Logica vs lgbt.

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Di Daniele Malerba

Ho letto sui giornali del procedimento disciplinare dell’ordine degli psicologi della Lombardia a carico del collega Giancarlo Ricci. Ne sono stato parecchio colpito e amareggiato, un po’ spaventato e, veramente, pure un po’ indignato.

Questo per la risibilità delle accuse che sembrano essergli state rivolte, che fa si che ogni tipo di esternazione in pubblico possa portare ad una segnalazione all’ordine e che possa essere accolta;  per  lo spessore culturale, professionale e umano del dott. Ricci, che considero un esempio, un  vanto per la mia professione e un onore averlo come amico e collega e, infine, a questo punto, anche per il coraggio che ha avuto, di questi tempi, nel tenere la schiena diritta e dire con estrema chiarezza e senza tentennamenti e confusione le cose come stanno.

Nel seguire il caso ho scoperto, con mia meraviglia, che ci sono altri 15 casi aperti di questo tipo in Italia tra cui uno anche nel Veneto, verso un collega che conosco bene e anche a questo collega valga la mia solidarietà, stima e amicizia.

Peraltro se le affermazioni di Ricci sono quelle che ho visto riportate sui giornali devo dire che sono completamente d’accordo con lui e che ritengo che abbia tutto il diritto e anzi il dovere, di dirle (come ognuno di noi), e che contestare tale diritto sia incostituzionale ai sensi dell’art. 21 (tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione) e dell’art. 33 (l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento).

 Ma quali sono i fatti?

Il dott. Ricci è stato sottoposto al procedimento disciplinare  perché ha sostenuto in una trasmissione televisiva la «funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà nel processo di crescita» (dall’articolo di “Avvenire”,  4 maggio 2017).

Mi chiedo che effetto farà ai genitori che devono portare i propri figli dagli psicologi sapere che l’albo contesta chi difende il loro ruolo e la loro importanza. E che vuole dire che non si può affermare la «funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà nel processo di crescita»? che essa è relativa e sostituibile da qualsiasi altra funzione senza alcun detrimento per i loro figli? Chi, da genitore, porterebbe il proprio figlio da uno psicologo che la pensa in questo modo? Chi potrebbe dire che i figli non soffrono se viene a mancare uno dei loro genitori o quando divorziano? E quale psicologo non sa quanto questa sofferenza sia spesso portata per tutta la vita?

Dallo stesso giornale si apprende che l’accusa mossa è che l’affermazione di Ricci «è quantomeno discutibile e risulta discriminatoria – si legge nella segnalazione – non solo nei confronti delle coppie omosessuali e delle famiglie arcobaleno, ma anche nei confronti di quelle famiglie che, per le più diverse ragioni, si ritrovano senza un padre o senza una madre».

È divenuto discutibile il buon senso? oltre che la genetica che ha programmato le persone ad essere maschio o femmina? la biologia che richiede che i figli nascano in questo modo e siano allattati da una donna? Per non parlare dell’evoluzione che ha premiato questa scelta di madre natura, e magari anche Dio, che forse non sapeva fare il suo mestiere quando ha creato l’uomo e la donna? E infine, naturalmente, è discutibile la Chiesa Cattolica che pensa che le cose hanno un loro fondamento sul funzionamento naturale della vita?

Comunque sembra che il problema sia che qualcuno potrebbe sentirsi offeso, il che vuol dire che non possiamo dire alcune cose di buon senso solo perché qualcuno dice di sentirsi offeso… lascio al lettore ogni riflessione su questo, basta semplice buon senso per capire il valore di questa affermazione ….

Come esempio dirò solo che io non posso più dire che per un granatiere o per un pallavolista è essenziale essere molto alto per svolgere bene il proprio ruolo perché sarei discriminatorio nei confronti delle persone basse, che potrebbero forse sentirsi offese, e se io dico che il modo essenziale e costitutivo per l’uomo di camminare sono le gambe allora sarei discriminatorio per gli zoppi e le persone in carrozzina. Ma chi può sentirsi discriminato per affermazioni come questa? E per quale motivo dovrebbero sentirsi offesi poi? Ma soprattutto, mi chiedo, cosa spinga a muovere accuse di questo tipo?.

Un altro capo di  accusa è che il Ricci avrebbe anche affermato che l’ideologia gender è «composta da vari assemblaggi relativi a una certa concezione della sessualità secondo cui tutto è permesso, tutto è possibile», ma non ho capito bene perché questo non si possa dire, dato che su questa ideologia stanno discutendo ovunque. Mi sembra che sia molto chiaro cosa si intenda per teoria gender, almeno leggendo le opinioni espresse dalla filosofa Judith Butler (filosofa femminista e queer) sulla sua idea di performativa di genere, in cui sostiene la priorità della cultura sulla biologia nella espressione del proprio genere sessuale.

Posizione interessante da un punto di vista euristico ma, a mio avviso, inaccettabile da un punto di vista scientifico. Ed è ovvio che portare all’estremo questa posizione crea elementi di confusione identitaria e di ruolo, scotomizzando l’importanza della genetica e della biologia nello sviluppo della sessualità. Ma filosofia e scienza non sono sovrapponibili in modo automatico, hanno funzioni diverse e il dibattito è il modo naturale di rapporto in e tra questi mondi ed è funzionale alla crescita della cultura (se ce lo lasciano fare).

Da quanto ho capito la segnalazione all’albo è stata fatta da parte di altri colleghi che lavorano (o militano?) nel campo lgbt. Allora la cosa si capisce meglio: forse il problema è una rivendicazione di tipo socio-politico. Però lasciatemi dire: non è così che si fa! Le rivendicazioni di questo tipo si fanno sul piano politico sociale e non attraverso attacchi ai colleghi, e le discussioni scientifiche non possono essere sopravanzate dal desiderio che gli altri, e la scienza, la pensino per forza come noi, una decisione scientifica non può essere imposta per votazione politica. Non è corretto, è pericoloso e, soprattutto, non è leale. Ha fatto questo errore la Chiesa con Galileo (per non parlare di qualche regime), ma almeno la Chiesa ha capito e imparato, ora però sembra si voglia portare indietro l’orologio della storia e della scienza. E mi sembra di questo si tratti: di un tentativo di processo inquisitorio.

Infine si parla della terapia “riparativa” o “confermativa” (ma chi li ha inventati questi nomi?), non voglio entrare in merito a questa discussione, per paura che le mie parole su questo tema, che vorrebbero essere una riflessione in itinere, siano usate per attaccarmi professionalmente e non come elementi su cui riflettere. Però una cosa la devo dire: mi sembra che la bufalesca (e burlesca) accusa che qualcuno faccia terapie “riparative” possa servire a togliere libertà di scelta ai pazienti. Allora mi sento di dover sostenere che sono costitutive della persona anche le scelte etiche e spirituali, che vanno rispettate anche quando vanno nella direzione dell’etica e della spiritualità cattolica, e in tal caso i pazienti hanno il diritto di trovare uno spazio che ritengono coerente e supportante alla loro scelta, e devono essere accettate e rispettate anche in questo, liberi gli atei di fare altri percorsi.

Tuttavia credo che alla fine prevarrà il buon senso e la cosa sarà archiviata, anche perché altrimenti temo che l’albo lombardo ne uscirebbe con le ossa rotte e una pessima reputazione, rovinandosi da se il prestigio. Ma non tutto il male viene per nuocere, spero che alla fine l’ordine faccia chiarezza e assolva Ricci perché il fatto, v-e-r-a-m-e-n-t-e non sussiste, ma, spero anche che, si chiarisca una volta per tutte che non è questo il modo di fare.

 

 

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