Aborto e atti di riparazione

Postato il Aggiornato il

Aut. Daniele Malerba

Per riparare ad un danno è necessario definirne l’ammontare…… ma…

Le statistiche sull’aborto sono impietose, non credo sia quantificabile il danno psicologico[1] che l’aborto comporta e tanto meno quello spirituale.

Il danno medico è stato studiato, quello sociale non si mette nemmeno in conto, quello culturale è disastroso ma invisibile (la cultura abortista sponge all’aborto, riporta il sito “Luce di Maria”: “una donna incinta su 3 (ossia il 37%) decide di interrompere la gravidanza, perché istigata ad abortire, dall’ambiente familiare, nella metà dei casi; dal partner nel 48% dei casi; dal personale sanitario, nel 25% dei casi[2]).

In Italia dal 22 maggio 1978, a causa della legge 194 dell’aborto, fino a fine 2016 sono stati 5.814.625 gli aborti, cioè i bambini che si è volontariamente scelto di non fare nascere[3]. Abbiamo meno nascite della prima guerra mondiale unita alla spagnola (che grande successo!). Come il solito i media fanno vedere solo il dato che dipinge il tutto come positivo (le IVG sono diminuite in termini assoluti e in confronto alle nascite avute), in compenso abbiamo più morti che nascite in Italia: complimenti, se si intendeva distruggere un popolo ci si sta riuscendo.

Beffardo sembra il rilievo fatto da “epicentro”: “Negli ultimi vent’anni in Italia si è osservata una costante riduzione dell’IVG, grazie a un maggiore e migliore uso dei metodi anticoncezionali, ma anche per l’attività sempre più decisiva svolta dai consultori familiari[4], come per dire che quello che conta è non avere figli, va bene anche se on nasconon a causa degli anticoncezionali, e va notato che probabilmente tra gli anticoncezionali va inserita anche la “pillola del giorno dopo”, che anticoncezionale non è. Il dettato culturale è così presto detto: si vive per il proprio piacere, non per servire la vita, ma per assurdo questo porta ad una somma infelicità, siamo infatti una società triste, senza sorriso. E soprattutto una civiltà morente.

Non penso sia inutile notare che potrebbe esserci una correlazione con la denatalità, “nel 2017 sono nati in Italia solo 464mila bambini, il 2% in meno rispetto al 2016 quando se ne contarono 473mila. Cifre che battono il precedente record di minimo storico dall’Unità d’Italia, registrato nel 2016. E’ la nona consecutiva diminuzione dal 2008, anno in cui nacquero solo 577mila bambini. I decessi sono stati invece 647mila, 31mila in più del 2016 (+5,1%) e solo mille in meno rispetto al 2015, l’anno in cui si sono contati più morti dalla fine della seconda guerra mondiale”[5] Il calcolo degli aborti da IVG è stato parametrato a quello dei nati vivi, ma non ho trovato confronti con il numero di donne fertili, numero di donne gravide, tasso di fertilità, andamento della denatalità.

Il danno spirituale è infinitamente più grave, si è avuto immediatamente dopo la scelta degli italiani di tradire la vita. Ricordiamo che chi collabora all’aborto in qualsiasi forma incorre, sulla base del CCC 2272, nella scomunica latae sententiae (che significa “sentenza automatica”, cioè anche senza che vi sia un pronunciamento formale della sentenza e solo per il fatto di avere commesso il peccato)[6], il che fa pensare che la maggioranza degli italiani che hanno votato a favore della legge sono caduta immediatamente nella scomunica[7], e se ha preso l’eucarestia ha fatto un atto sacrilego[8]. Strano che pochi o nessuno abbiano fatto una riflessione su questo.

Ma forse non è così strano, dato che la considerazione etica che la Chiesa ha cercato di proporre al mondo da molti anni, con lo scopo di trovare un terreno comune con il mondo ateo, con i non credenti e con le altre religioni, è stata appoggiata sull’etica naturale, ma questo ha portato a perdere il vero fondamento dell’etica cattolica: quello dei valori spirituali. Forse è ora di riflettere sulle conseguenze di questa procedura pedagogica, ritengo che, invece di avvicinare il resto del mondo al cattolicesimo, è stato il cattolicesimo ad essere assorbito dai falsi valori di progresso proposti da un mondo che non cerca la verità. A volte non è utile accettare una discussione, a volte si deve proporre la verità e basta: la accetterà solo chi la cerca realmente.

