Mappe dello spirito, mappe della psiche.

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Non so se quando Freud passò dalla prima topica alla seconda, o se quando sviluppò la teoria economica pulsionale o l’idea dello sviluppo psicosessuale[1], avesse a priori l’idea di creare una teoria psicologica o psicoterapica organica. Mi sembra piuttosto probabile che mettesse nero su bianco le cose che scopriva attraverso la tecnica psicoanalitica e che cercasse poi di unificare il tutto in una visione organica; operazione, questa, mai perfettamente riuscita.

Mi sembra, d’altronde, che anche tutti gli innumerevoli teorie e teorici della psiche (comportamentisti, cognitivisti, teorici della terza forza) utilizzassero più o meno lo stesso approccio.

Per esempio il comportamentismo passò la palla al cognitivismo a causa delle sue stesse scoperte, finendo anche per riconoscere l’esistenza di una memoria inconscia[2], salvo poi cercare di differenziare questo concetto da quello dell’inconscio freudiano ma, temo, molto più per un bisogno narcisistico e forse nazionalistico degli statunitensi, che non per amore di scienza.

Sia come sia, a me pare che il concetto di inconscio sia stato una vera e propria rivoluzione copernicana, una di quelle cose che rivoluziona il modo di pensare filosofico.

Perché quest’idea, più di quella dello sviluppo psicosessuale, è quella che mette in difficoltà alcune concettualizzazioni della fede, introduce infatti la possibilità di una non responsabilità di fronte al peccato.

Infatti “perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso »[3]. Ovvio che se le pulsioni sono inconsce e non controllabili, vengono meno la piena consapevolezza e il deliberato consenso, a questo punto per capire a che livello è il peccato servirebbe prima distinguere tra peccato e nevrosi.

Non credo che i padri della Chiesa, i teologi e i filosofi che hanno costituito l’edificio spirituale della Chiesa cattolica avessero in mente, in modo evidente, il concetto dell’inconscio; anche se in effetti in qualche modo ne avevano la percezione, basta pensare a San Paolo e alla sua lotta contro le cose che fa anche se non vuole[4]. Si esprimeva forse l’inconscio come pressione a fare delle cose contro la volontà razionale, e il peccato diventava così un elemento di schiavitù[5], non controllabile se non attraverso la vita spirituale e il dono di Dio[6].

Sembrerebbe dunque esserci un parallelo tra schiavitù del peccato e schiavitù dalle pulsioni inconsce, in cui la vita spirituale libera dal peccato e la psicanalisi libera dalle pulsioni inconsce.

E tuttavia sembra che i pensatori della Chiesa, nella loro maggioranza , pensassero agli uomini come padroni delle proprie scelte.

Ogni sistema filosofico, religioso, etico, o di altre scienze umane cercano soluzioni alla morte, all’infelicità e alle sofferenze dell’uomo, ma per fare questo cerca di avvicinarsi alla realtà per approssimazione, e per questo fa delle mappe.

Ogni sistema di pensiero sulla realtà, ogni sistema filosofico, è una rappresentazione della realtà, e giova ricordare che “la mappa non è il territorio. [7] e anche i pensatori della Chiesa in realtà usavano mappe, cioè rappresentazioni simboliche della realtà espresse in forma verbale. Il problema è chiedersi quale realtà cercavano di rappresentare.

La mappa, quale elemento rappresentativo, si presenta diversa a seconda di chi la traccia, della sua abilità, del materiale che viene usato, dei paragoni che fa, di come vede il territorio. Ma anche di che cosa vuole vedere del territorio. Le carte geografiche sono, in effetti, mappe di diverso genere: mappe fisiche, mappe politiche, mappe che indicano l’utilizzazione del suolo, le risorse minerarie, le industrie, le caratteristiche del sottosuolo, eccetera.

Ora, se il territorio è l’uomo, potremmo pensare che, come le mappe geografiche, anche le mappe che rappresentano la psiche dell’uomo abbiano come scopo aiutare nell’orientamento e raggiungere un obiettivo specifico. Tuttavia a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere va costruita una mappa specifica, se vuoi riuscire a estrarre petrolio da un territorio è necessario avere una mappa del sottosuolo e delle sue risorse minerarie; se vuoi raggiungere un luogo deve avere una mappa stradale.

Così se il nostro obiettivo è quello di capire come funziona la psiche, o come funzionano alcune sue aree, avremo mappe specifiche per il funzionamento della psiche (per esempio quelle della topica freudiana, o quelle dell’analisi transizionale, o quelle della struttura della mente cognitivista), ma se il nostro obiettivo è spirituale avremo bisogno di mappe di ordine spirituale. In altre parole sostengo che i pensatori della Chiesa avessero in mente mappe di tipo etico e mappe di tipo spirituale più che mappe del funzionamento mentale. Tutte le mappe tuttavia, poiché sono legate ad uno stesso territorio, potrebbero avere qualche modalità e forma di sovrapposizione, ma continuerebbero a indicare elementi completamente diversi, per usi completamente diversi.

