Invidia

Postato il Aggiornato il

 

Di Daniele Malerba

“Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sp. 2, 24).

L’invidia è la figlia degenere di un giudizio malandato, subdolamente presente e capillarmente diffusa, molto più di quanto non si creda. E non c’è nulla che distrugga una comunità e una amicizia più dell’invidia poiché  “… dove c’è invidia e contesa, c’è disordine e ogni cattiva azione” (Giacomo 3:16).

Giotto  negli affreschi della “Cappella degli Scrovegni” di Padova, rappresenta in contrapposizione i  vizi e le Virtù cardinali

 (prudenza/stoltezza, fortezza / incostanza, temperanza / ira, giustizia / ingiustizia) e le Virtù teologali e loro opposti (fede / infedeltà, carità / invidia, speranza / disperazione). Egli rappresenta l’invidia come contrapposta alla carità e la dipinge a guisa di una vecchia che brucia dal desiderio e dalla bramosia di possesso (elemento rappresentato dal fuoco ai suoi piedi, che racconta anche l’inferno in cui vive), stringe con la sinistra il sacchetto dei propri averi, simbolo di avarizia, mentre con la destra cerca di prendere le cose altrui. Una serpe le entra da sotto il turbante e le esce dalla bocca (simbolo del suo dire male, maledire), e gli entra negli occhi avvelenandole lo sguardo, “in-vidia” infatti significa non-vedere, essere ciechi (invidia cieca) o vedere tutto di “mal-occhio” (interessante notare come il malocchio sia  una maledizione per la quale il potere dello sguardo può  produrre danni e disgrazie sulla persona osservata e che sia presente in varie lingue proprio con parole che fanno riferimento all’occhio che vede male[1]). Nel dipinto il grande orecchio della vecchia ascolta il maligno. La didascalia sotto recita “patet hic inviadiae cecae …” (patisce questo di invidia cieca…).

L’invidia nasce quando si desidera qualcosa che si “vede” essere di un altro, si pensa appartenga all’altro e si pensa che questa “cosa che l’altro ha” ci possa rendere più felici, spinge ad agire la fantasia che distruggendo l’altro si possa prendere ciò che è suo. Vi è dunque il desiderio di appropriarsi di ciò che è proprio della vita altrui, cercando di sottrarglielo in una sorta di rito magico, di un simbolico assassinio cannibalico (ci si impossessa delle caratteristiche del nemico mangiandone la carne).

Dunque l’invidia deriva dalla sensazione di una mancanza, di un vuoto, che crea insoddisfazione e dall’idea che questa insoddisfazione possa essere colmata da qualcosa che l’altro ha. Altro che presumibilmente è più soddisfatto e felice di noi perché, pensa l’invidioso, ha quella cosa che a noi non è concessa, che Dio non ci ha dato. Dunque è conflitto con l’altro, di cui si vuole la morte, con Dio che a noi non ha concesso ciò che l’altro ha, con la giustizia, poiché non è giusto che l’altro abbia qualcosa che spetta, pensa l’invidioso, anche a me, soprattutto a me. Diviene così conflitto e patologia sociale.

In proposito è nteressante la riflessione che fa Ricci sulla fantasia transgender:

1. Il racconto relativo a Tiresia, figura mitologica dell’antica Grecia, esprime in modo magistrale la fantasia transgender. Zeus è in disputa con la sua amante Era in merito al fatto se nel rapporto sessuale vi sia maggior godimento per il maschio o per la femmina. Zeus incarica Tiresia, che era stato trasformato per alcuni anni in donna e per altri in uomo, di scoprire appunto chi ottenga il maggior godimento. Tiresia risponde rivelando che il godimento femminile è nove volte maggiore di quello maschile. Allora Era si infuria con Tiresia per aver rivelato tale segreto e lo punisce con la cecità. Per ricompensarlo Zeus gli dona la facoltà di prevedere il futuro.   …… La questione del godimento diventa qui il simbolo intorno al quale si organizza, come accade nella società contemporanea, una serie di valori collegati. I consueti temi dell’uguaglianza tra i generi, della lotta e dell’ingiustizia tra i sessi, costituiscono le modulazioni di questa tematica[2].

