Quale identità e formazione dello psicoterapeuta e psicologo cattolico.

Postato il Aggiornato il

di Daniele Malerba

Troverete nella pagina delle recensioni tre nuovi testi[1], li ho letti perché mi sono capitati casualmente in mano e, tuttavia, finiscono tutti con il pormi lo stesso quesito, la domanda dalla quale partire nella ripresa autunnale: chi sono professionalmente? O meglio chi è lo psicologo, psicoterapeuta o psichiatra cattolico? Che formazione deve avere e che responsabilità ha? Come si differenzia dai colleghi che non sono cattolici?

La esortazione apostolica “Amoris Laetitia” al punto 204 recita: Le risposte alle consultazioni esprimono anche con insistenza la necessità della formazione di operatori laici di pastorale familiare con l’aiuto di psicopedagogisti, medici di famiglia, medici di comunità, assistenti sociali, avvocati per i minori e le famiglie, con l’apertura a ricevere gli apporti della psicologia, della sociologia, della sessuologia e anche del counseling”. Devo dire che la cosa detta così mi fa un po’ rabbrividire, non solo perché non parla di psicoterapeuti ma di counselor (in Italia il rapporto che esiste tra le due figure corrisponde alla differenza che c’è tra medico specialista e un operatore socio sanitario di base) e mi da l’idea che vi sia il pericolo di affidare il compito di un chirurgo ad uno che fa di solito le pulizie e che vi sia troppa approssimazione.

Dopo Galileo temo che la difficoltà nella Chiesa a dialogare con il mondo scientifico e laico dei fedeli cattolici non sia pienamente risolta ma che la Chiesa rischi di arruolare asservitori compiacenti e a basso costo piuttosto che ricercatori onesti della verità. In effetti noto che il dialogo tra laici e sacerdoti è ostacolato e difficile, e condivido quanto riporta Socci (forse nel suo desiderio di essere in qualche modo ascoltato) di quanto dice Benedetto XVI sull’importanza del dialogo con i laici, e cioè che l’infallibilità è propria della Chiesa nella sua interezza e che anche i laici hanno parte in questa infallibilità[2].

Conoscendo il mondo della psicologia mi chiedo, tuttavia, se io e i miei colleghi non finiremmo piuttosto per distruggere la fede invece di rafforzarla, data la scarsissima preparazione spirituale e teologica che, in generale, abbiamo.

Vedo il pericolo di una resa inconsapevole di fronte alle difficoltà spirituali, con il rishcio di affrontarle affidando ad un percorso psicologico ciò che è proprio, invece, di un cammino spirituale, consegnando il compito ad “adoratori della psicologia” anziché ad adoratori di Cristo. Capisco: non è facile!

Credo che si debba dunque partire dal fatto che è Cristo che salva, attraverso la fede in Lui, se non si parte da questo nessun intervento sociale, psicologo, politico, pedagogico o di altro genere è utile o serve a qualche cosa, e neppure i documenti della Chiesa serviranno un granché.

Dobbiamo poi ricordare che si deve morire: il nostro lavoro non è per accumulare cose per questa terra, e neppure salute o una generica felicità, ma per portare anime in paradiso, se non abbiamo questo obiettivo in testa come prioritario non siamo Cristiani. Non sono quelle sociali le vere povertà e miserie, ma quelle spirituali. Altro è decidere come arrivarci, ma l’obiettivo deve essere chiaro: portare le persone a Cristo!

E allora uno psicoterapeuta cattolico deve essere una persona devota, di profonda fede e vita di preghiera e deve essere ben formato sul piano catechetico, cioè deve conoscere bene il Catechismo della Chiesa Cattolica ed essere ben consapevole e formato sul problema della demonologia.

Ma questo non basta ancora, ci sono anche altri due elementi che vanno considerati, la prima è la formazione epistemologica, che nelle nostre università è terribilmente trascurata. E’ una formazione necessaria alle capacità di discernimento scientifico, ma anche al ragionamento tecnico – pragmatico. La seconda è la ricerca della legittimità, sul piano della fede, delle nostre tecniche terapeutiche (ad esempio Mezzetti mette in guardia dal training autogeno e dal biofeeedback, utilizzate con estrema tranquillità da molti di noi) è utile perciò un discernimento e un approfondimento teorico sulle tecniche con cui operiamo, capace di travalicare le analisi che ci propongono in genere come valide e di creare un percorso di approfondimento onesto ma indipendente, illuminato dalla luce delle conoscenze proprie del magistero della Chiesa.

Solo una preparazione previa di questo tipo può dare una certa garanzia di avere persone che veramente aiutino nel percorso di fede, altrimenti si rischia di fare entrare lupi travestiti da agnelli i cui fini non sono propriamente cattolici. E il travestimento del demonio è molto efficace, soprattutto in un tempo in cui tutto è chiacchiera, effimera e superficiale, e non c’è tempo e ritmo di approfondimento alla ricerca ansiosa di una risposta forte ed immediata, alla ricerca ansiosa di soddisfare solo il principio del piacere, come giustamente fa notare la testimonianza di un medico citata libro di Mezzetti[3].

 

[1]Come leone ruggente…. Vol. 1: L’assedio del male intorno al popolo di Dio” di Tarcisio Mezzetti, “Saper morire. Cosa possiamo fare, come possiamo prepararci” di Gian Domenico Bora e “La figlia di Galileo: una storia di scienza, fede e amore” di Dava Sobel.

[2] http://www.antoniosocci.com/sul-diritto-dei-cattolici-restare-fedeli-al-vangelo-alla-dottrina-della-chiesa-sul-dovere-criticare-bergoglio-quello-firmato/

[3] Ib. Pg. 342.

3 pensieri riguardo “Quale identità e formazione dello psicoterapeuta e psicologo cattolico.

