Miracolo e scienza cieca.

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Di Daniele Malerba.
La fede ci fa uscire da tutti i limiti naturali e razionali,
e ci fa penetrare fino alle profondità di Dio“.
San Giovanni della Croce (1542 -1591)La Salita del Carmelo, II, 1

Nella Premessa di Giulio Giorello alla traduzione italiana di “Logica della scoperta sclentifica – ll carattere autocorrettivo della scienza” di Karl R. Popper (pubblicato sulla collana di filosofia della Piccola Biblioteca Einaudi nel 2010 per la traduzione di Mario Trinchero) viene ricordata una frase del proscritto di Popper all’opera originale: “voi tutti conoscerete la storia del soldato che scopri che
tutto il suo battaglione (a parte lui, naturalmente) non marciava al passo” notando non solo come Popper  dichiarava di trovarsi “costantemente” nella posizione di quel soldato  ma anche che “quando i membri del battaglione cercano di recuperare [e] questo aumenta la confusione; e siccome non sono un ammiratore della disciplina in filosofia, sono contento finché ci sono abbastanza membri del battaglione che sono sufficientemente fuori passo l’uno rispetto all’altro“.

Ora io non sono un genio come Popper, ma rivendico il diritto, e il dovere, di marciare fuori passo, di pensare che le cose possano essere viste diversamente, di non dare nulla per scontato, di cercare veramente la verità fuori dagli schemi stereotipati che gli altri propongono.

Oggi sono tutti convinti che la scienza non possa dimostrare l’esistenza dei miracoli, ma questo non lo si fa su una disamina della affermazione che espone, ma su presupposti impliciti mai discussi e mai verificati. Poichè tutti, e intendo dire proprio tutti, fino ad ora hanno detto che i miracoli non si possono dimostrare, allora si pensa che sia veramente così. Ma questa non è scienza, è solo demagogia.

La posizione dell’inverificabilità dei miracoli parte da un preconcetto positivista e ateistico, non verificato, che deriva dall’idea che i miracoli non esistono, e quindi non possono essere dimostrati e non possono essere studiati, e se accade qualcosa di fuori dalle leggi naturali allora, certo, un giorno si potrà dimostrare che è naurale che accada.

Il primo problema di questo pensiero è che la affermazione: “un giorno si potrà dimostrare” è falsa, perchè già adesso si può dimostrare che un certo fenomeno è fuori dalle leggi naturali, che questo fenomeno si può studiare e si può dire non solo che è scientificamente inspiegabile ma anche che è naturalmente impossibile.

Il fatto che un fenomeno possa essere considerato al massimo solo “scientificamente inspiegabile” deriva da due impliciti non corretti:

  1. che la scienza non possa arrivare mai, ma proprio mai, ad una conclusione certa (il che vorrebbe dire che quando trovi un cadavere morto – proprio morto – non potresti mai dire che è proprio morto perchè non sarebbe scientifico),
  2. che ci sia sempre, ma proprio sempre e in tutto, la possibilità di addivenire ad una spiegazione alternativa di un fenomeno che accade, cioè che non possiamo mai essere certi di un rapporto di causa-effetto di un determinato fenomeno, dunque non possiamo mai essere certi di nulla.

Ora noi non siamo tenuti, per nessun motivo, ad accettare questi impliciti.

Dal punto di vista psicologico mi sembra possa adombrarsi il conflitto tra impotenza e onnipotenza: si considera la scienza onnipotente, cioè si pensa che la scienza possa spiegare sempre tutto, ma poichè non può farlo si arriva a concludere che non può spiegare ed essere certa di nulla, cioè è impotente.

Per inciso non possiamo non notare come questo rifiuto del miracolo, che diviene onnipotenza della scienza non possa che far ripiegare su un relativismo etico, poichè se non sappiamo nulla di reale nessuna etica è considerabile valida.

Il tutto per non dover arrivare a dire che di alcune cose possiamo essere certi, veramente certi, e di altre proprio no, cioè che non siamo né onnipotenti né totalmente impotenti.

Non si può non vedere come questo conflitto nasca dal tentativo disperato di negare di Dio e di negare la propria creaturalità.

Fu Alfred Korzybski nella sua “semantica generale” che coniò il detto “la mappa non è il territorio“, ma la mappa che nega un elemento del territorio ci porta fuori strada e la mappa che propongono certi modernisti per poter leggere la realtà non è obbligatoria e ci porta fuori strada, pochè si rifiuta di vedere una certa parte di realtà.

Di fatto nelle scienze naturali è possibile dimostrare che alcune cose sono conosciute in modo certo e che perciò si è sicuri che alcuni fatti non possono mai accadere date determinate condizioni. Ad esempio non è possibile trasformare un atomo di un elemento in un atomo di un altro elemento (non è possibile trasformare l’idrogeno in oro per esempio).

