Il segreto della felicità

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Di Gilberto Gobbi

Risultati immagini per felicità gesùIl segreto della vita, della felicità, sta nel raggiungimento dell’armonia dei vari elementi che costituiscono l’esser umano: il corpo, la psiche e i valori. La felicità è una melodia suonata all’unisono in cui le note dei vari elementi si esaltano, s’intersecano, si combinano, si fondono in unità.

Così il vero segreto è scoprire, conoscere e usare gli elementi che compongono l’uomo, quale essere-in-sé ed essere-nel-mondo. L’uomo ha già tutto quello che gli occorre per sapere che cos’è la vita per lui e per ricercare quella fusione e quell’unità che lo fac­ciano star bene con sé e con il mondo.

Il segreto della vita è già scritto dentro di ognuno, perché il se­greto è nella vita stessa, nel modo di leggerla, di affrontarla, di vi­verla, di dare risposte ai suoi interrogativi. Già dentro di noi, nel profondo dell’esistenza, nell’inconscio, vi sono implicite e struttu­rate le risposte alle domande insistenti di ricerca di senso e di signi­ficato, anche quando le situazioni e i vissuti frappongono ostacoli e filtri alla lettura e alla percezione dei contenuti profondi della vita.

La ricerca del segreto della vita si tramuta nella ricerca del se­greto della felicità.

L’uomo vuole essere felice e spende l’esistenza per questa ricerca. A volte succede che egli non si scruti, non si ascolti e si perda in un errare vagabondo per strade, che allontanano e complicano la ricerca stessa. Non ascolta nel silenzio dell’interiorità il tipo di co­municazione e di combinazione tra loro dei suoi elementi costitutivi: il corpo con le sue emozioni e vissuti, l’intelligenza con le sue com­prensioni, relazioni e socialità, e i valori con la proiezione ideale di realizzazione e la spinta alla progettualità.

L’ascolto interiore è una dimensione psicologica delicata, spesso disturbata dai rumori degli oggetti, interni ed esterni, che spingono il soggetto o verso un vagare centrifugo denso d’esterio­rità,  in cui ri­cerca surrogati della felicità, o verso un avvitamento su di sé, ca­rat­terizzato da uno sprofondare ossessivo nello stagno emozionale.

L’armonia degli elementi tra loro (corpo, psiche, valori) crea stadi di serenità, fa sentire felici: tutto funziona, l’equilibrio è rag­giunto, il percorso della vita è sereno. Ciò, però, avviene in un tempo limitato e l’armonia si dissolve, per poi continuare la ricerca di nuovi orizzonti e stadi di vita, in cui l’armonia si ricomponga e si riappropri della sua consonanza con nuove esplosioni di felicità. Così ancora e poi ancora: gli elementi sono tra loro dissonanti, il corpo non è più consonante con lo spirito e con l’ideale di sé; quindi l’armonia si ricompone, l’unità è ritrovata e la gioia riesplode.

L’esistenza dell’uomo è così.

L’accettare con apertura la realtà della vita situa la persona in un atteggiamento costruttivo, di crescita, di superamento delle diffi­coltà, di possibilità progettuale. In ciò si colloca la prospettiva di fe­licità, o meglio di momenti di felicità, d’espansione di sé, di vita vis­suta, di pienezza effusiva, di grazia abbondante.

Sono momenti in cui “il naufragar…è dolce”, il cielo sereno, il mondo interno tranquillo e quello esterno sospeso in una luce sof­fusa, che attutisce i rumori. Ogni cosa al suo posto, dentro e fuori. In quei momenti ci si sente felici, si possiede la felicità, per poi ripren­dere il percorso quotidiano con le sue piccole cose positive e nega­tive, nell’attesa d’altri momenti felici.

Probabilmente pochi termini, come quello che connota la feli­cità, sono così densi di significati e coinvolgono nello stesso tempo tante e profonde emozioni e molteplici affetti. Felicità è un gran conteni­tore, che come parola astratta può significare tutto e niente, e come vissuto psicologico del soggetto può avere un valore immenso che coinvolge il soggetto nella sua totalità dell’esistere.

E’ una parola usata in tante accezioni ed ha un largo uso sia nel linguaggio filosofico, sia in quello sociologico e psicologico e sia in quello comune e popolare.

Alla felicità si associano tanti altri termini, alcuni sinonimi ed altri con una loro specifica connotazione. Troviamo: beatitudine, benessere, prosperità, gioia, soddisfazione; e per contro: infelicità, sventura, disgrazia, dolore, tristezza.

La dimensione positiva è pure espressa da una serie di aggettivi, come: felice, beato, contento, lieto, fausto, fortunato, mentre quella negativa è indicata da: infelice, sfortunato, sventurato, misero, po­vero, triste, depresso, sfavorevole, negativo, inopportuno, intempe­stivo.

Ciò fa riflettere perché ciascuno dà un suo specifico significato e contenuto alla parola felicità, in quanto vuol trovare nel conteni­tore ciò che ritiene più consono a sé.

[Gilberto Gobbi, Le anse del fiume – Ricordi, emozioni e pensieri di uno psicoterapeuta veronese, pp. 106/107]

 

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