Un’altra conseguenza spirituale su cui ancora poco si riflette è quella sulle anime dei bambini non voluti, la discussione teologica à tutt’ora aperta su varie posizioni che riguardano l’esistenza o no del limbo e della possibilità o meno del battesimo, sulla possibilità di poter fare dire delle messe per i bambini.

Il risollevarsi del nostro paese non può che derivare da atti di riparazione all’immenso danno spirituale che il nostro paese ha vissuto a partire dalla legge sulla legalizzazione del divorzio e poi da quella dell’aborto, segno dell’istaurarsi di una profonda cultura edonistica che ritiene gli altri come elementi nella propria disponibilità non persone da servire. Un idolatria del successo, del piacere che porta al sacrificio di vite umane all’idolo della felicità e del successo. Apparentemente non cambia nulla, ma i frutti si vedono: un paese che sta morendo giorno dopo giorno.

Gli interventi psicologici e culturali sono senz’altro necessari, ma molto più lo è l’elemento di riparazione spirituale. E anche se questo è un sito di psicologia, resta per noi chiaro l’inscindibilità dell’uomo psichico, fisico, sociale e spirituale. La guarigione non può che derivare da una azione contemporanea psichica, sociale e spirituale.

La psicologia può aiutare a riconoscere il dolore e a riconoscerne l’origine, ma solo a condizioni di accettare di guardare il dolore, di lasciarsi aiutare nella ricerca, di fidarsi del terapeuta. Ma si deve pensare anche ad una terapia di una società profondamente ammalata, ma che fatica a riconoscere la propria malattia e la propria tristezza.

E alla fine resta la necessità conscia di riparare in qualche modo al danno fatto, per questo dare un strumento di riparazione spirituale significa anche dare un percorso di riparazione dello psichico. È uno strumento per accedere ad una pace più profonda, ma soprattutto per creare una relazione con il figlio che non si ha voluto, per capire che si ottiene il perdono più importante: quello del figlio .

L’atto spirituale diviene dunque importante per motivi anche psichici, diventano importanti la preghiera e il digiuno, il fare dire messe. Ma questo atto di riparazione è anche un dovere sociale e culturale: come possiamo curare un mondo così devastato spiritualmente se non con atti spirituali?

[A tal proposito molti segnalano la necessità di sistematiche messe di riparazione (che ne dite del  5 di ogni mese?)].

[1] Del danno psicologico alle donne se ne parla in diversi testi di psicologia, molti sono i casi segnalati di sindrome posto aborto (PAS), tra i cattolici si possono citare autori come Benedetta Foa, Silvia Baccaglini, Tonino Cantelmi, Giovanni Corbelli, e molti altri.

[2] https://www.lalucedimaria.it/bambini-abortiti-vittime-guerra-mondiale/

[3] http://www.centrodiaiutoallavitadicassino.it/da-sapere/i-numeri-dell-aborto-in-italia/ (non sono riuscito a trovare i riferimenti originali, sono riportati solo dai centri per la vita)

[4] http://www.epicentro.iss.it/problemi/ivg/epid.asp

[5] https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/08/istat-nel-2017-solo-464mila-nascite-record-negativo-per-la-differenza-tra-nuovi-nati-e-morti-183mila/4145243/

[6] CCC 2272La cooperazione formale ad un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. « Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae », 184 « per il fatto stesso d’aver commesso il delitto » 185 e alle condizioni previste dal diritto. 186 La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all’innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.”

[7] CCC 1385Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: « Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna » (1 Cor 11,27-29). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.”

CCC 1415 “Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all’Eucaristia senza prima aver ricevuto l’assoluzione nel sacramento della Penitenza.”

[8] CCC 2120 “Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l’Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo”. Cf anche CIC canoni 1367. 1376.

 

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