Dunque, se una caratteristica del miracolo è che contiene qualcosa che è fuori dalle possibilità della natura e dalle sue leggi, diviene giocoforza che talvolta, date determinate condizioni, possiamo e dobbiamo riconoscerne che esista questo elemento, altrimenti mentiamo.

E il fatto che si manifesti un fenomeno fuori dalle possibilità della natura e dalle sue leggi, indica che ci sono forze che sono al di fuori delle leggi della natura, che ci sono elementi che non fanno parte dell’insieme delle leggi della natura. E questo è studiabile, non sulla base di una presa diretta del responsabile degli effetti, ma sulla base della osservazione dei suoi effetti e delle correlazioni tra gli elementi che compongono il sistema.

Dunque abbiamo raccolto un elemento incontestabilmente studiabile sulla base della scienze della natura; e anche se volessimo fermarci a concludere per una inspiegabilità, è comunque studiabile; e se è studiabile un elemento di una situazione è studiabile, almeno per inferenza ipotetica e teorica, anche la situazione che lo determina.

In fondo questa strada c’è già stata indicata: “Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me” (Gv 10,25) e anche: “Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia” (Lc 7,22).

D’altra parte non potremmo studiare l’evoluzione dell’universo o il funzionamento dell’inconscio se non presupponiamo che sia scientifico emettere delle ipotesi sulla base dei dati conosciuti.

Ma i miracoli non solo possiamo studiarli ma possiamo dire con matematica certezza che sono assolutamente fuori dalle leggi della natura.

E non mi si accusi, come fanno alcuni, che forse non sono abbastanza istruito o che forse nessuno mi ha ancora spiegato che i miracoli non sono cose scientificamente non dimostrabile e non studiabili, me l’hanno detto certo, ma sono loro che marciano erroneamente, non io.

E io non mi voglio lasciarmi imbrigliare dal pensiero che mi impongono coloro che sono atei, e che devono negare per forza i miracoli, e con essi pure Dio, anche contro ogni onesta analisi dei dati di realtà: sono degli imbroglioni che vogliono costringerci a giocare solo all’interno del loro schema mentale di pensiero, mentre loro non danno alcun spazio o possibilità ad ipotesi alternative. Ad esempio che i miracoli esistano… e che questa è una ipotesi da considerare pienamente possibile.

Se uno nega la possibilità di mettere una ipotesi valida in gioco non è onesto, non gioca alla pari, gioca solo se si dimostra quello che vuole lui e poi rifiuta il gioco quando ha torto, per questo dice: “quella cosa è inspiegabile” e non come sarebbe giusto: “quella cosa è naturalmente impossibile”.

Ma non finisce qui, possiamo anche fare delle correlazioni interessanti tra il fenomeno naturale e l’esperienza mistica e di preghiera di coloro che ne sono i protagonisti. Se molti miracoli avvengono in determinati contesti o situazioni allora si può ipotizzare una correlazione tra eventi e contesti e situazioni. E da queste correlazioni deriva che vi è un elemento comune a questi eventi. Dunque se noi consideriamo Dio come una ipotesi possibile allora molti tasselli vanno al posto giusto e vengono riconosciuti come coerenti dal punto di vista dell’ipotesi.. e questa non è una dimostrazione scientifica? Ma se noi pensiamo che una ipotesi non possa e non debba essere presa in considerazione per nessun motivo, neppure se molti testimoniano questa ipotesi come possibile, non siamo onesti. Sarebbe come non credere ai sintomi che riporta un paziente perchè abbiamo deciso che non possono essere possibili.

I cristiani cattolici non devono lasciarsi imporre gli schemi di pensiero e analisi dagli altri, Io non dimentico di essere Cristiano e Cattolico e mi posso e mi devo permettere la libertà di considerare le ipotesi che ritengo valide, non quelli che altri mi vogliono spacciare come tali.

I miracoli esistono e Dio esiste e opera e chi non lo vede è perchè non vuole vedere, ma non è onesto.

Scrive Fr. Emmanuele del cuore immacolato e addolorato di Maria a pg. 32 sul libretto “Santa Veronica Giuliani – vera discepola e apostola di Maria” (ed. Città di Castello): “Si, la ragione e un dono di Dio, ma a servizio della fede; quando invece diventa scettica davanti al soprannaturale e vuole, nei suoi meschini ragionamenti umani, limitare il modo di operare di Dio nella sfera della logica, diventa razionalismo, molto pericoloso, che imprigiona la fede e indebolisce la potenza della nostra preghiera“.

D’altra parte il miracolo eucaristico di Buenos Aires, per cui un pezzo di pane messo in acqua distillata diviene carne di un cuore ancora vivo, dati temperatura e pressione conosciuta, come si fa a dire che un giorno la scienza lo possa spiegare in modo naturale? proprio non lo so!

Che truffa è questa della scienza che non vuol vedere?

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