Interessanti i temi comuni con quelli legati all’invidia: la cecità, il diventare chiaroveggenti (vedere il futuro, e l’idea di magia e di malocchio sottintesi), il concetto che si deve essere uguali, per diritto di giustizia e che, per essere felice, devo avere le stesse cose dell’altro e devo avere qualcosa che ha l’altro (cioè il piacere sessuale).

Ma è chiaro dove sta la cecità: non posso realmente sapere se l’altro ha veramente qualcosa, e neppure se questo qualcosa mi renderebbe felice, poiché nel campo della sessualità la diversità è ontologica e non può essere “marxisticamente” “redistribuita”, e anche se mi approprio di qualcosa dell’altro (con la chirurgia che fornisce falsi seni e falsi organi genitali) non posso divenire ontologicamente altro da me stesso, sarei solo me stesso che finge di essere qualcos’altro. Quello che l’altro è, e prova, non lo posso vivere per definizione, perché non è “dell’ “ altro, ma è ontologicamente altro da me.

Interessante come il concetto di terapie “confermative”, come terapie di accettazione di sé, all’improvviso non sia più valido nel caso del trans-gender o nell’accettazione del limite dell’infertilità dell’omosessuale: qui vale il principio che la realtà non va “vista”, e il malocchio cade sull’altro quando non si vuole vedere, e infine su se stessi e ci fa bruciare in un fuoco infernale di invidia che non si può estinguere.

Il conflitto uomo-donna, che può divenire conflitto con il proprio essere uomo o donna, è descritto da Freud attraverso il concetto di “invidia del pene”, qualcuno invidia qualcosa di un altro pensando che è infelice perché gli manca quel qualcosa, che possa risolvere il proprio conflitto interno passando per qualcosa di ontologicamente altro: è evidente che è una pista sbagliata per essere felice, e che questa “invidia del pene” debba essere risolta per altre strade. La “paura della castrazione” sembra così un rischio reale, se si ha a che fare con persone cieche. Mi chiedo quanto il mondo femminista, invece, bruci di questa invidia e per risolverla, dato che non può avere ciò che è dell’altro, non gli resti che castrare l’altro per rendere l’altro simile a sé nell’idea magica che togliendo dall’altro ciò che è suo questo divenga proprio.

Ora mi chiedo quanto anche il marxismo non sia una dottrina dell’invidia: “ho anche visto che ogni fatica e ogni buona riuscita nel lavoro provocano invidia dell’uno contro l’altro. Anche questo è vanità, un correre dietro al vento”. (Pr 26:13-16), il cui risultato altro non può essere, come si è visto, che la distruzione sociale poiché “un cuore calmo è la vita del corpo, ma l’invidia è la carie delle ossa”. (Pr 14:30), tutto scritto, da sempre, solo a volerlo vedere.

E così psicopatologia sociale (e personale) è servita, la soluzione diventa il problema[3], la mappa che non “vede” il territorio è una soluzione inutile e pericolosa.

La soluzione sta nell’accettare di “vedere” veramente e, come fa notare Giotto coltivare il suo opposto, che è la promozione (vera) dell’altro, cioè la carità poiché  “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia” (1Corinzi 13,4).

Così la vera psicoterapia (personale e sociale) non può fare a meno di un percorso di crescita umana e spirituale e non può essere svolta prescindendo da una antropologia autentica e di una etica sana, cioè di una visione reale della realtà.

 


[2] Giancarlo Ricci. “Sessualità e politica– Viaggio nell’arcipelago gender.” Ed. Sugarco Edizione  (Argomenti), Milano, 2016. Pg. 216

[3] Watzlawick P., Weakland John H., Fisch R. (1974) “Change: sulla formazione e la soluzione dei problemi”, Astrolabio Ubaldini (collana  Psiche e coscienza)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...