Chiesa e sanità spirituale

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Di Daniele Malerba

Risultati immagini per cura spirituale cattolicaSu Internet ci sono molti articoli, blog e commenti sui documenti del Vaticano o sulle dichiarazioni del Papa. Condivisibili o meno mi costringono a riflettere e per un po’ sono in tumultoperchè pongono delle domande e obbligano alla ricerca di risposte, spesso non semplici da trovare.

La Chiesa di oggi porta il peso di molti fardelli e sovente vi è molta confusione ed  è necessario perciò trovare strumenti e modi per una riflessione adeguata e utile.

Mi rassicura il fatto che (come mi disse un sacerdote) non si può fermare una frana spostando un sassolino: non è la mia piccola riflessione che può risolvere i problemi della Chiesa o del mondo e, tutto sommato, ogni cosa è nelle mani di Dio.

La Chiesa ha attraversato, in duemila anni di storia, tempeste violente e fortissime e, come si sa, non tutti i papi sono stati sempre santi, e tuttavia lo Spirito Santo ha sempre saputo prevalere.

Certo è che mai, come in questo tempo, almeno nel mondo occidentale, siamo chiamati a fare delle scelte. Mi sembra evidente come la Chiesa, in questo periodo particolare, almeno in occidente, sia in grande difficoltà, e forse Dio così ha voluto per fare in modo che si veda che ciò che c’è di buono è opera sua e non dell’uomo. A noi dunque non resta che trovare un modo per fare un buon discernimento per la nostra scelta personale, esercitando lo spirito di prudenza e sapienza, perché mai come oggi il demonio ha saputo travestirsi da angelo di luce, ed è necessario ancorarsi a rocce sicure.

Credo che i pericoli principali che oggi la Chiesa stia correndo siano due:

  1. il pensiero che alla Chiesa spetti l’onere di risolvere i problemi sociali del mondo,
  2. il pensiero che la morale sia frutto della propria azione.

In quanto al primo errore, quello che io chiamo “ipermoralismo”, o, se volete “sindrome dell’ONLUS” consiste nell’idea che la Chiesa sia nata per risolvere i problemi sociali, in primis quello della pace e della fame nel mondo. Ma io considero questo atteggiamento una tentazione: la Chiesa non è nata per questo, se Dio avesse voluto risolvere i problemi sociali del mondo immanente, lo avrebbe fatto. Gesù è venuto al mondo per salvare le anime dall’inferno, e la Chiesa è nata per proclamare Gesù come colui che porta alla salvezza: se dimentica questo compito diviene sale senza sapore: non serve che per essere gettata. Succede infatti che nel nome della accoglienza indiscriminata di tutto e di tutti, e del “voler bene”, ci si dimentichi di proclamare Cristo Salvatore del mondo, cosicché non si ha né la salvezza eterna delle anime né la soluzione dei problemi di questo mondo (che è una conseguenza collaterale alla conversione).

Il secondo errore è pensare che la morale immanente sia il frutto del nostro sforzo personale. La morale è, invece, il sintomo collaterale della sanità spirituale, frutto del rapporto sano con Gesù e dono suo. Nasce da un adeguato e sano cammino spirituale. Non è invece vero il contrario: un cammino spirituale non deriva da uno sforzo morale ma da uno sforzo spirituale (che include lo sforzo etico, ma non si esaurisce nello sforzo etico fondato sull’immanente, ma si deve fondare su uno sforzo mistico: in altre parole la prima carità è data dai doveri spirituali).

Per cui capita di cadere nell’errore di non chiedere un adeguato comportamento morale, pensandolo impossibile in certe condizioni, appunto perché si pensa che sia frutto dello sforzo dell’uomo, e se l’uomo non ce la può fare non può essere richiesto (dimenticandosi dell’importanza dell’opera della grazia, e nati all’idea errata che Dio non operi realmente in questa terra). Oppure, al contrario, di fare prediche moralistiche che impongono alle persone fardelli eccessivi, senza invitarli realmente ad una vita spirituale, di preghiera e di conversione, cosicché si giunge ad una condanna morale senza speranza. Quando non ci si costruisce, addirittura, una morale a propria misura, a proprio uso e consumo, stile sincretismo new age o radical chic (entrambe porte di ingresso non di una libertà, ma di una psicosi sociale travestita).

Ma sulla morale inciampano anche i fedeli che danno un giudizio ipomoralista o ipermoralista verso la Chiesa, cioè giudicano la Chiesa Cattolica troppo o troppo poco severa, perdendo il giusto equilibrio e rischiando di separarsi inevitabilemnte da Lei, creando tensioni e rischi di fratture nella Chiesa (l’ipermoralismo portò all’apostasia protestante, lacerando la chiesa e portando molte anime all’inferno) ed è un modo del demonio per tentare le anime. Da questo ci si difende ricordando che la Chiesa e la morale è fondata sullo Spirito Santo, coltivando l’umiltà e la preghiera, l’ubbidienza paziente e la certezza che lo Spirito Santo guida la Chiesa Cattolica nel tempo, la quale non è legata alla sua umanità immanente. Necessità qui prendere tempo, pregare e fare opere di carità, e puntare su un discernimento paziente e di lungo periodo.

Per difendersi da queste derive antropologiche noi abbiamo comunque degli strumenti particolarmente efficaci. Il primo strumento è senz’altro quello di una preghiera devota, fedele, costante, umile e riflessiva. Il secondo quello del ricorso alla tradizione, cioè a quello che è il deposito della tradizione della Chiesa Cattolica, imprescindibile risorsa a protezione della verità, raccolto nei documenti del magistero ecclesiale (che bisogna leggere e studiare).

Il terzo, e più importante perchè opera sul piano spirituale, è la fedeltà mistica ai beni sacramentali: per primi eucarestia (transustanziazione), messa e confessione, poi la devozione alla Madonna e ai santi, e, infine la fedeltà al Papato (che sappiamo essere particolarmente attaccato in questo periodo). Attenti a coloro che vi impediscono di ricevere la eucarestia con falsi pretesti: sono senz’altro spinti dal demonio.

Ricordate qunque, infine: la prima strada per la sanità spirituale è la vita spirituale sana.

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