1968: Rivoluzione per il padre?

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Di Daniele Malerba

Risultati immagini per 1968“…..  Attacco alla setta dello Spirito di libertà ….

Guardati da coloro che dicono di avere lo Spirito di liberta; essi, infatti, sono apertamente contro la vita di Cristo, poiché Dio Padre ha voluto costituire sotto la legge suo Figlio, che non vi era obbligato, anzi era al di sopra di essa e ne era l’autore; egli, che era libero, si fece Schiavo. (pg. 181).

Il vero amore non comporta né il fare risate, né il mangiare o bere disordinatamente, né alcuna vana allegria, e quando agisce non dice: «Io non sono legato ad alcuna legge», ma sempre più si sottomette alla legge; anzi, anche quando non c’e, se ne dà una. (pg. 172).

Perciò, quando incontri qualcuno di coloro che affermano di avere lo Spirito di libertà e ti dice:  «Perché mi giudichi? Cosa Sai di ciò che ho nel cuore? », rispondi con sicurezza e rimproveralo coraggiosamente, facendo notare che lo Spirito Santo insegna a distinguere se le azioni sono cattive. Lo stesso Spirito Santo, infatti, quando viene immediatamente infuso nell’anima, la dirige anche in modo perfettissimo e dirige anche il corpo, secondo la perfezione della regola concessa all’anima; chi dice diversamente si sbaglia.(pg.190)”

Beata Angela da Foligno  (1248 ca. – 1389). “Il libro”. Ed. aggiornata e riveduta 2004

 

La seconda guerra mondiale finì nel 1945 mio padre aveva 12 anni, si cominciava a costruire allora una società occidentale di benessere e pace. Ventitré anni dopo arrivò la prima generazione occidentale vissuta nella pace, con sanità e scuole pubbliche. La maggioranza dei giovani, che in quel tempo si erano diplomati e laureati, discendevano da una generazione che stava costruendo un nuovo sviluppo, ma veniva dalla guerra, non aveva alta scolarizzazione. La nuova generazione si era sviluppata culturalmente in modo improvviso, e i padri di questi figli non avevano gli strumenti culturali ed intellettuali per seguire i figli in questa improvvisa metamorfosi culturale e non erano in grado di capirli.

E neppure i figli erano in grado di capire i padri, e non erano neppure capaci di elaborare in modo autonomo le proposte culturali dell’epoca. Il cattolicesimo non era preparato al confronto con la scuola pubblica e l’intellettualismo cattolico non intercettò questo disagio. Né fu capace ti trovare strumenti efficaci per la vita spirituale dell’epoca, e in parte si affiancò a questa evoluzione “moderna”.

Perché il ‘68 poteva essere stato benissimo questo: un disagio di inserimento da deficit comunicativo intergenerazionale. Fino ad allora i padri insegnavano i figli quello che avevano imparato loro e del loro livello, ora non potevano più farlo. Mio padre con la seconda elementare doveva spiegare la politica a me che parlavo di Nietzsche. Non era possibile. Non aveva sufficienti strumenti.

La “liberazione sessuale” fu uno degli obiettivi del ’68.

Ma questa liberazione sessuale delle donne  non poteva essere, per lo meno in qualche misura, in fondo, un modo per uscire dalla solitudine? dalla sofferenza di un padre che non capiva, non poteva capire? E per definizione il figlio non capisce il padre. È quest’ultimo che si china sul figlio. Troppo giovani per capire i loro padri, troppo ricchi per capire i limiti, troppo condizionati dalle spinte dell’epoca e, come tutti i giovani impulsivi, senza vera capacità di riflessione ed elaborazione propria dei contenuti proposti. Giovani sbandati in realtà. Ma che vivevano nella bambagia e perciò pensavano di avere ragione.

La soluzione fu semplice e immediata: dobbiamo essere libere/i di fare da noi, dobbiamo contestare il padre inetto che ci fa soffrire. E contestare per definizione tutti i principi del padre per protestare contro il padre assente. Il padre che non aiutava.

E per fare questo le donne uccisero l’uomo che le doveva difendere e si diedero a quello che le voleva usare, e per difendersi da quest’ultimo decisero di uccidere il più debole: il figlio e la maternità.

