Su Amoris Laetitia

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Di Daniele Malerba

Risultati immagini per amoris laetitiaFaccio fatica ad affrontare questa esortazione, ha suscitato troppe polemiche. Capisco le polemiche: molti cattolici sono spaventati dalle chiese vuote, dal calo delle vocazioni, dalla apostasia silenziosa del nostro tempo e si chiedono se le “aperture post conciliari” non abbiamo responsabilità in questo senso. Se tutto questo parlare di misericordia non offuschi, anziché fortificare, la fede, poiché tradotta in relativismo etico e superficialità spirituale.

Amoris Laetitia è una esortazione, e come tale influenza il pensiero della Chiesa e può pesare sulla sua azione sacramentale, per questo può essere gravida di conseguenze, si è così trasformata in campo di battaglia, motivo di frecciate tra papisti e antipapisti.

Eppure oggi parlare di famiglia è  fondamentale, in qualche modo va fatto.

Il papa si chiede giustamente come soccorrere le ferite della famiglia nell’ottica di un intervento pastorale.

La spinta a parlarne mi viene dalla promessa che avrei riaffrontato l’argomento, ma anche da un articolo di la Nuova Bussola Quotidiana. Il giornale cattolico ha criticato il vescovo di Mantova per avere proposto un percorso per coppie divorziate e risposate alla fine del quale è forse possibile forse accedere ai sacramenti (qui), queste le parole riportate dal giornale riferite come proposta del vescovo: “Da oggi i fedeli divorziati e risposati, o che comunque vivono una seconda relazione in modo stabile, possono intraprendere un cammino ecclesiale di riconciliazione che, in alcuni casi, potrà sfociare nella possibilità di accedere al sacramento della penitenza e alla comunione eucaristica.”

Non ho idea di cosa il vescovo di Mantova voglia fare realmente, cioè a quali condizioni il percorso sfocerebbe nella ripresa della vita sacramentale di queste persone.

E si sa, forse in Italia abbiamo troppo amore per la polemica gratuita che giornalisticamente paga; certo è che la “Bussola Quotidiana” sa andare li dove la contraddizione tra la morale evangelica e la sua applicazione concreta sembra stridere in modo evidente; e anche se si potrebbe sicuramente obiettare che questo giornale esagera, si deve anche riconoscere che, a onor del vero, è anche uno dei pochi giornali che denuncia queste cose, che esce dallo schematismo della riverenza obbligatoria per quello che fanno gli uomini di Chiesa in quanto tali.

Comunque, pur prendendo con le pinze le parole del giornale, l’evento riportato fa riemergere preoccupazioni che molti hanno sull’applicazione di Amoris Laetitia, e credo sia legittimo parlarne senza per questo dover buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Il documento sembra un invito a soccorrere le famiglie in difficoltà. Non lo percepisco come orientato verso le famiglie sane e che funzionano (seppur ci sono) ma verso famiglie in forte difficoltà, o addirittura verso non famiglie. Direi che più che un documento per le famiglie è un documento per “non famiglie“.

Propone un percorso quasi tutto orizzontale, fondato sulla formazione, sulla cui validità si può discutere (d’altra parte il documento punta a questo) il cui obiettivo è la conversione (però qui la castità resta un valore fondamentale), attraverso vie di integrazione (punto 297: “si tratta di integrare tutti”, “perché la misericordia è immeritata, incondizionata e gratuita”) e tuttavia aggiunge: “Ovviamente, se qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa, non può pretendere di fare catechesi o di predicare, e in questo senso c’è qualcosa che lo separa dalla comunità (cfr Mt 18,17). Ha bisogno di ascoltare nuovamente l’annuncio del Vangelo e l’invito alla conversione. Ma perfino per questa persona può esserci qualche maniera di partecipare alla vita della comunità: in impegni sociali, in riunioni di preghiera, o secondo quello che la sua personale iniziativa, insieme al discernimento del Pastore, può suggerire.”

Mi sembra che l’idea di integrare proprio tutti non sia realistica, è più un pio desiderio, e questo sforzo di integrazione coscritta rischia di fare ammettere e rendere accettabili idee e comportamenti antieducativi.

E mi sembra, anche, che la misericordia, seppure offerta gratuitamente da Dio, per essere ricevuta richieda delle condizioni. Perlomeno condizioni pratiche: che sia proclamata e proposta, che sia accettata, che sia valorizzata, che se ne senta il bisogno tanto da ritenere di dover rinunciare al peccato per averla, che sia coltivata attraverso una vita spirituale e sacramentale adeguata.

Naturalmente resta inteso e chiaro che i valori sono quelli cattolici di sempre, ai quali il pontefice in effetti richiama di continuo; ad esempio ripete in più parti concetti quali la indissolubilità del matrimonio, il fatto che la famiglia sia costituita tra uomo e donna, che sia generatrice di vita, chiesa domestica e simbolo della dimensione trinitaria, il fatto che i bambini hanno bisogno di un padre e una madre, il rifiuto di aborto, eutanasia, teoria del gender e così via.

Manca forse una proposta incisiva di approfondimento spirituale, anche se sono presenti inviti alla preghiera in famiglia (e poi alla riscoperta della messa e della preghiera, a recitare il rosario, all’affidamento e alla preghiera davanti alla Madonna). Più importante dell’invito pressante alla formazione umana, culturale o psicologica, è quello alla formazione spirituale, grande assente del nostro tempo.

Tanto che il documento afferma: “Se la famiglia riesce a concentrarsi in Cristo, Egli unifica e illumina tutta la vita famigliare” (punto 317). Come riuscirci è il grande dilemma.

In negativo credo che il documento sembra pensare alle famiglie come bambini da tenere per mano e non come coppie di persone mature che hanno fatto delle scelte,  capaci di sostenerle; ne parla solo come vittime, quali talvolta sono in effetti, ma non sempre. Questo documento è stato frainteso, non è una proposta di crescita per le famiglie, ma una proposta di evangelizzazione o rievangelizzazione.

Lamento anche un po’ l’incapacità del mondo religioso e sacerdotale di coinvolgere le famiglie sane in questo progetto, tanto che il punto 202 ad un certo punto recita: “Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati“. Non abbiamo famiglie sane che hanno persone competenti nella Chiesa Cattolica?

Infine ho perplessità sul coinvolgimento di professionisti (psicopedagogisti, psicologi, psicoterapeuti e counselor) data la diffusa cultura atea di costoro e il taglio positivista delle moderne teorie in ambito psicologico. E proprio nel momento in cui gli psicologi cattolici si stanno finalmente rendendo conto del danno diffuso da questo pensiero.

Questo richiamo forte alla formazione non tiene conto del fatto che viviamo in un mondo che ha un alto e diffuso livello culturale, ma di stampo positivista, con una forte influenza teologica modernista, che mette in gioco un potente e implicito pensiero di frame anticristiano e anticattolico del quale sembra che  pochi si rendano conto. Forse cominciare ad accorgersi di questo pensiero e ad osservarlo criticamene, alla luce della verità della fede e della morale cattolica, è invece il primo passo da fare.

Esortazione: amorislaetitia_italiano_testo

Qui una sintesi della esortazione: sintesidiamorislaetitia-senzanote

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