Una lancia spezzata per Freud.

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Di Daniele Malerba

Buona riflessione quella di Stefano Parenti, nel suo articolo “Outing di Francesco sulla #psicoanalisi” su Freud. Mi viene istintivo però aggiungere altri elementi per cercare di capire meglio, sviluppare lil discorso, riconoscendo la mia ignoranza, e nella speranza che mi si illumini.

Scrive Stefano che il filosofo francese Jacques Maritain salva la  prassi psicoanalitica rigettandone la teoria. Istintivamente mi verrebbe da dargli ragione ma, obietta Stefano (comunicazione personale), che se costruisci uno strumento è per un certo scopo e quindi lo si usa per quel scopo.

Su quest’ultima affermazione sono d’accordo solo parzialmente. Si costruì la dinamite per scavare le montagne e la si usò per uccidere uomini. Molte scoperte sono state fatte per scopi militari e poi deviate ad usi civili.

Così uno strumento può avere più scopi e usi (anche se non per tutti gli strumenti e così: certo con la spada non si può scrivere un libro). Mi piacerebbe capire meglio se gli strumenti psicoanalitici ci possano essere di qualche utilità.

Ma quali sono gli strumenti della psicoanalisi? Sono sostanzialmente le libere associazioni, il rapporto con l’analista e il transfert, l’analisi e l’interpretazione dei racconti, dei sintomi e dei sogni riportati dal paziente.

Freud scopre prima le libere associazioni che senz’altro aiutano il paziente (forse perchè altro non sono che l’invito alla persona di esprimere, almeno con le parole, tutto se stesso e il suo disagio, cercando di bypassare il conflitto che l’espressione di sé crea nel paziente. In fondo potrei dire che Freud dà il permesso alla lamentela). Il transfert analitico,non è che rivivere la rabbia evolutivamente storica nel confronto di una lamentela inascoltata.

Mi vien da dire che il problema sta, invece, nella interpretazione, che è il cercare di fare correlazioni logiche tra gli elementi che riporta il paziente (nei libri di Freud, per esempio in “psicopatologia della vita quotidiana”, si vede bene la sua capacità di analisi e correlazione logica tra gli elementi). Ma poi Freud non si ferma qui, nel suo tentativo interpretativo si allarga, e cerca di inquadrare tutti gli elementi in una mappa più ampia definita metapsicoanalisi. Inserisce, cioè, gli elementi emersi dalla analisi primaria dei contenuti in una visione più ampia.

Ma da dove trae questa visione? Dalla sua cultura di riferimento. Freud ha tre culture di riferimento: quella medica, quella classica e quella ebraica.

La cultura medica gli suggerisce che deve esserci un ponte tra il funzionamento della psiche e quello del corpo, tanto che il suo sogno è creare una spiegazione tra funzionamento neuronale del corpo e funzionamento psichico e pensa che prima o poi questo accadrà. Per questo cerca una spiegazione che sta “tra psichico e somatico”, che dia ragione di ciò che spinge all’atto. Ma dove trovare una cosa così potente nel corpo? Solo la sessualità è così potente, per questo non riesce a trovare altro elemento che una spiegazione sessuale, ma si accorge  che non basta, cosicchè, dopo aver coniato il termine “pulsione di vita”,  è poi costretto a creare anche quello di “pulsione di morte”, pulsione che non riesce a spiegare se non con una cosa che chiama “ES”. Con gli elementi che ha non può fare altro.

Partendo da queste premesse interpretative è ovvio che i bambini non hanno movimenti  affettivi ma movimenti pulsionali di natura sessuale (parla dei bimbi di pochi mesi come “perversi polimorfi”). Non rendendosi conto che l’affettività passa attraverso il corpo e i suoi sensi, essendo loro il tramite con il mondo, così come anche la violenza passa attraverso i sensi e il corpo (la sessualità può essere usata in modo violento). Ma gli atti violenti e affettivi non “sono” il corpo, si esprimo nel corpo, così Freud fa confusione tra i due livelli perché la mappa interpretativa che usa è imperfetta. La sua antropologia medica considera il corpo come unico e ultimo riferimento interpretativo (e piega anche la filosofia a tale scopo).

La cultura classica gli permette di mappare anche sul piano relazionale i movimenti pulsionali, sviluppa, così, concetti come “complesso di Edipo” e “complesso di Elettra”, e spesso ricerca modelli interpretativi nei simboli culturali e nell’uso del linguaggio comune del suo tempo (detti, proverbi, fiabe, ecc.). Credo che sia possibile trovare una parte delle sue mappe interpretative anche nella sua cultura ebraica.

Ma a Freud manca una mappa interpretativa fondamentale del materiale raccolto: quello della cultura filosofica e spirituale cattolica (bene fanno quindi Parenti, Marchesini e gli amici cattolici a porsi il problema).

Devo dire che questa mappa interpretativa cattolica manca complessivamente alla nostra cultura in generale e anche spesso al mondo cattolico. Noi siamo nati in Italia, siamo battezzati, comunicati e cresimati e diamo per scontato cosa sia la cultura cattolica, diamo per scontato di conoscerla. Ma nella maggioranza delle volte la nostra conoscenza è superficiale, stereotipata, confusa, non ben fondata.

Peraltro la cultura cattolica non può essere conosciuta basandosi solo sulla conoscenza dell’ordinamento morale che la guida (ma anche qui: quante persone possono dire, anche oggi, di avere letto il Catechismo della Chiesa Cattolica o i documenti del magistero?), ma sulla esperienza spirituale e mistica sulla quale tale ordinamento è fondato.

A mio avviso Freud non aveva quest’ordine interpretativo (come non lo aveva Nietsche, come ho avuto modo di rilevare altrove), non aveva studiato la filosofia cattolica come Edith Stein, e probabilmente aveva del cattolicesimo una idea superficiale e stereotipata, moralisteggiante e, poiché era ebreo, non era interessato ad un approfondimento in quel senso.

La dico così: Freud, che senz’altro era una grande mente, ha fatto, come tutti gli uomini, il meglio che ha potuto con quello che aveva. Credo che spesso ci facciamo abbagliare dalle idee che una persona esprime, dall’isterico entusiasmo sociale che a volte circonda certe opere, ma non ne vediamo limiti e sofferenze. Fruttuoso che si cerchi in Freud quello che è utile, perché molte cose ha fatto di utili, cosicché noi obbediamo all’invito di San Paolo esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1Tessalonicesi  5, 21).

Ma credo altrettanto che siamo colpevoli di avere troppo velocemente e superficialmente gettato alle ortiche il nostro elemento culturale, per farci abbagliare dalle cose d’altri, solo perché sono d’altri, dimenticandosi della oggettiva profondità e conoscenza del cattolicesimo a cui non riusciamo più a fare riferimento e che più non conosciamo. Lo riteniamo anacronistico, probabilmente perché scritto in uno stile antico e difficile da leggere, e anche perché nessuno nella modernità ha pensato di introdurci ad esso.

Ma non si può curare la mente e il corpo senza avere di entrambe una mappa veramente completa.

 

 

 

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Un pensiero riguardo “Una lancia spezzata per Freud.

    Salvatore ha detto:
    5 maggio 2018 alle 19:34

    Noi cristiani teniamo conto che ci sono tre dimensioni da considerare nell’uomo e cioè lo spirito la mente e

    il corpo, per cui chi ragiona solo con due dimensioni ( Freud ) non possiamo considerarlo: il nostro dna

    non lo ammette- è contro natura.

    Può sembrare una dichiarazione dura, ma è la sintesi dovuta alla mia cultura sull’argomento.

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