Contributo al sinodo sulla famiglia.

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Egr. e distinti colleghi,

ho inviato a nome della sessione veneta della nostra associazione, per via mail, un modesto contributo al sinodo, con l’intenzione di segnalare la nostra presenza.

A voi chiedo di inviarmi le vostre riflessioni in merito

Presentazione nella mail.

Egr. Eminenze,

allego questo piccolo contributo, sebbene non molto importante, per il desiderio di esserci e partecipare a questo importante dibattito,
cordiali saluti e buon lavoro,
referente per la sessione Veneta della Associazione Italiana Psichiatri e Psicologi Cattolici
Contributo.
  • Alla presidenza del Pontificium Consilium pro Familia,
  • E. Monsignor Vincenzo Paglia
  • E. Monsignor Jean Laffitte
  • Monsignor Carlos Simón Vázquez
  • Cardinale Ennio Antonelli
  • Cardinale Alfonso López Trujillo 
  • – al Comitato di Presidenza

 

Santa Maria di Sala (VE), lì 14/04/2015.

Oggetto: contributo per il sinodo sulla famiglia, da parte della Sezione del Veneto della Associazione  Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici

Egr. Eminenze,

vi inviamo questo contributo perché riteniamo importante da parte nostra farvi sapere che riconosciamo la strategica importanza del tema affrontato, in qualche modo desideriamo farvi presente il nostro esserci e il nostro partecipare alle fatiche della Chiesa, sicuri che non sia, il nostro, un intervento che apporti ulteriori conoscenza rispetto a quanto voi abbiate già.

Tra l’altro non c’è stato il tempo di fare un lavoro approfondito su questo tema o di leggere i documenti consiliari, non sono esperto di documenti della Chiesa o di teologia, e il tempo materiale per un confronto con questi documenti per ora non c’è, anche se mi riprometto di riprendere in mano il discorso.

Tuttavia sento il dovere civico di offrire i miei due pani e due pesci quale apporto nel soccorrere quell’uomo ferito al bordo della strada che è la famiglia dei nostri tempi.

Posso dare il mio contributo a partire dalla mia condizione di padre di famiglia e psicoterapeuta, guardando alla realtà che mi sta prossimale, tentando di leggere i suoi bisogni e indicando quale utilità potremmo avere in quanto psicoterapeuti cattolici e padri, madri di famiglia.

Alcuni temi mi stanno particolarmente a cuore, in quanto esemplificativi della situazione delle persone, delle loro ferite e dei loro bisogni. Ritengo che vi siano tre diverse situazioni da considerare, ognuna delle quali richiede diversi obiettivi e diverse modalità operative di risposta.

Ma prima di affrontare il tema va chiarito a quale famiglia ci si riferisce, cioè quale è il prototipo famigliare cui fare riferimento. E non posso fare a meno di dire che tale prototipo è quello della Sacra Famiglia. Va precisato questo come elemento basilare per ogni riflessione sulla famiglia di un cattolico: questo prototipo definisce l’obiettivo ultimo cui arrivare nel cammino di crescita famigliare. Senza questa definizione prototipica la famiglia finisce con l’essere identificata sulla base di concetti sociali, antropologici, etici e filosofici che variano nel tempo e nella società e sono validi solo in un contesto relativo. Ogni società può definire, accantonando Dio, cosa intende per famiglia. Ma questo rende la famiglia un concetto relativo e senza significato stabile. L’esperienza umana però sottolinea come questa visione porti profonda sofferenza e dolore nel mondo, anche dal punto di vista prettamente psicologico. La nostra proposta di famiglia, anche come psicologi, psicoterapeuti e psichiatri cattolici, va presa da Dio e dallo Spirito Santo.

