Psicologo e fede

Postato il Aggiornato il

Credo che il maggiore risultato dello sviluppo della psicologia sia il riconoscere che non tutte le scelte dipendono dalla nostra volontà, ma che pulsioni interne e sociali a volte ci trascinano verso direzioni non utili alla nostra vita e alla nostra felicità. La psicologia ha individuato delle strade che ci permettono  una maggiore consapevolezza e una maggiore capacità di prendere decisioni utili alla nostra vita, di curare alcuni aspetti delle persone attraverso strumenti comunicativi e relazionali.

Questo vuol dire, implicitamente, che considera la relazione come fondante di uno sviluppo di un certo tipo di pensiero, sia in senso patologico che in direzione curativa.

Quando Freud definì l’esistenza dell’inconscio certamente aprì la strada ad una rivoluzione scientifica nella comprensione della malattia psichica e della lettura delle nostre scelte, rivoluzione che prometteva grandi risultati.

Se questo non è bastato ad arrivare realmente al benessere psichico, è stato sufficiente per poter dire di avere in mano la soluzione miracolosa al malessere psichico e, per estensione naturale, al malessere sociale.

Ma veramente avere scoperto una serie di meccanismi psichici di funzionamento dell’uomo risolve tutte le domande? Svela ogni mistero e arcano enigma della psiche umana?

È sufficiente questo per essere un uomo felice e uno psicologo completo e vincente?

Certo è che la psicologia non si può permettere di scotomizzare le scelte delle persone dalle proprie origini sociali e dalle convinzioni morali ed etiche, oltre che dagli aspetti biologici. Dunque curare la psiche senza curarsi delle idee e della morale è insufficiente.

Ma la morale e le idee nascono in rapporto con il religioso, sia nelle persone che  credono che in quelle che non credono (non credono per rifiuto esplicito, e in tal caso sono a confronto con il religioso anche se guardano altrove, o per disinteresse, ma le tracce religiose fanno parte del loro DNA sociale e restano nel loro profondo),  prendersi cura della gente senza conoscere la loro storia sociale (e di conseguenza il loro inconscio socio-antropologico) e non riflettendo sugli aspetti etici connessi finisce con l’essere un lavoro monco. Non aiuta le persone a trovare il necessario equilibrio tra vari aspetti della loro personalità e lascia aree inesplorate. Inoltre li lascia preda della psicopatologia nevrotica di origine sociale.

Ma vi è un aspetto ulteriore, che ha a che fare con la reale presenza di Dio nella vita delle persone, aspetto inesplorato e inesplorabile da chi si rifiuta di confrontarsi con Dio o con l’idea che si ha di Lui.

Non vi è alcuna guarigione reale se essa non coinvolge anche la dimensione spirituale dell’essere, e questa esperienza spirituale non può che essere pescata nel cuore del cattolicesimo, ma per farlo bisogna esplorarlo, chiedendosi cosa voglia veramente significare, rinunciando a dire noi, a priori, quel che ci aspettiamo ci dica. Si deve uscire dal preconcetto che il cattolicesimo sia un paradigma morale ad uso personale del potere ecclesiale sul sociale, come certa cultura ci vuole dare ad intendere, ma capire che ha un senso in sé, senso che vale la pena di esplorare, per non essere psicoterapeuti monchi di una conoscenza essenziale al nostro lavoro.

3 pensieri riguardo “Psicologo e fede

    Angelo Sabatino ha detto:
    31 maggio 2017 alle 20:01

    Caro Daniele

    Il punto fondamentale è che lo “spirito” non è qualcosa di dominio cattolico. Sappiamo bene che l’uomo è formato da un corpo animato ed uni spirito. Finalmente la psicologia umanistica arriva a dare risposte che la psicoanalisi non è riuscita a dare, per il semplice fatto che quest’ultima ha ridotto l’uomo ad un insieme di pulsioni più o meno soddisfatte. Uno psicoterapeuta che non voglia esser monco non ce essere un terapeuta per così dire cattolico, bensì un terapeuta che prenda in considerazione non solo il corpo, la mente, o i processi animici ma anche lo spirito, tutto qui. Lo psicologo è tenuto da codice deontologico a rispettare le credenze del paziente. Sappiamo bene che i benefici della redenzione e della salvezza vanno ben oltre la chiesa visibile, che Dio pur essendo stato colui che ha voluto i sacramenti tuttavia non è ad essi legato. In ultimo ogni religione seppur non in modo pieno hanno i semina verbi.

    "Mi piace"

      maledani ha risposto:
      1 giugno 2017 alle 15:23

      Qui introduci un concetto teologico, ma i “semi del verbo” si riferiscono alla filosofia greca per la verità. Oggi il concilio Ecumenico Vaticano II, nella dichiarazione “Nostra aetate” sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, riprende questa idea e dice che “la Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni” e parla di “raggi di luce” per le altre religioni, ma solo qualcosa di buono che hanno, non in toto. E non tutte le religioni hanno tali raggi, a meno che non decidiamo noi che cosa sia religione e cosa non lo sia. Altrimenti dobbiamo ammettere che religioni che praticano la magia nera e l’omicidio rituale abbiano anch’esse “raggi della luce“, mi sembra difficile. Inoltre finisce con il rendere irrimediabilmente difficile e ridotto il senso della missionarietà, e per quanti sforzi fanno non sono convinto che possono farlo collimare con il “Extra Ecclesiam nulla salus” della Enciclica MYSTICI CORPORIS CHRISTI di Papa Pio XII. Lo spirito dell’uomo è in ogni uomo, ma lo Spirito Santo vi è solo nel cristianesimo e la pienezza della salvezza solo nel cattolicesimo. Ma non credo si possa parlare di una salvezza solo a metà.

      "Mi piace"

    Stefano Parenti ha detto:
    3 giugno 2017 alle 9:55

    Io aggiungerei anche che la psicologia umanista non è da ritenersi per niente una risposta, dal momento che ha veicolato un’idea di uomo sbagliata e fuorviante (basti pensare agli enormi danni fatti da Carl Rogers, Erich Fromm ed il cognitivista Albert Ellis, specialmente in ambito morale). Per approfondire il bel libro di Paul Vitz “Psicologia e culto di sé” edb, oppure lo storico “Da Aristotele a Freud” di Martin F. Echavarria, D’Ettoris.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...