Mi chiedo perciò se queste mappe indicate dai mistici possano essere realmente rese sincroniche in modo diretto con le nostre, piuttosto penso che possono essere in qualche modo sovrapposte ma non integrate.

In una discussione avuta con i miei colleghi della sessione veneta della associazione italiana psichiatri e psicologi cattolici è stata proposta l’idea che l’uomo sia fatto di psiche, spirito e corpo.

E quest’idea sembra essere attualmente la più diffusa e condivisa. Mi chiedo però se lo spirito sia effettivamente parte dell’uomo, dato che elementi mistici dicono che lo spirito è effuso, è un dono che viene dall’esterno dell’uomo, dato attraverso il battesimo. Dunque potrebbe essere parte dell’uomo ma non come parte intrinseca, ma come elemento esterno aggiunto che “guiderà alla verità tutta intera”, cioè come elemento di interlocuzione, non come elemento proprio dell’uomo.

Mi viene quindi da proporre che la “vita spirituale”, sia lo sforzo dell’uomo intero di relazionarsi con lo spirito, cioè con elementi spirituali, Dio, Gesù Cristo, angeli, demoni, santi.

Lo spirito dato mediante il battesimo sembra presentato quindi come guida interna, in altre parole non esistono differenze psicologia/spirito, ma esiste una psiche (che è in sé contemporaneamente anche di nautura spirituale) che si interfaccia con elementi spirituali esterni all’uomo.

Se le cose stanno così propongo la tesi che gli scritti dei mistici non siano altro che mappe che aiutano a districarsi nel percorso del nostro rapporto con Dio, cioè che descrivono quegli elementi spirituali che girano attorno alla nostra vita.

Quindi come esistono mappe sulla cognitività, sulla struttura di personalità, sulle modalità di relazione con gli altri uomini o con altri sistemi, costruite dagli studiosi della psiche, potrebbero esserci mappe, costruite dai mistici, che rappresentano la nostra relazione con il mondo spirituale e servone per capire come poter percorrere quelle strade.

Dott. D. Malerba

[1] L. Lester, 1989 “Principi di psicoterapia psicoanalitica”. Ed. Bollati Boringhieri

[2] G. Liotti, 2001. “Le opere della coscienza – Psicopatologia e psicoterapia nella prospettiva cognitivo-evoluzionista”. Ed. Raffaello Cortina.

[3] Catechismo della chiesa cattolica, n. 1857.

[4] Cfr Lettera ai romani 7, 15-17: Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. 16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; 17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me”.

[5] Rom.7,23-24 “ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?”

[6] Rom.3,23: ”Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, e sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù… giustifichi colui che ha fede in Gesù”.Gv.8,32:”se perseverate nella mia parola siete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” Gv.8,36: “se il figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi”.

[7] Concetto proposto da Alfred Korzybski, 1933 “Science and Sanity“, e ripreso poi dagli autori costruttivisti.

 

2 pensieri riguardo “Mappe dello spirito, mappe della psiche.

    Angelo ha detto:
    19 agosto 2015 alle 11:07

    Buongiorno… vorrei sottolineare un aspetto molto importante. C’è da fare una netta distinzione tra Spirito Santo e lo spirito (parte dell’uomo): anima, spirito e corpo. Nel suo aspetto corporeo l’uomo è terreno. Il fatto di essere formato dalla polvere che è la parte più sottile della terra, suggerisce che la corporeità umana è qualcosa di più evoluto della corporeità degli animali, creati anche essi dall’adamah “polvere” (Gen 2,19). L’immagine del soffio “nafah” di Dio serve a descrivere un secondo intervento divino sull’uomo. In virtù di questo soffio l’uomo riceve l’alito di vita (nismat hayyim) diventando un “essere vivente” (Nefes hayyah), un essere cioè con esistenza propria, distinta da quella delle altre creature; una persona. La visione antropologica dell’autore biblico è così caratterizzata da una concezione profondamente unitaria dell’essere umano in cui il suo essere terreno appare vivificato da uno “spirito di vita” ricevuto direttamente da Dio. Quindi l’accostamento con il battesimo è improprio in quanto ogni uomo ha in se lo spirito di Dio al momento del concepimento. Scusate l’appunto ma sto studiando per l’esame di esegesi del Pentateuco ed ho pensato di scrivervi.

    Cordiali saluti

    ANGELO SABATINO

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      maledani ha risposto:
      19 agosto 2015 alle 15:19

      Egr. Sign. Angelo, precisazione corretta e doverosa la sua, credo che l’uomo non abbia una parte chiamata spirito, ma che sia interamente spirito nella sua essenza, questo è compatibile con la sua spiegazione, ma ovviamente è una questione di natura teologica (a conferma sia della necessità di un dialogo tra psicologia e teologia, sia dell’esistenza di mappe mentali osservative diverse dello stesso territorio) e certo lei è più ferrato di me in merito. Cordiali saluti. Dott. D. Malerba

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