Il bisogno.

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Di Daniele Malerba

Ad un colloquio di lavoro una gentile esaminatrice mi spiegò che avevano già individuato  la persona a cui assegnare il posto, mi spiegò cosa volevano, non mi rimase che spiegare, a mia volta, la mia situazione e dire cosa potevo offrire io.

Tornando indietro però pensai. Pensai che non mi chiese: “di cosa hai bisogno”. Nessuno lo fa. Certo una azienda che vuole assumerti pensa al proprio bisogno e non a quello del candidato. Però forse non è così insensato chiedersi di cosa ha bisogno il candidato. Ma del mio bisogno chi se ne prende cura?

La domanda su qual è il bisogno delle persone non è eludibile, si cerca lavoro per un proprio bisogno, si va dal medico per un proprio bisogno e si va dallo psicoterapeuta per un proprio bisogno.

E spesso è proprio alla ricerca di una risposta ad un bisogno profondo, non semplicemente il desiderio di fuga dal dolore, che spinge l’uomo nella sua ricerca.

Bisogno per il quale in genere non si individua l’identità più profonda e misteriosa, identità che va riconosciuta. La psicoterapia spesso può essere spinta dalla ricerca dei propri bisogni più profondi.

Eppure da cattolici sappiamo che il bisogno più profondo è la sete di Dio, “il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te” dice sant’Agostino (Agostino, Le Confessioni, 1,1.5).

Porsi la domanda: “ma cosa cerchi veramente?” fa parte della psicoterapia.

Una lettura antropologica cattolica non può che avere chiara la risposta a questa domanda, ma è una domanda che resta relegata spesso nel regno dell’inconscio, difficile da fare emergere. Emerge come bisogno di felicità, e come inquietudine profonda da assenza.

La risposta è ancora più nascosta.

Questa domanda è uno dei possibili ponti tra psiche, e psicoterapia, e lavoro spirituale. Il malessere incombe e perseguita finché non si riconosce la domanda giusta e non si trova la risposta a questa domanda.

Ma tale domanda e tale risposta sono entrambe già ontologicamente e antropologicamente presenti nella vera e più profonda identità dell’uomo, è sufficiente togliere gli inceppi, sostituire gli ingranaggi sbagliati e far funzionare l’uomo secondo il uso vero progetto e subito la strada verso la vita spirituale è spianata, e anche verso la sua felicità.

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