Io come cattolico ritengo che Dio abbia pensato ad un solo tipo di famiglia, e a questo ci si deve avvicinare, e tale prototipo è indispensabile riferimento non solo al benessere psicologico e sociale, ma ancor prima a quello spirituale: ed io non posso pensare in modo prioritario che al bene dell’anima. Va inoltre sottolineato che il matrimonio celebrato da un sacerdote è un sacramento come quello del sacerdozio, non può essere un impegno meno importante, ha una regalità pari a quella sacerdotale ed è una chiesa effettiva (lumen gentium, 11).

Questo pone della domande importanti al mio mondo professionale, domande che andrebbero definite e affrontate.

 

Mi sembra che possano essere indicate tre categorie di situazioni (più una che è l’unica che richiede una vera operazione caritatevole):

  1. persone che non hanno scelto di essere una famiglia Cristiana e Cattolica e non costituiscono una famiglia secondo i precetti evangelici;
  2. persone che hanno scelto di essere una famiglia Cristiana e Cattolica;
  3. persone che hanno scelto di essere una famiglia Cristiana e Cattolica e hanno fallito per diversi motivi questo obiettivo;
  4. persone legate tra loro che hanno una situazione di fragilità relazionale.

 

Persone che non hanno scelto di essere una famiglia Cristiana e Cattolica.

Sono situazioni di persone che hanno scelto di vivere condizioni relazionali diverse da quelle proposte dal cattolicesimo: coppie conviventi, coppie sposate solo in comune, omosessuali, poligamiche. Sono persone che si pongono, scientemente, fuori dal cattolicesimo, cosa che è nel loro diritto fare. In questo caso si pone il problema della conversione e della evangelizzazione. La loro eventuale conversione porta naturalmente a modificare le proprie condizioni di vita. E’ ovvio che nessuno può costringere ad essere cattolico, è stata una loro scelta che non dipende da problemi economici o da bisogni sociali, ma da quello che loro pensano sia giusto: non va confusa evangelizzazione con aiuto materiale alle famiglie. è pur sempre possibile proporre loro un percorso etico, vicino ai valori cattolici, proposta che è una specie di evangelizzazione, e che può nascere dall’aiutare queste persone a prendere coscienza della sofferenza umana in cui versano, ma non sono tenute ad accettarlo.

Molte di queste scelte dipendono dal contesto culturale, sociale e politico in cui queste persone vivono. Da questo punto di vista può essere molto di aiuto un  intervento di tipo culturale, sociale e politico, oltre che di evangelizzazione vera e propria.

Ma questo intervento presuppone che sia chiaro in noi l’obiettivo e che questa accoglienza e disponibilità al dialogo non si faccia attraverso la perdita della nostra identità di famiglia cattolica, che deve essere chiara e solida. Riteniamo che anche dal punto di vista psicologico l’identità del padre, della madre, di maschio e femmina, di bambino e adulto, e del tipo di relazioni che debbano esserci tra queste figure, vada proposto in modo estremamente chiaro e senza tentennamenti, per evitare pericolose confusione e estreme sofferenze sul piano soggettivo e psicologico (oltre che spirituale).

 

Persone che hanno scelto di essere una famiglia Cristiana e Cattolica, e lo sono.

Queste persone costituiscono il nucleo del cattolicesimo. Chi è famiglia cattolica è già evangelizzato e ha già fatto delle scelte chiare: deve essere sostenuto in questo, se le famiglie sono sostenute spiritualmente e umanamente sono in grado di trovare da sé le risposte economiche e sociali a loro utili. Queste famiglie hanno un estremo bisogno, in questo momento, di essere aiutate a proteggere il proprio stato e ad acquisire competenze e forza spirituale, culturale, psicologica, etica e sociale.

E’ necessario aiutarle a crescere in queste aspetti dando alla famiglia strumenti spirituali, culturali e psicologici per potere reggere alle difficoltà e per realizzare sempre più se stessa nella sua complessità, gioia e bellezza.