    Paola Berto ha detto:
    17 settembre 2016 alle 16:31

    Caro Daniele ciao,
    cerco spesso di leggere i tuoi articoli che trovo sempre interessanti, mi fanno pensare, questo per me resta molto importante. Ancora credo sia possibile coniugare ragione e sentimento per la nostra realizzazione umana più profonda.
    Condivido la tua considerazione sull’urgenza di una formazione cattolica adeguata per chi opera nelle varie relazioni di aiuto, in particolare per psicoterapeuti, psicologi, counselor, mediatori familiari di fede e operato cattolico: bisognerebbe conoscere bene il CCC e le posizioni della Chiesa su temi etici fondamentali. Indiscutibile.
    Sarebbe interessante far nascere un polo allo IUSVE o altrove, in cui si possa studiare seriamente una Antropologia Cristiana. Mi iscriverei anch’io, visto che l’argomento mi appassiona.
    Ecco, essendo counselor non condivido troppo il paragone tra noi e gli OSS ospedalieri rispetto agli psicoterapeuti e ai medici. Sorrido, permettimi. Comunque capisco che tu voglia evidenziare una preparazione e una competenza molto diverse, e condivido questa tua sottolineatura, anche se i counselor non si limitano ad una mera ‘pulizia interiore’.
    Rispetto, invece, alle posizioni di Antonio Socci ti devo dire che le trovo estremiste. All’interno della Chiesa, tra fedeli che hanno cura l’uno dell’altro, hanno a cuore il cammino di fede del fratello tanto quanto il loro, certe esternazioni drammatiche, non dovrebbero esserci, a mio avviso. Attaccare così duramente il Papa, mettendone in risalto l’azione pastorale contro sacramenti e dogmi non la vedo una ‘correzione fraterna’, una ‘custodia del fratello’, a cui la Chiesa ci sollecita proprio per portare tutti a Cristo.
    Paola Berto

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      Angelo ha detto:
      17 settembre 2016 alle 20:57

      Sono d’accordo con Paola. Io invece sono un educatore, mi sono occupato di percorsi educativi sia per l’età evolutiva che per l’età adulta. Non poche volte ho sentito critiche a noi educatori proprio dagli psicoterapeuti o psicologi. Attualmente io mi sto laureando in scienze religiose. Se io dovessi fare il tuo stesso discorso, potrei dire che gli psicologi o psicoterapeuti “cattolici” devono conseguire anche una laurea in scienze religiose, per essere preparati di quella preoarazione che tu citi. Cosa che ovviamente non si fa. Non basta leggere il CCC, ma ci vuole una formazione, filosofica-teologica-relogiosa-pedagogica-antropologica. Il Papa non ha scritto riguardo al counselor e allo psicologo ma ha scritto “in apporto alla psicologia e al counseling” quindi ha citato non la professione ma i rami delle scienze umane. Ti ricordo che il termine counseling (o anche counselling secondo l’inglese britannico) indica un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Il problema non è dunque del counselor ma forse di quei psicologi-psicoterapeuti che hanno problemi di identità professionale in quanto sono due professioni ben diverse e distonte che non si contrappongono. Un buon counselor sa che se si trova davanti ad una psicopatologia indirizza la persona allo psicoterapeuta. Invece io assisto sempre di più a psicoterapeuti che si improvvisano direttori di anime senza averne le capacità. Ci sarebbe molto da dire… Non parliamo poi di Socci che si può definire a pieno titolo un “sedevacantista” che svia molti cattolici. Mi meraviglio che da un lato affermi che ci si deve formare secondo il magistero e i documenti ecclesiali e dall’altro citi Socci che si è dimostrato poco cattolico. Ti posso garantire che studiare scienze religiose non è per nulla come leggere il CCC cosa che si fa al catechismo. Scusate la franchezza…

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        maledani ha risposto:
        20 settembre 2016 alle 14:37

        Ciao a tutti,
        stimolare la riflessione e la ricerca comune della verità è il mio obiettivo.
        In effetti anch’io considero Socci esagerato (vero è che lui si definisce da sé “sedevacanzista”, e questo non è condivisibile), tuttavia alcuni dei pericoli che lui riporta hanno un senso e devono essere in qualche modo considerati e su questi va fatta una riflessione, entrano nel dibattito interno della chiesa (di cui noi facciamo tutti parte, e anche Socci fino a che non sia scomunicato o lui abiuri al cattolicesimo) in effetti mi trovo spesso a riportare posizioni non sempre in linea con il vaticano o il papa perchè ritengo che debbano trovare spazi di confronto e dialogo (dialoghiamo con tutti ma non tra di noi?), anche se non devo essere per forza d’accordo con loro, naturalmente vale anche per le altre posizioni, per questo non trovo disdicevole la franchezza di Angelo, porta dei problemi e delle posizioni su cui fare una riflessione, era quello che volevo, ottimo!. Del papa ho riportato il virgolettato, non ha scritto “della psicoterapia” ma “del counseling” (ci sono anche counselor olistici che usano forme sciamaniche.. ,, ma anche alcuni psicoterapeuti fanno lo stesso, per esempio usano il grounding). Non si può pretendere che l’esortazione sia un trattato di psicologia ovviamante, è una giusta esortazione ad occuparsi e preoccuparsi di un tema. Il mio articolo vuole essere dunque il richiamo ad una necessaria prudenza e discernimento, anche ascoltando le voci dissonanti all’interno del mondo cattolico come parte del dibattito, il che richiede di tollerare le eventuali dissonanze cognitive finchè non si trovano risposte nella verità. In effetti tutti condividono l’idea che andrebbe pensata una preparazione specifica per psicologi, psicoterapeuti e psichiatri cattolici, forse è utile riflettere quale.

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