Psicoterapia e percorso spirituale

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Di Daniele Malerba

Quale rapporto c’è tra percorso spirituale e trattamento psicoterapico? Quali differenze e somiglianze? Può la psicoterapia contribuire al percorso spirituale? E viceversa?

Domande alle quali è difficile rispondere anche se, a prima vista, sembrerebbe che il percorso psicoterapico e la vita spirituale avessero un comune oggetto di interesse: la vita dell’anima. Ma non è detto, in altri articoli ho affrontato queste tematiche. La psicoterapia è un metodo che serve a curare le ferite dell’anima, le sue sofferenze, nella loro dimensione comportamentale (comportamentismo) o sintomatica.

E potremmo utilmente riflettere sulla differenza tra anima e spirito. Leggo che in ebraico, anima si dice nefesh (נפש) e spirito si dice ruach (רוח), in greco, anima si dice psyché (ψυχή) e spirito si dice pnèuma (πνεύμα). Mentre l’anima è proprio dei meccanismi funzionali delle persone, lo spirito è ciò che le rende eterne. Ma per ora tralasciamo questo particolare.

La spiritualità indica un tentativo di fare crescere l’uomo, la sua umanità. Ma l’identità di questo ”far crescere” non è chiara. Per un cattolico il cammino spirituale non mira a fare crescere l’uomo in quanto tale ma, piuttosto, far crescere la sua relazione con Dio, relazione che va ripristinata, permettendo a Dio di agire nella vita. Questo si ottiene, secondo i cattolici, mettendo in atto comportamenti, metodiche e tecniche di ordine spirituale (preghiera, sacramenti, lettura della bibbia, penitenza). Dio per un cattolico è l’Entità creatrice che lo Ama e che vuole essere in relazione con lui. Dunque, sempre per un cattolico, la vita spirituale è la promozione di una relazione con Dio, con la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo), ma anche con i suoi angeli e i suoi santi (tra tutte la devozione a Maria), ed è anche lotta con le forze avverse del maligno.

Poiché noi non siamo in relazione con Dio a causa dell’opera del diavolo e del peccato originale restiamo soli e cerchiamo di ritornare a Dio, cioè alla relazione per cui siamo nati.

In altre parole il cattolico non cerca una propria crescita personale, ma vive in una dimensione di dipendenza da Dio e ricerca tale legame. Altre religioni invece sembrano puntare a situazione di semplice ricerca di crescita  personale, in cui Dio è un fenomeno da controllare a proprio favore, con il quale non vi è una vera relazione, piuttosto è una energia che si deve sapere cogliere e usare per i propri fini.

Quindi con il termine “cammino spirituale” si intendono cose diverse, tra loro in netta contrapposizione, e le tecniche usate in certi cammini possono essere dannose in altri. Si potrebbe qui entrare in merito all’uso di tante tecniche spirituali orientali per supportare un cammino di preghiera cattolico: può un fucile essere usato come una vanga? Il rischio è che parta un colpo e ti uccida.

Allora cominciamo con il dire che qui intendo un cammino spirituale cattolico come sopra definito.

Possono tecniche usate per guarire i traumi psicologici aiutare a fare un percorso spirituale cattolico?

Nella mia esperienza può essere certamente vero il contrario: percorsi di preghiera possono portare a guarigioni psicologiche o a un maggior benessere psicologico e relazionale, ma questo risultato non si h ain un modo così diffuso come dovrebbe. Possiamo ipotizzare che il fatto di scoprire che c’è un Dio dà alla sofferenza e alle fatiche della vita un senso insperato e con esso anche un coraggio e una pazienza maggiori. E una vita ricca di preghiera dovrebbe permettere a Dio di darti doni di consolazione e forza che derivano dalla grazia e che ti sostengono anche dal punto di vista psicologico. Quindi questa è una ipotesi sensata. Inoltre se il trauma più importante, cioè la morte e la lontananza da Dio, sono la causa delle nostre sofferenze è presumibile che il ripristinare il rapporto con la Trinità curi queste sofferenze.

Ma può essere vero il contrario? Cioè che una psicoterapia in qualche modo ci avvicini a Dio?

Poiché noi siamo una unità spirito-corpo, teoricamente qualunque cosa agisca su un livello agisce in qualche modo anche su un altro. Ma è proprio così? Molta aneddotica racconta come persone psicologicamente serene hanno maggiori possibilità di affrontare positivamente patologie importanti (ma non di guarirle in sé: questa idea fa parte a mio avviso di una proiezione del desiderio di onnipotenza proprio della pseudo religione new age, ma è pericolosa, perché porta le persone a rifiutare cure efficaci). Dunque c’è un legame tra corpo e spirito, ma non così stretto e immediato come talvolta viene dipinto.

Si può anche pensare che se anche la nostra psicoterapia fosse in grado di curare tutti i traumi psicologici del mondo immanente poco potrebbe fare per quelli del mondo trascendente su cui solo Dio può operare, previo nostra disponibilità.

Tuttavia penso possa essere ragionevolmente ipotizzabile che la psicoterapia permetta di prendere consapevolezza dei propri problemi e dei propri limiti e possa guarire (o almeno contribuire alla guarigione) alcune relazioni personali che ostacolano la relazione con Dio, contribuendo così ad aiutare e affrontare temi importanti quali il perdono e il comportamento morale. Infine possiamo pensare che, come a volte Dio guidi la mano del chirurgo nel curare il corpo, poiché Dio ci tiene a che l’uomo collabori con Lui e alla sua opera di guarigione, possa a volte guidare in tal senso uno psicoterapeuta devoto.

Ma tutte queste sono solo ragionevoli ipotesi restando, pur tuttavia, ipotesi di buon senso, a cui dovrebbero esser date gambe reali per camminare ed essere esplorate. Per fare questo dovremmo avere un confronto tra esperti nel cammino spirituale e nella psicoterapia, fondato su serie basi epistemologiche, e questo confronto manca. Mancherebbero dati certi su cosa possa essere un risultato spirituale, o quando possiamo ritenere di avere avuto un risultato sul piano psichico e dati oggettivi di misurazione. Sono state eseguite recenti ricerche sui mistici di Medjugorje attraverso strumenti di misurazione psico-fisiologiche che hanno dimostrato che tali fenomeni non sono di origine ipnotica o legati al sogno o a patologie neurologiche, confrontate con le estasi della veggente di Lourdes. Ma questo è insufficiente per rilevare quale sia l’influenza reciproca tra aspetti psicologici e spirituali. “Aleteia” rileva come lo psicologo e psicoterapeuta dott. Luciano Masi sostenga di aver avuto in terapia circa 200-300 persone, di varia estrazione, sia religiosi che atei, e come molti di loro siano tornati convertiti da Medjugorje e mostrino di essere passati da uno stato emotivo depresso prima del viaggio ad uno stato di assenza di depressione dopo il viaggio, un cambiamento maggiore di quanto non possa fare una psicoterapia. Parliamo di ricerche effettuate nel primo periodo delle apparizioni (cioè nei primi anni ’80).

Dunque possiamo sostenere che una certa correlazione possa trovarsi tra spirito e psiche. Ma al momento siamo ben lungi dal poter capire il fenomeno in modo efficace.

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