L’inizio del percorso è promuovere la preghiera nelle famiglie, poiché il loro rapporto con Dio sia un pensiero centrale. Queste famiglie devono poter essere aiutate prima di tutto spiritualmente, la chiesa è un ente spirituale e non socio-economico, deve sapere proporre innanzitutto un cammino spirituale e di radicamento in Cristo.

Vanno per questo individuate le difficoltà in cui si imbatte questo tipo di famiglia, i problemi che esprime, gli ostacoli che incontra: va discusso come affrontare le difficoltà delle famiglie nel pregare, la necessità di resistere alla pressione mediatica che relativizza l’unità e fedeltà famigliare, la corrosione della fede nella famiglia a causa dei deficit di diverso genere, spesso legati alle tante cose da fare e ai limiti e a ritmi del tempo sempre più frenetici, l’incapacità delle famiglie di fare un vero percorso umano e spirituale, la difficoltà di rendere il rapporto con Gesù fulcro della vita famigliare, la gestione della sessualità all’interno del matrimonio e il problema della castità matrimoniale, le difficoltà nel rapporto con i figli e del  ruolo educativo e spirituale della famiglia su di loro, in tal senso è importante, ma non sufficiente, dire che oggi famiglia ha diritto di educarli come vuole (Relatio Synodi p. 60: nota che sembra essere estremamente difensiva, anche se assolutamente necessaria, dato l’attacco che oggi viene fatto alla libertà di educazione nella scuola italiana).

Una giusta e condivisibile attenzione invece va posta (come ha  sottolineato bene la Relatio Synodi) sulle difficoltà del percorso prematrimoniale, alla fase di preparazione psicologica, culturale, spirituale alla scelta del matrimonio, sul discernimento vocazionale e alle capacità e alla difficoltà di eseguire una valutazione “prognostica” sul funzionamento della futura famiglia, non tanto per impedire il matrimonio (anche se talvolta può essere una scelta necessaria), quanto invece per aiutare gli sposi e vedere le difficoltà relazionali che potranno esservi tra loro e prepararli ad affrontarle. La famiglia può contare qualcosa in questo senso come detto al p. 40 della Relatio, dove si parla di coppie esperte a disposizione, ma che sembra dare l’impressione che si chieda un generico volontariato, ma non esistono coppie “esperte”: è necessario un percorso specifico perché possano guidare gli altri, e tale percorso costa soldi e fatica, non è gratis, non può essere lasciato ad un generico volontariato. Va sottolineato che se la famiglia è Chiesa deve avere voce, chiara e definita, altrimenti è come esclusa dalla chiesa, e questo ascolto deve essere profondo, attento, andare al di la delle apparenze. Non è sufficiente tuttavia dare genericamente voce alle persone, ma è necessario anche saper interpretare queste voci, capirne il senso e saper capire quali di queste voci sia di aiuto e quali di difficoltà. Il contributo degli psicologi e degli psicoterapeuti Cattolici può e deve essere presente e può essere fondamentale per sviluppare una adeguata proposta di intervento.

 

Persone che hanno scelto di essere una famiglia Cristiana e Cattolica e che hanno fallito.

Fallire in questo tentativo di essere famiglia è una cosa molto dolorosa, tanto più se la scelta era consapevole e convinta. In questo caso si tratta di persone sofferenti che, se da un lato hanno bisogno di essere confortati e curati nelle loro sofferenze, dall’altro hanno bisogno di un cammino di riconciliazione e di consapevolezza che li aiuti a capire ciò che è successo, valutare se il loro percorso possa essere ritenuto valido e recuperare una situazione di pace. Tra queste famiglie ci sono i divorziati risposati per i quali il problema è reso ancor più complicato dalla nuova situazione scelta.

Se sono cattolici è, spiritualmente, un danno riparabile da Dio.

Considerare però totalmente riparabile questa situazione mi fa temere fortemente che, dato l’ambiente culturale di oggi e questo attacco generalizzato alla famiglia, finisca per rendere ancora più superficiale l’atteggiamento verso il matrimonio e a
danneggiare anche le famiglie che potrebbero essere ricostituite (vedi la nascita del
divorzio lampo).

