Immodificabile gender

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imagesDi Malerba Daniele

La difficoltà che ho ad affrontare questo tema nasce dal timore, in realtà non molto peregrino, che non sia solo una complessa riflessione accademica, ma che divenga una posizione (quella del gender) imposta come morale che guida scelte di ordine politico ed educativo.

Per intenderci per “teoria del gender” si intende quel pensiero che indica esserci una differenza tra sesso come orientamento biologico e genere (gender) come scelta psicologica interna, e che teorizza come base dello sviluppo della differenza gender maschio – femmina sia determinato essenzialmente culturalmente.

Dicono che non esiste questa teoria: stupidaggine! una teoria esiste perchè è stata formulata, anche se non sta in piedi, e non è vero che i cattolici l’hanno battezzata: Judith Butler l’ha descritta e la Marzano Michela l’ha sposata (ma forse non ha chiaro cosa vuol dire essere cattolici). Non cominciamo con il raccontarci delle balle per favore!

Ora la discussione del rapporto tra influsso culturale e influsso biologico nello sviluppo di aspetti psicologici c’è sempre stata, quindi non mi stupisce, e la posizione gender è a mio parere scientificamente  legittima e anche interessante.

Ma la parte non accettabile è che il comportamento LGBT sia considerato applaudibile se la cultura lo accetta, e sia una scelta normale per la sessualità.

Quello che va contestato è la ricaduta etica che ne deriva, e cioè che il comportamento LGBT poichè  è cosa “possibile” sia anche “normale” e se normale sia anche “etico” e se è etica va insegnata come scelta operativa valida e accettabile. E magari possa rendere pure liberi e felici.

Normale non è normale.

Ma “possibile” non significa “normale”, poiché normale vuol dire nella norma è, cioè, una valutazione statistica, dunque è normale anche l’adulterio (che credo sia molto più diffuso della omosessualità), ma questo non significa giusto, sono possibili anche tante patologie nell’uomo, ma questo non le rende né normali statisticamente né sane fisiologicamente.

Il termine “normale” è dunque improprio scientificamente e non dice nulla sul valore etico e su quello della salute o meno, è molto più corretto dire che la pulsione omosessuale e le altre pulsioni sessuali (es. feticismo, pedofilia, necrofilia, ecc.) sono varianti, socialmente fisiologiche e soggettivamente possibili.

In sé questo non definisce però nessun valore etico alla cosa, e nessuna valutazione di ordine patologico o meno, è solo una neutrale valutazione osservativa.

La discussione sul valor etico e patologico è una cosa successiva, in alcune varianti della pulsione sessuali (es. omosessualità) si è convenuto che non costituissero patologia, ma non sempre è una definizione adeguata. La realtà è più complessa e molto più personale: per qualcuno un certo sintomo può essere molto disturbante, per altri può essere accettato con serenità. Mettere tutto sullo stesso piano è una azione violenta del pensiero, ed è, a mio avviso mancanza di rispetto per le scelte personali, ognuno ha diritto a cercare come vuole e dove vuole.

Così il senso morale è una convenzione sociale (e quindi soggetto a variazioni culturali: ma nessuno deve essere tenuto ad accettare supinamente le proposte etiche di altri). Dal punto di vista religioso invece si parla di etica, immutabile nel tempo e considerata indicazione di Dio e non variabile.

L’etica è la legge che definisce le azioni giuste o sbagliate e non una misura delle pulsioni interne, in altre parole non è la pulsione all’adulterio che va giudicata, ma il fatto di agirla e di ritenere giusto e corretto assecondarla.

Il fatto che esista una pulsione non legittima ad assecondarla: la pulsione omicida non va assecondata anche se talvolta in alcuni può emergere (e a volte passa all’agito, ma in tal caso va fermata), così la pulsione ad usare droga e all’alcolismo esiste ed è potente, ma non per questo va assecondata, questo vale anche per la pulsione che spinge all’adulterio.

Decidere di assecondare o no una pulsione è una scelta etica, a volte non si riesce a fare quello che si vuole, e nasce il conflitto tra io e superio, ma questo non cancella il valore etico e morale di una cosa.

Cultura è possibilità.

Vi è una certa contraddizione interna alla teoria gender: poiché se è culturale può essere modificata modificando la cultura. Ma nello stesso tempo dicono che l’orientamento sessuale non è mutabile con il tempo. Dunque si può solo educare ad accettarlo (da qui l’idea della educazione nelle scuole). Ma allora è influenzabile dalla cultura o no? è genetico o deriva dalla cultura?

Forse è un po’ l’uno e un po’ l’altro, in realtà non lo sappiamo.

Ma se una forza esterna (la cultura) può cambiare l’orientamento di genere (che si dice influenzato culturalmente) perché mai un’altra forza esterna (es. psicoterapia) non può cambiarla?

E perché se la cultura la influenza io devo proprio scegliere delle forme culturali che la assecondano?

Cioè devo scegliere di dire che si può fare, non è sbagliato farlo, è giusto lasciare liberi di assecondare una cosa che è sterile dal punto di vista riproduttivo, mette le persone in conflittualità con il proprio corpo e con la società, è moralmente perlomeno dubbia, espone ad una vita difficile e a comportamenti sessuali pericolosi? Non è fare del male ai ragazzi? Non è indurli verso una strada di dolorosa sofferenza? Raccontadogli la bugia che così possono essere felici? (magari comperando un bambino per colmare la mancanza di fecondità?).

Si può anche pensare che l’orientamento sessuale sia immodificabile nel senso che la struttura di personalità si crea in un inconscio profondo al quale è difficile arrivare ed è determinata dal tipo di sviluppo psicosessuale di ciascuno (derivante dal profilo culturale e socio-psico-educativo in cui si è inseriti). Ma in questo caso, ancora di più, ci si trova di fronte alla possibilità che sia trattabile, oppure alla impossibilità di trattarlo ma al dovere riconoscere che lo sviluppo psicosessuale non sia stato comunque ottimale… e cavolo no! Come si fa ora a dire che potrebbe non essere così normale il comportamento omosessuale dopo che hanno detto tutti che normale è?

E a questo punto come si fa a dire che inserire il bambino in una struttura famigliare o in un’altra sia lo stesso e che basti “volergli bene”? quando anche solo il tipo di pensiero che aleggia inconscio nel gruppo famigliare in cui lui è inserito determinerà la sua felicità o meno? E’ chiaro che se tu pensi e spieghi ad un maschio che non ha necessità di un padre non favorisci la sua identificazione con il padre….., e neppure le parti maschile di sé!

Stai ponendo le basi della sua morale e della sua infelicità.

Cambiare mente o cambiare corpo?

L’ultima cosa che proprio non riesco a capire è perché mai le persone trans siano così arrabbiate con il loro sesso biologico e in conflitto con questo da perdere tutta la loro vita nel desiderio di modificarlo chirurgicamente? Ma siamo proprio sicuri che è proprio la biologia che va cambiata e non il pensiero che la accompagna? Che sia più semplice cambiare il corpo piuttosto che fare un percorso di accettazione del proprio corpo? Perché ci si deve impegnare ad accettare la propria pulsione ma nessun impegno per accettare il proprio corpo?

Non voglio accusare nessuno ma le domande restano tali e non possono essere ovviate con una semplice alzata di spalle e accuse di ipercattolicesimo troglodita, troppo semplice, troppo banale e, devo dire, troppo stupido.

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