La libertà assume nel ’68 il significato globale di liberazione. Liberazione del soggetto, della sessualità repressa, dei popoli oppressi, degli istinti e degli impulsi incatenati. Liberazione dallo Stato e dalla Norma, dalla Famiglia e dai suoi obblighi e rituali, liberazione dai vincoli di ogni tipo, elogio dell’infedeltà e del camaleontismo come mutazione permanente. È la passione per l’illimitato, la libertà come vietato vietare, come desiderio di creazione e di autocreazione permanente, senza alcun confine” (Interris). Appunto: ma il confine chi lo da? E questo portato all’estremo non è violenza e psicosi? perché vi sono limiti di realtà che solo la violenza può far varcare, e alcuni non valicabili, per primo è quello biologico: in particolare quella identità di donna che poteva fare figli, la donna così non si ribellò al potere, ma alla propria stessa identità, perché spaventata dall’uomo che non sapeva più capire.

Famoso e significativo slogan: “l’utero è mio e lo gestisco io”, ma che ne hai fatto allora di quell’utero? E che ne hai fatto dell’uomo? Se non un donatore di piacere e talvolta di seme? E dunque libera veramente o schiava della paura delle conseguenze della tua sessualità? L’obiettivo non era neppure più il piacere, ma evitare di pagarne le conseguenze!

Eppure la questione era già risolta dal Vangelo: «o non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi, e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? » (1 cor. 6, 19).

Così come al tempo della beata Angela da Foligno esiste questa “setta dello spirito di libertà[1], che non è nuova, non è moderna, non è dimensione emancipativa, ma ha sempre soffiato, semplicemente ha trovato terreno fertile e ingenuo negli studenti del ‘68.

Che cosa è rimasto del ’68? Lo statuto dei diritti dei lavoratori; la legge sul divorzio furono varate entrambe nel ’70 e sono il prodotto diretto del biennio ’68-’69. Poi la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza e il nuovo diritto di famiglia che fa del nostro Paese un esempio avanzato a livello europeo”. (http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblica68.htm).

Passi per lo statuto dei lavoratori (che però è sostenuto anche dai cattolici e non credo c’entri con il ’68, ma con rivendicazioni economiche), per il resto si è deciso per il divorzio e l’aborto, che di avanzato hanno solo la conseguenza della distruzione della famiglia e la denatalità, in altre parole la distruzione della struttura sociale, e non hanno mai fornito reale protezione alle donne.  In altre parole non si deve confondere, come in genere si fa, la necessità di giustizia sociale e libertà di opinione politica con la libertà da ogni vincolo (che significa in realtà dare potere al più violento a scanso del più debole).

Divorzio e aborto, libertà sessuale sono violenze spacciate per diritti che oggi si vogliono imporre anche alle altre nazioni; come nota Papa Francesco durante il discorso Corpo diplomatico in Vaticano (08/01/2018) per  gli auguri per il nuovo anno: «… nel corso degli anni, soprattutto in seguito ai sommovimenti sociali del “Sessantotto”, l’interpretazione di alcuni diritti è andata progressivamente modificandosi, così da includere una molteplicità di “nuovi diritti”, non di rado in contrapposizione tra loro. Ciò non ha sempre favorito la promozione di rapporti amichevoli tra le Nazioni[2], poiché si sono affermate nozioni controverse dei diritti umani che contrastano con la cultura di molti Paesi, i quali non si sentono perciò rispettati nelle proprie tradizioni socio-culturali, ma piuttosto trascurati di fronte alle necessità reali che devono affrontare. Vi può essere quindi il rischio – per certi versi paradossale – che, in nome degli stessi diritti umani, si vengano ad instaurare moderne forme di colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più poveri e dei più deboli» (qui è implicito che intende contraccezione, aborto e teoria del gender, che vengono imposte ai Paesi del Terzo Mondo in cambio di aiuti economici). Ma anche: «in pari tempo, è bene tenere presente che le tradizioni dei singoli popoli non possono essere invocate come un pretesto per tralasciare il doveroso rispetto dei diritti fondamentali enunciati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo».

Si pensa che il ‘68 fu una rivoluzione positiva, io temo che fu, invece, fuga dalla paura della responsabilità, dall’angoscia della solitudine, dall’incapacità di dare un senso alla vita, un rifugio nel solo “sentire”, percepire, immediato, attraverso sesso e droga, per l’assenza del padre, senza capacità di pensare ad un futuro, una incapacità di tollerare un vuoto interiore.

Fu un angoscioso “tana, liberi tutti” di una generazione perduta di eterni Peter Pan.

 

 

[1] La “setta dello spirito di libertà” era una setta eretica medioevale che legittimava azioni disoneste dicendo che non erano peccato, il peccato non esisteva, il vero credente è libero di soddisfare tutti i suoi istinti, diffusa in varie forme in Germania e anche in Italia.

[2] Riferito dal preambolo alla dichiarazione dei diritti dell’uomo.

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