Questo è accaduto con la legge ha aperto al divorzio e all’aborto, il risultato è stato l’innescarsi di spirali di sofferenza enormi e questo preoccupa molto.

Gli psicoterapeuti cattolici possono essere molto di aiuto in questo percorso, ma vanno coinvolti, e neppure per loro si improvvisa un lavoro sulle famiglie e non può essere fatto semplicemente basandosi solo su una generica volontaristica buona volontà.

 

Persone che hanno una situazione di fragilità relazionale od economica.

Come possono essere le vedove, o donne o uomini che allevano uno o più bimbi da soli rappresentano un problema di intervento anche sociale ma in tale caso l’aiuto deve essere anche economico, ma non solo, e va fatto dai cattolici prossimali che devono essere formati a questo e avere risorse psicologiche e spirituali prima ancora che economiche, ma è un percorso lungo e faticoso. Tuttavia il percorso qui non è propriamente di sostegno alla famiglia ma di ordine caritatevole.

 

Conclusione.

Io credo che vada distinto l’impegno sociale, politico, cultura e anche psicoterapico, dalla evangelizzazione che è creare spazi di incontro con Dio, vogliamo perciò sottolineare tre elementi:

 

– la necessità di recuperare l’importanza della preghiera all’interno della famiglia, e con questa anche alla partecipazione sacramentale;

– la necessità di differenziare tra cammino spirituale e altri cammini (psicologico, sociale e culturale), pur in un’ottica di integrazione tra loro;

– la necessità che l’aspetto psicologico sia trattato da persone esperte, competenti, di fede e preparate anche sul piano teologico che debbano essere opportunamente formate.

 

Sebbene nell’uomo non possano separarsi i diversi livelli e che questi debbano essere coltivati tutti per arrivare alla pienezza di sé e al rapporto con Dio, questi diversi aspetti hanno bisogno di essere coltivati in spazi distinti e definiti in modo diverso, anche se integrati  e gestiti con attenzione, accoglienza, saggezza e misericordia, il che non vuol dire però confusa accondiscendenza ad ogni cosa (un atteggiamento che definirei ipermaterno) ma piuttosto proposti con amorevole guida.

La famiglia, quella vera, purché effettivamente e non ipocritamente sia radicata in Cristo, potrebbe veramente dare un contributo importante per dirimere alcune questioni come quelle sulla sessualità, della fedeltà, della crescita spirituale, ma va considerata per quella che è: una entità matura, in grado di fare le sue scelte e capace di vedere, affrontare e risolvere i problemi che la riguardano, capace anche di spiegare quali sono i suoi bisogni e di identificare le proprie necessità.

Infine un nota sul problema politico: le scelte politiche e legislative dei governi possono incidere pesantemente sul sistema famigliare, vorrei qui lanciare un appello affinché i sacerdoti incoraggino e sostengano i fedeli all’impegno politico e sociale, preghino per loro e li aiutino nel discernimento del vero e nelle scelte da compiere.

Non è accettabile la neutralità forzata del mondo ecclesiale dalla politica, perché questa finisce con il lasciare soli i fedeli di fronte alla loro fatica di difendere i propri figli da una forte pressione mediatico – socio – politica che tende a distruggere la famiglia. Aiutare i fedeli e aiutare le famiglie vuol dire anche dare supporto all’impegno politico – culturale che mettono in atto i laici cattolici.

 

Nella speranza di avere dato almeno un piccolo contributo utile e usabile colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti miei e della associazione che rappresento e gli auguri di buon lavoro.

 

Dott. Daniele Malerba

Referente per la sessione Veneta della

Associazione Italiana Psichiatri e Psicologi Cattolici.

Cell. 328-0318450

Mail: malerbad@inwind.it

Blog: https://aippcveneto.wordpress.com/

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