Sterilità d’occidente.

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Di D. Malerba

Passando per un viale alberato ho visto alberi sottoposti a una potatura estrema, i rami erano così maldestramente capitozzati che dubito potranno emettere foglie a sufficenza questa nuova primavera. Non ho potuto fare a meno di pensare che l’occidente sta rendendo sterile ogni cosa.

Da quando c’è la legge che permette l’aborto  abbiamo avuto più di 6 milioni di aborti.

In 60 anni, cioè in due generazioni di 30 anni, tenuto conto che ogni persona uccisa avrebbe generato almeno un’altra persona, mancano all’appello 18 milioni di persone, poco meno di 1/4 della popolazione italiana che è di 60 milioni di persone. Più di una strage, una ecatombe.

Poi mi guardo attorno e vedo famiglie che non ci sono, o si sciolgono, persone a 30, 35, 40 anni che non trovano un compagno o una compagna. Non posso fare a meno di pensare che possibilità maggiori avrebbero avuto con 18 milioni di persone in più tra cui scegliere. E così la sterilità si estende oltre se stessa, e mi chiedo se la confusione di ruolo tra maschio e femmina non sia un ulteriore percorso di sterilità. L’aborto volontario continua peraltro ad imperversare, è continuato in tempi floridi in cui non aveva senso, se non perchè si pensava che la propria personale felicità valeva più di un bimbo che non si voleva, e continua adesso in cui siamo così liberi e narcisisti che diventiamo più moralisti e benpensanti di cattolici “integralisti” (che peraltro non esistono), perchè più sensibili al giudizio altrui sulla forma o, meglio, più violenti e più sterili.

Così, in occidente, è diventata più sterile l’arte, la scienza, lo sviluppo economico (peraltro ostacolato dalla mancanza di figli) e sociale, il pensiero etico, l’uso della sessualità, la filosofia.

Ma non so, se non si vive per Dio e non si vive per amare i propri figli per che altro si potrebbe vivere? per l’ultima auto di lusso? per l’idolatria del benessere? chi pensa così è già morto perchè la vita è legata alla sofferenza. E se non si amano i propri figli che altro si potrebbe amare?

Così abbiamo costruito una società sterile, una sessualità sterile e inutile… e triste.

L’ideologia gender, il finto matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’inseminazione artificiale, l’utero in affitto, la pornografia imperversante e pervasiva, e via così, non sono altro che i sintomi dello sconforto dilagante, nella consapevolezza angosciosa di una disperata sterilità che vuole essere a tutti i costi negata.

E forse nasce dalla consapevolezza sociale inconscia che siamo sopravissuti, per caso, all’uccisione dei nostri fratelli… e che la nostra vita è un caso legato all’essere stati concepiti nel momento giusto, quando non davamo troppo disturbo, troppe preoccupazioni o troppi pensieri. E che in realtà non siamo stati amati più di una preoccupazione economica o di una immagine sociale, e che, in fondo, siamo meno amati di un lavoro stabile, di una frustrazione da mancata carriera… allora come possiamo pensare che la nostra vita meriti di esser feconda? che la vita di nostro figlio meriti di essere promossa, se la vita, se la mia vita, in fondo vale così poco da non potere essere amati almeno quanto basta per metterci al mondo, anche solo per poi darci in affido ad altri? Allora che senso ha essere fecondi? la vita non può valere di più di un piacere momentaneo ed effimero, che oggi c’è e domani manca.

Ora si capisce cosa è l’aborto: è il rifiuto di amare, è la condanna al non senso, è una profonda ciccatrice sociale dalla quale è necessario guarire, pena la morte di ogni senso della vita.

Non è solo l’omicidio di un uomo, è l’omicidio della vita nella sua totalità. È la condanna ad una disperata morte personale e sociale.

Ma la ciccatrice è troppo profonda e radicale perchè si possa riconoscerla e tollerarla.

Si può guarire solo rendendosene conto, convertendosi, tornando profondamente al Signore e all’Amore, all’etica della vita.

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