Annotazioni psicologiche sugli effetti della televisione

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Di Gilberto Gobbi

Onnipresenza della televisione – E’ di dominio comune che i mezzi di comunicazione di massa, e in particolare la televisione, siano veicolatori di notizie, di conoscenze, di evasione, imbonitori di idee, suggeritori di atteggiamenti. Formano coscienze, modificano e plasmano comportamenti. In sintesi, per usare una frase fatta, “fanno cultura”. Se per ‘cultura’ si intende il complesso delle conoscenze, dei costumi, dei modi di agire e di reagire, della capacità di comunicazione dell’uomo in una determinata epoca e ambiente, si può affermare che siamo in un’epoca in cui i mass-media sono al centro dei processi culturali.

L’affermazione precedente è solo una constatazione di questo predominio, a cui spesso le stesse istituzioni, preposte alla formazione della cultura, si inchinano. Il potere condizionante dei mass-media è evidente. Vi sono dibattiti, convegni, tavole rotonde; si svolgono ricerche su questo potere “culturale”, con esiti non sempre scontati. Spesso l’oggetto d’indagine sono televisione e bambini e adolescenti, che vengono considerati tra i maggiori fruitori della tv; protagonisti passivi, indisturbati delle trasmissioni a loro “dedicate” dai vari canali e spesso degli stessi programmi per le persone “adulte”.

Sono pochi i padri e le madri, che, dopo l’ora fatidica di ‘Carosello’ di tanti anni fa, (dei programmi per i bambini), dicono: “Bambini, a letto”. Sono ricordi di tempi lontani, di altre generazioni. Oggi molti bambini e ragazzi restano fin tardi con gli adulti davanti alla tv, o indisturbati scelgono i programmi sull’apparecchio personale (tablet), a propria discrezione, nella propria cameretta o anche di fronte agli adulti, che guardano altri programmi su uno dei tanti apparecchi presenti in casa.

La libertà, oggi, per molti adulti e non, è anche il poter gestirsi il telecomando, scegliersi i programmi, consumarsi indisturbati il proprio isolamento, immagazzinare immagini, asservire la fantasia, assorbire idee, assimilare modelli di comportamento.

 

Incidenza della tv sui modelli di comportamento – Ci si trova di fronte ad una rapida e massiva modifica dei costumi individuali e di gruppo e ad un’acquisizione di nuove abitudini individuali e collettive.

I modelli di comportamento definiscono nel tempo i ruoli e i valori sociali: le abitudini si condensano in regole e norma di condotta, introiettate spesso in modo inavvertito. E’, appunto, caratteristica della plasticità della psiche umana indurre l’individuo ad integrarsi nel gruppo sociale, acquisendone gli atteggiamenti, i modelli di comportamento, i valori e/o disvalori. Ciò diviene un “fatto culturale”.

E’ un fatto culturale la trasmissione dei modelli di comportamento. L’agire umano non è solo il risultato di una valutazione istintiva, il prodotto di spinte e motivazioni irrazionali. Nel formarsi, infatti, delle abitudini, occorre tener conto sia dei meccanismi inconsci, sia dei mo­delli-valori sociali e sia della disponibilità personale. L’apprendimento è una materia che attiene tutto l’uomo, nella sua unità e unicità e nella sua pluridimensionalità (fisica, psicoaffettiva e trascendente).

Questa visione dell’uomo è in contrasto con la concezione deterministica, che nega all’uomo la libertà (libero arbitrio), considerando ogni attività umana come sempre e completa­mente determinata da fattori coattivi, sui quali il soggetto non può esercitare alcun controllo. Siano essi fattori inconsci o propri del condizionamento sociale. Siamo convinti che anche se le dinamiche inconsce facciano sentire la loro pressione sul comportamento, non significa che lo costringano, proprio perché la loro influenza deve passare al vaglio del conscio, cioè di un’analisi critico-costruttiva per una scelta cosciente e matura.

Il conscio, tuttavia, è soggetto all’influenza del materiale assimilato e ai criteri di valutazione introiettati, derivanti dall’apprendimento dei modelli di comportamento. Ora, se alla stessa per­sona adulta resta difficile confrontarsi con un atteggiamento critico con i modelli culturali propi­nati dai mass-media e in particolare dalla tv, a maggior ragione tale difficoltà sarà presente se a misurarsi sono i bambini e gli adolescenti, che sono in fase di crescita e di sviluppo psicoaffettivo. Il loro criterio valutativo, infatti, è in uno stadio di costruzione e le dimensioni dominanti sono quelle fisiche e psicoaffettive, sulle quali i modelli culturali hanno maggiore presa, a scapito della ri­cerca del valore e del significato della realtà.

