Il bambino tra i quattro e i sei anni tra pudore e vergogna

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Di Gilberto Gobbi

Nello Standard dell’OMS si legge: “I bambini più grandicelli iniziano a sviluppare il senso di vergogna, al quale, di frequente, concorre il contesto familiare”.

E’ un’affermazione che va chiarita, perché,  prima della vergogna e, spesso,  mescolato ad essa, si sviluppa un altro sentimento, quello del pudore, di cui nel documento non si fa alcun cenno e che gli stessi adulti fanno fatica a comprendere.

Noi riteniamo che il pudore sia un sentimento che nasce e si sviluppa come tappa fondamentale della maturazione percettiva della propria identità psicocorporea. E’ la fase in cui il proprio corpo è percepito e vissuto come il proprio sé corporeo, con dei confini ben delineati e delle connotazioni che lo identificano come un corpo differente: lui/lei si sente differente dagli altri e con una sua identità psicosessuale propria.

E’ la tappa di un processo psichico inconscio, che il bambino vive nel suo cammino di differenziazione dagli altri corpi familiari e dalle altre persone con cui è in contatto e di identificazione con la propria realtà psicofisica. Da qui deriva la presenza di atteggiamenti e comportamenti di chiusura, di non essere visti nudi, di nascondersi quando si cambia i vestiti, di non fare più la doccia assieme al fratellino o alla sorellina, di non volere la presenza del padre in bagno, ecc.

Gli adulti tendono ad interpretare questi comportamenti come vergogna, quando invece ad operare è il sentimento del pudore. La vergogna è un sentimento che nasce dall’aver commesso qualcosa che socialmente non è accettato. Non è il caso del bambino di 5/6 anni, a meno che gli adulti maldestri non abbiano sollecitato nel bambino la malizia dei sentimenti attraverso comportamenti e  commenti verbali sui loro atteggiamenti, come spesso avviene. In questo caso si inocula nel bambino un sentimento di vergogna che va a sollecitare la malizia e lo si depriva di un vissuto del proprio corpo (il pudore) che gli facilita l’identità psicosessuale, l’accentuazione della differenziazione e un’acquisizione  positiva del proprio corpo.

Il pudore è una tappa importante nell’appropriazione della propria corporeità e nella percezione dei confini corporei che sono espressione della propria identità, di maschio o di femmina e delineano uno spazio inconscio tra sé e gli altri. E’ quello spazio personale che in futuro acquisirà  un’importanza fondamentale nelle relazioni varie e in particolare in quelle intime con il futuro partner.

Se questo è un periodo della curiosità e delle domande anche sul sesso, il non tener contemporaneamente conto della realtà psicologica vissuta dal bambino, significa fare un’educazione sessuale che, invece di aiutarlo a crescere serenamente, gli crea confusione, disvelando prima del tempo aspetti della crescita che necessitano di essere dati al momento opportuno.

 

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Un pensiero riguardo “Il bambino tra i quattro e i sei anni tra pudore e vergogna

    maledani ha risposto:
    22 luglio 2017 alle 20:21

    Caro Gilberto,

    c’è anche da chiedersi perchè, fra tutti i sentimenti e le emozioni che una bambino vive rispetto alla sessualità e a questa età si tiri fuori proprio il tema della vergogna.

    Quasi che mostrare la propria sessualità, vivere la propria identità sessuale, sia una cosa di cui vergognarsi.

    Ci si vergogna di qualcosa che si pensa di avere fatto sbagliato, per paura di essere puniti per una azione sbagliata. Ma solo na famiglia patologica può considerare errata una normale manifestazione della identità sessuale. Allora implicitamente si considerano sbagliate tutte le famiglie perchè fanno sentire al figlio vergogna per la propria identità sessuale. Ma le famiglie normali non si comportano in questo modo. Non ti sovviene quale famiglia patologica posso fare sentire sbagliato il bimbo in questo modo? non -forse- proprio la famiglia dei transgender e dei gay? in altre parole è il vergognarsi di essere etero che porta a sviluppare il transgender e il gay… loro stanno parlando come se fossero figli di famiglie patologiche… o forse di società patologiche che non tollerano che il bambino sia realmente se stesso, perchè loro stessi si vergognano di se stessi.

    Ciò che si legge nello Standard dell’OMS si legge: “I bambini più grandicelli iniziano a sviluppare il senso di vergogna, al quale, di frequente, concorre il contesto familiare”, andrebbe corretta, certo non in tutti i contesti famigliari, e allora si deve aggiungere: “in certi contesti famigliari” indovinate quali?

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