L’invito di Evangelii gaudium

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Come può, l’essere cattolico, entrare nel nostro impegno quotidiano, nella nostra attività lavorativa? A questa domanda il mondo degli psicologi, psichiatri, psicoterapeuti e psicopedagogisti cattolici non può sottrarsi.

Fondamentale, nella nostra prospettiva, è considerare che ciò che facciamo su questa terra ha ripercussioni più vaste, che superano il nostro soggiorno terreno, e va fatta una riflessione sul vero obiettivo del nostro operare.

Ma quale è l’obiettivo principale se non salvare l’anima nostra e quella degli altri, come invita sant’Ignazio di Loyola [1]? La salvezza dell’anima non è però qualcosa di scontato che si ottiene senza impegno. È importante, in quest’ottica, l’invito all’impegno di evangelizzazione portato da “Evangelii gaudium”. Questa enciclica è divisa in tre argomenti:

  1. nel primo vi è un pressante invito ad evangelizzare, che continua in tutta l’enciclica e rende chiaro che anche noi siamo coinvolti in questo sforzo di evangelizzazione,
  2. nel secondo si valuta la relazione dell’evangelizzazione con i problemi socio-economico-politici (questo è un punto che però necessita di chiarimenti specifici) e con i non cattolici,
  3. nel terzo vi è l’invito a legare evangelizzazione e vita spirituale, con l’aiuto di Maria e in comunione con lo Spirito Santo (un invito molto bello a mio avviso: non si può fare nulla se non si ha vera vita spirituale).

Sui capitoli del secondo punto vanno però fatte delle precisazione, alla luce del magistero più ampio, perché alcuni elementi letti a se stanti, potrebbero dare luogo ad interpretazioni fuorvianti, a delle confusioni. Un punto che mi sembra possa essere fortemente esemplificativo di tali elementi recita: “nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri” (EG 177), si capisce che il tema della vita comunitaria e dell’ “impegno con gli altri” (non per gli altri) stanno a cuore alla Chiesa, ma si rischia di fare un errore interpretativo, rischio simile a quello presente  anche in un  passaggio precedente in cui il testo recita, richiamandosi a San Tommaso d’Acquino: “i precetti aggiunti dalla Chiesa posterior­mente si devono esigere con moderazione  «per non appesantire la vita ai fedeli » e trasformare la nostra religione in una schiavitù, quando « la misericordia di Dio ha voluto che fosse libera » (Summa Theologiae, I-II, q. 107, art. 4.) (EG 43).  A mio avviso entrambe queste argomentazione rischiano di far cadere nello stesso errore che vorrebbero evitare, cioè di far pensare che il problema sia proporre una vita morale, o di impegno, magari con la soluzione di pretenderla meno esigente perché troppo pesante; in altre parole si trasmette, forse involontariamente, l’idea che la proposta della chiesa sia una proposta morale, ma questo inverte i termini del problema: la moralità è il risultato implicito della vita spirituale, e qualcosa che l’aiuta, non l’obiettivo primario, noi non seguiamo la moralità ma seguiamo Cristo, siamo morali per seguire Cristo e non seguiamo Cristo per essere morali. Così anche “la vita comunitaria e l’impegno con gli altri” nel campo evangelizzatore, fanno pensare erroneamente che l’obiettivo principale della chiesa sia sociale, ma non è così: nel cuore del Vangelo c’è il Kerygma, cioè l’annuncio dell’Amore di Dio per l’uomo, non la soluzione dei problemi socio – economico – politici. E che le cose stanno come dico si afferra chiaramente in altri passaggi, che devono essere contestualmente letti altrimenti non si capisce il testo del documento, si precisa infatti, ad un certo punto, citando San Giovanni Paolo II: «non vi può essere vera evangeliz­zazione senza l’esplicita proclamazione che Gesù è il Signore », e senza che vi sia un « primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione » (EG 110).

Questo errore non è per nulla nuovo nella Chiesa, è lo stesso errore che hanno fatto i discepoli di Emmaus quando dicono: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele” (lc 24,21) [2], il che vuol dire che pensavano ad una soluzione socio politica, ma non è questo l’obiettivo della Chiesa, la Chiesa è un ente spirituale, non è nata per risolvere il problema della pace nel mondo, della fame, degli equilibri socio economico politici, ma per dare una salvezza all’anima, una salvezza eterna che ha come base la conversione spirituale e mistica, per dire che è il rapporto con Gesù che salva. Altrimenti Gesù avrebbe dato la risposta sociale già allora. La problematica sociale, semmai, può essere il risultato della conversione, si potrebbe considerare un normale effetto collaterale, e certo la pace permette una più agevole evangelizzazione.

Naturalmente questo non vuol dire che non dobbiamo occuparci dei problemi socio – economico – politici ma non è questo l’obiettivo  principale della chiesa. E questo non deve farci dimenticare l’obiettivo principale.

Corretto è il richiamo dell’enciclica all’importanza del dialogo e dell’accoglienza su aspetti culturali, organizzativi, sociali, politici, ed è certo che anche culture non cattoliche possano insegnarci molte cose e addirittura avere segni dello spirito nella loro evoluzione, e anche in questo possono perfino insegnarci qualcosa.

Ma la Chiesa Cattolica ha senso perché porta al mondo un messaggio particolare e unico, solo a Lei affidato, e perché chiede una conversione completa a Gesù, altrimenti non ha senso, solo Lei infatti propone il riconoscimento a che “Gesù è il Signore” e possiede i mezzi sacramentali per la salvezza (battesimo, eucarestia e confessione) fuori da questi sacramenti non c’è salvezza, “Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo” (Rm 10,9), e tuttavia perché questo accada è necessario annunciarlo: “14 Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? 15 E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!” (Rm 10,14-15). “Evagelii gaudium” è un invio ad evangelizzare, ed è questo il suo senso.

Senza per questo pensare che, poiché lo annunciamo sia per forza accolto:  “16 Ma non tutti hanno obbedito al vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? 17 La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.” (Rm 10, 16-17), e che per poter dire Gesù è il Signore si deve ricevere lo Spirito Santo: “Fratelli nessuno può dire Gesù è il Signore se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor 12, 3), e per farlo vanno osservati i comandamenti: “15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce”. (Gv 14,15-17).

L’Enciclica sottolinea l’importanza fondamentale del nostro radicamento nella preghiera e nella Chiesa, e in merito riporto dalle parole di San Paolo: “Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno;  prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.  Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza” (Ef 6, 16).

 

[Metto qui una nota di sintesi dell’enciclica: Evangelii gaudium note di sintesi].

 

 

 

 

 

[1] Dice Sant’Ignazio di Loyola, in modo molto puntuale e sintetico, al punto 23,  “principio e fondamento”, dei suoi “esercizi spirituali” : “L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l’uomoe per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato”.

[2] Luca 24,13-35: “13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

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