Direzione spirituale e psicoterapia

Postato il Aggiornato il

indulgDi Daniele Malerba

Uno dei problemi che si presenta nel rapporto tra gli psicologi e/o psicoterapeuti cattolici e i sacerdoti è quello del rapporto tra l’approccio psicologico e l’approccio della guida spirituale: il percorso guidato dalla psicologo psicoterapeuta  e quello guidato dalla guida spirituale sembrano talvolta essere in una posizione conflittuale e “o/o“, entrambi infatti ritengono di riferirsi all’uomo e alla sua anima, entrambi sembrano avere una pretesa sulla valutazione della realtà che propongono alla persona e sulla sua evoluzione comportamentale (quando vista dallo psicologo come sintomo).

Mi sembra utile e interessante proporre una riflessione in merito a tale questione, soprattutto per quei casi in cui una persona si trovi alle prese con entrambe le figure e corra il rischio di perderne una, o entrambi, a suo danno.

Ma anche per aiutare i sacerdoti (e a volte anche i colleghi psicologi e psicoterapeuti) ad effettuare un invio corretto e di buon senso rispetto alle richieste che vengono dai rispettivi usufruitori, perché spesso questi fanno richieste improprie o richiedono un intervento misto.

Credo sia possibile, ed eticamente corretto, definire i confini tra elementi psicologici ed elementi spirituali. Ritengo che molto spesso non se ne colgano differenze e peculiarità con il risultato che il sacerdote pensa di dovere agire come uno psicologo, e acquisire prioritariamente competenze di quel tipo, e che qualche terapeuta inserisca nel suo operare elementi di ordine spirituale senza comprenderne la portata e, talvolta, la pericolosità.

Per inciso, a mio avviso, questo stato di cose nasce da una visione scientifica iperpositivista, cioè da una visione che deve a tutti i costi negare prioritariamente l’esistenza di un Dio e di essenze spirituali in grado di incidere e operare nella relazione con l’uomo. Al massimo concede di arrivarci in modo differenziale (se non è psicologico allora potrebbe essere spirituale). Questo implica che lo psicoterapeuta e lo psicologo definisca ogni elemento riportato come foriero di sintomo comportamentalmente o clinicamente da modificare.

Questa modalità operativa di pensiero innesca il rischio di non sapere distinguere una genuina ricerca spirituale, talvolta anche difficile e sofferta, ma spinta dal soffio dello Spirito Santo, da una sofferenza psichica. È pur vero che talvolta il percorso spirituale porta a guarigioni psicologiche, e a volte anche fisiche, ma è sempre così? E può essere che un malato psichico possa comunque sviluppare un suo percorso spirituale pur non guarendo?

Definire e chiarire confini e competenze aiuta perciò l’evoluzione della crescita umana nella sua dimensione psicologica e spirituale, evitando, e talvolta accettando, i conflitti che fra i due livelli si sviluppano.

Questo lavoro non vuole essere però una trattazione articolata e sviscerata, piuttosto una riflessione di buon senso da proporre ad utili approfondimenti.

Credo che i confini che sto cercando di delineare si articolino in diverse aree:

  • Obiettivi
  • Strumenti di analisi
  • Struttura del lavoro
  • Mezzi usati
  • Usufruitori

Gli obiettivi devono essere particolarmente chiari: l’obiettivo della direzione spirituale è quello di aiutare a migliorare e coltivare il rapporto con Dio, è quello di sviluppare una relazione con Dio lasciando che questo operi nella relazione con la persona.

L’obiettivo della psicoterapia e dell’intervento psicologico è quello di diminuire la sofferenza psicologica, agendo anche su aspetti di relazione (con se stessi, con gli altri e con il mondo). Per uno psicologo o psicoterapeuta credente questo può implicare anche l’osservazione dell’azione di Dio sul paziente, ma la risposta a questo influsso è di ordine spirituale e a questo va rimandato[1]. Gli strumenti di analisi sono anch’essi molto diversi ed implicano il fatto che gli spazi osservativi sono costituiti da ordine di fattori diversi, per capire questo basta leggere cosa ha detto Gesù stesso ai mistici, per esempio a Santa Gemma Galgani sui tre stadi della via mistica: “…. Alla fine del dolore amoroso, sopraggiungerà il dolore doloroso, ed infine la notte scura scura….[1] , o i tre gradi di adempimento della parola di Dio di cui parla Santa Faustina Kowalska: “……il primo quando l’anima fa tutto ciò che è notoriamente compreso nei comandamenti e nei precetti; il secondo quando l’anima ascolta le ispirazioni interiori e le mette in pratica; il terzo grado è quando l’anima, abbandonatasi alla parola di Dio lascia a Dio di disporre di lei e Dio fa con lei quello che Gli piace;…[2]. D’altra parte molti Santi hanno parlato della vita mistica e spirituale, come non ricordare Santa Teresa d’Avila e i suoi gradi di vita spirituale e San Giovanni della Croce e la sua “notte oscura dell’anima”?.

Ora questi stati non credo possano essere indagati con le stesse modalità e categorie con cui si indagano altri elementi psicologici o relazionali. L’ascolto che esiste in entrambe le cose è un ascolto orientato alla persona se è effettuato per motivi psicologici e/o orientato anche allo spirito se la guida è spirituale.

Anche la struttura del lavoro è diversa, a parte la questione del pagamento, l’intervento psicoterapico e psicologico è di tipo sanitario e richiede una serie di operazioni strutturate in tempi e luoghi definiti, organizzate in modo dato, a seconda del tipo di intervento da effettuare. Il percorso della guida spirituale ha invece ritmi più lenti, con una durata indefinita e che dura talvolta tutta la vita, ed è integrato da indicazioni – e non solo semplici consigli- sulla vita spirituale ed etica.

I mezzi usati nella direzione spirituale sono quelli propri della vita spirituale (preghiera, meditazione, contemplazione, digiuno, ecc…..), e richiedono che il direttore sia esperto di questi mezzi. Quelli della psicologia sono di altro genere, anche se a qualche livello possono coincidere (rilassamento, riflessione, meditazione, osservazione clinica, psicodramma, attività immaginativa, ecc…).

Infine chiunque, anche se non necessariamente con sofferenze o difficoltà psicologiche, può usufruire della direzione spirituale se desidera fare un percorso spirituale, indipendentemente dalle sue problematiche psicologiche.

[1] Zecca padre Tito Paolo (a cura di P.) – (2014). “Santa Gemma Galgani – Vi parlo di me.” Autobiografia, diario ed epistolario. Ed. Shalom. Punto 69 – Pg.291.

[2] Kowalska suor Faustina (stampa del 1992). “Diario di Suor Faustina Kowalska dell’Istituto della Beata Vergine Maria della Misericordia – la misericordia divina nella mia anima.” Libreria Editrice Vaticana. Pg. 183.

[1] Vi può essere per uno psicoterapeuta cattolico anche una ulteriore implicazione di ordine etico e morale, che va considerata a contraltare di quella che, sul versante opposto, coinvolge uno psicoterapeuta ateo o agnostico, ma su questa tematica non voglio entrare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...