Psicologia cattolica e cultura.

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Di Daniele Malerba

Si sono concluse da poco le elezioni. L’Italia ha scelto, o ha cercato di scegliere, le persone che dovrebbero condurre la sua storia nei prossimi anni, e ha scelto da che etica essere guidata indicando così la propria cultura di riferimento. È evidente che non è una cultura cattolica.

Non è una cultura cattolica quella che guida il paese e non è una cultura cattolica quella che guida la formazione del pensiero nelle nostre scuole e università.

La culla del cattolicesimo ha relegato il proprio fondamento cristiano in un angolo nascosto, anche se resta una piccola minoranza di resistenti. Questa situazione è frutto, a mio avviso, oltre che dalla perdita di capacità di fare vita spirituale,  anche dell’idea (che è divenuta implicito culturale) che i cattolici si devono occupare solo dei poveri emarginati, e non devono invadere esplicitamente la politica, la culturale….. aggiungerei “con i loro stereotipi”. Come se la nostra bimellenaria storia non avesse più nulla da dire o insegnare.

Il nostro gruppo nasce da questo, dalla necessità di essere nella cultura, di spiegare che non siamo fuori dal mondo, che mettere all’angolo il cattolicesimo è un errore culturale madornale, che distrugge il nostro paese e che i cattolici non possono essere coloro che si occupano solo degli emarginati, dei poveri, ma non del resto della struttura sociale.

Il cattolicesimo non solo ha proposte importanti e fondamentali per la nostra società, ma ha anche il diritto e il dovere  di proporle e difenderle.

Questo gruppo è nato per questo, seppur nell’ambito un po’ ristretto della psicologia, è nato perché la nostra cultura e la nostra storia sono importanti. E questo è quello che ci proponiamo di fare: studiare, approfondire e infine promuovere la cultura cattolica, la sua tradizione e, soprattutto, la sua saggezza.

Saggezza che nasce dallo Spirito, non da qualche filosofia umana. E questa fatica la stiamo facendo in pochi, senza risorse e senza aiuto. Il mondo ecclesiale in parte sembra essersi ritirato dalla lotta culturale nel mondo, non sa parlare con i laici impegnati, lasciandoli spesso soli e talvolta asseconda, oso sperare involontariamente, lo spirito del mondo.

In parte però esiste un mondo frammentato di cattolici che la pensa come noi, questa rete di amici va riunita in un impegno comune che porta a combattere sulle strade e sulle piazze.

Io di questa battaglia voglio essere parte, per non trovarmi davanti a Gesù e dover dire che non ho neppure provato a spendere il mio talento. E penso che questo gruppo nasce perché anche voi condividete questo desiderio.

La nostra battaglia non può essere combattuta solo in difesa… a tutti noi spetta continuare la scrittura di questa storia.

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