile processo di crescita e cambiamento globale di un individuo, prendendone in considerazione il suo livello spirituale,  psicologico ed in alcuni casi, anche biologico.

Come il Copione di vita è basato su decisioni infantili autolimitanti e, conseguenza della decisionalità è la ridecisionalità: quello che è stato deciso una volta, può essere ri-deciso, così, gli Affetti Disordinati, limitando la persona nell’esperire una autentica relazione con Dio, di figliolanza , fiducia e misericordia, se accolti consapevolmente saranno la base per attuare nuove decisioni nel tempo !

Siamo frutto dei nostri geni e dei nostri Cieli(C. Moiso, 2000). “Ciò significa che il nostro star bene consiste nel realizzare ciò che è scritto nel nostro corredo genetico e nella nostra dimensione spirituale” (S.Ventriglia, S.De Feo 2012).

Jung, in tutta la sua opera, sollecita l’uomo occidentale a riconsiderare la propria spiritualità come componente matura del benessere psichico.

Al di là della complessità dinamica dell’A.T. e degli Esercizi ignaziani, due questioni, due premesse fondamentali  li accomunano:  il rispetto dell’uomo, per la sua individualità, per i suoi tempi e ritmi di crescita, che lo rendono unico e non omologabile ad un modello standard di carattere protocollare e la marcata peculiarità di concretezza.

“Un’esperienza spirituale sarà costruttiva ed avrà raggiunto il suo obiettivo se contribuirà ad operare dei cambiamenti significativi nei pensieri, nei sentimenti e nei comportamenti, cambiamenti osservabili e visibili almeno in parte da un osservatore esterno. In tal modo l’esperienza spirituale passerà dal campo affascinante e suggestivo dello spiritualismo etereo ad una spiritualità che si fa azione” (L. Bonanni 2006)

Bigliografia.

Bobbio, A. (intervista a P. Salvini , direttore di “La Civiltà Cattolica)  2007) Essere liberi veramente. Famiglia Cristiana online

Bonanni, L. (2006) Desiderio di equilibrio: L’Analisi transazionale in dialogo con gli esercizi spirituali ignaziani. Bologna: Pardesedizioni

Bonanni L. (2010) Una lettura delle dinamiche psicologiche emergenti  nel corso dell’esperienza degli Esercizi Spirituali Ignaziani utilizzando il modello dell’analisi Transazionale.“ L’Io, l’Altro, Dio”. 12° Convegno internazionale  della Società Italiana di Psicologia della Religione

Berne, E. (1979) Ciao!…E poi?  Milano: Bompiani

Cucci G.  (2008) Il fascino del male. I vizi capitali.  Roma  AdP

Fausti, S. (2001) Occasione o tentazione? Milano: Ancora

Green T.H. (1992) Il grano e la zizzania Milano

Grun A. (2008) Mosè e il roveto.Padova: Edizioni Messaggero Padova

Longschamp, A. (1991) Ignazio di Loyola: Breve profilo spirituale.Roma: Città Nuova

Madre Teresa  e Frère Roger  (2009) La preghiera freschezza di una sorgente. Padova:Messaggero di S Antonio

Moiso C. (2000) Appunti dalle lezioni- Bottega di Analisi transazionale. Roma

Moiso, C .e Novellino, M. (1982) Stati dell’Io: le basi teoriche dell’Analisi Transazionale integrata. Roma: Astrolabio

Novellino, M. (2010)  Seminari clinici: La cassetta degli attrezzi dell’analista transazionale. Milano: FrancoAngeli

  1. Ignazio di L. (2004) Esercizi spirituali e Magistero. Torino: Edizioni S Paolo

Scilligo, P. ( volume 9,n 2 2003) Le emozioni e l’esperienza di fede . Roma:  Psicoterapia e Salute -FREP-IRPIR

Ulanov A e B. (2004) Cenerentola e le sorellastre. Sull’invidia e l’essere invidiati. Bergam:o Moretti e Vitali Editori

Ventriglia S. e De Feo S. (2012)  Il senso dell’autorealizzazione.Riflessioni sul copione di Edith Stein .Neopsiche N 12

Verdi, L (2005) Preghiere. Pratovecchio (AR) : Fraternità di Romena ONLUS

 

 

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