Aborto: profonda ferita dell’anima.

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Di Daniele Malerba

image2sIn Italia dall’introduzione della legge sull’aborto a oggi si sono avuti più di 6 milioni di aborti, 6 milioni di fratelli e sorelle che hanno visto rifiutato il loro diritto alla vita. La legge di legalizzazione all’uccisione del figlio ha lasciato uno strascico terribile di conseguenze, etiche, economiche, antropologiche ma, soprattutto, psicologiche e spirituali.

Ed una generazione, la nostra, autentica sopravissuta all’aborto. Sopravissuta ad una epidemia sottaciuta e negata, che ha ucciso più di ogni altra malattia e patologia odierna.

Un diritto non può essere espresso in barba al diritto altrui: il nostro diritto non può essere espresso con l’uccisione dei diritti di altri, tanto meno del diritto alla vita.

E si è guardato altrove, come chi ha subito una violenza e si dimentica, forse nasconde un dolore troppo forte per essere ricordato ed elaborato.

Qualcuno si accorge, ma ancora pochi, del danno che quella sciagurata legge ha determinato.

Certo se ne accorgono, talvolta subito e talvolta dopo molti anni, coloro che questo dolore hanno subito o vi sono stati coinvolti.

Qualcuno oggi si accorge del dolore che lascia il lutto mai elaborato, rifiutato e non riconosciuto determinato dall’aborto, qualcuno oggi si accorge che questa ferita va considerata, capita, curata, sanata.

Ferita che non coinvolge solo il bambino mai nato e sua madre,ma anche il padre e il suo diritto alla paternità, i fratelli sopravvissuti, le persone che girano intorno alla famiglia, per coinvolgere, infine, anche la nazione e l’intero mondo a cui è stato negato non solo un gesto d’amore ma anche un potenziale musicista, filosofo, poeta, o chissà che altro.

Ora credo che sia ora di dire chiaramente che queste ferite vanno curate, questa legge è inadeguata e va fermata, che l’aborto non è un diritto ma un atto di gratuita violenza contro il bambino ma, anche, contro la donna che vede lesionato per sempre il proprio diritto ad una maternità, a quella maternità, e che spesso paga il prezzo più altro per il disinteresse sociale.

Recensiamo un testo utile ad introdurre e approfondire il tema nella pagina “Abbiamo letto” di questo blog.

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