Sappiamo che gli strumenti di divulgazione dell’industria culturale (cinema, radio, tv, stampa di massa, ecc.) formano mentalità, creano abitudini, modificano i comportamenti abi­tuali: sono in grado di sovrapporre al costume tradizionale un nuovo costume.

 

Aggressività psicologica – Gli studiosi dei mezzi di comunicazione di massa nelle loro analisi concordano nell’affer­mare che tali mezzi non possono essere visti solo come uno specchio dei fenomeni sociali o come fedeli riproduttori dei contenuti culturali esistenti. Non può essere loro attribuita una neutralità circa i contenuti. Si tratta solo di un’eventuale neutralità utopica, per la loro intrinseca modalità di porsi al pubblico, che è una modalità caratterizzata da un linguaggio immediato, intuitivo, universalizzante. Alla base vi sta una presentazione parziale della realtà, cioè espongono una cultura semplificata. Il loro obiettivo è quello di accattivarsi la simpatia e la presenza di un pubblico sempre più vasto.

Non è estranea a tale modalità la possibilità di confondere la parte per il tutto, rinforzata dallo stesso processo psichico selettivo, con cui ci si pone di fronte ai contenuti trasmessi dalla tv, che, appunto, privilegia il segno iconico, quale strumento per far passare i messaggi.

Si parla, pertanto, di aggressività psicologica dei mass-media, specialmente della radio e della tv, iden­tificandola nella parzialità, con cui viene presentata la realtà e nella forza suggestiva del lin­guaggio parlato e iconico e dei mezzi tecnici (luci, sonoro, inquadratura, ecc.), con cui il conte­nuto viene confezionato.

L’efficacia del loro messaggio dipende da diversi aspetti relativi o ai mezzi o alla comunicazione o alla situazione in cui la comunicazione avviene, e dall’atteggiamento della persona che fruisce del contenuto.

 

Comunicazione unilaterale – Di fronte ai mass-media gli individui sono esposti ad una comunicazione unilaterale. Tre sono i processi psicologici, con cui gli individui si predispongono alla comunicazione, quindi al rafforzamento delle opinioni e delle proprie tensioni:

  1. a) l’esposizione selettiva,
  2. b)la perce­zione selettiva,
  3. c) e la memorizzazione selettiva.
  4. a) Con l’esposizione selettiva l’uomo tende ad indirizzare e a restringere la propria esperienza ad un numero limitato di oggetti e di contenuti, ai quali gli piace prestare attenzione. Anche nella fruizione dei mass-media e nella fattispecie della tv, gioca un ruolo fondamentale il meccanismo della vita psichica connesso con l’interesse e il piacere. Com’è ovvio, l’interesse, il piaceree la curiositàindirizzano selettivamente l’attenzione dell’individuo, orientando la sua at­tività mentale verso un oggetto determinato. A seconda del sistema di interessi vi è il coin­vol­gimento dell’intera personalità del soggetto, con le proprie energie biologiche e con le sue fun­zioni psichiche, con le influenze dell’ambiente fisico, familiare e sociale, a volte in un conflitto tra interessi di sfere diverse.
  5. b) La percezione selettivasembra essere condizionata in tutto o in parte da ciò che la persona desidera consciamente o inconsciamente percepire, ha abitualmente percepito, o da ciò che è stata in precedenza ricompensata. E’ il grado di interesse ad influenzare l’intensità della perce­zione e lo stesso grado di attenzione.
  6. c) L’interessee il piacereoperano pure sulla memoria selettiva, come gli esperimenti in mate­ria hanno confermato. Per esempio, un maggiore o minore orientamento ideologico predispon­gono a memorizzare o meno contenuti ed informazioni.

 

Tuttavia, mentre da un lato questi processi selettivi funzionano come fattori predisponenti, dall’altro hanno anche una funzione difensiva, protettiva. Operano, cioè, come un sistema di autodifesa, in quanto un istinto di protezione entra in gioco contro elementi nuovi, si manifesta un desiderio più o meno consapevole di respingere ciò che urta contro il patrimonio di valori, di idee, di esperienze e contro l’interesse dell’individuo. E’ stato constatato che si tende a rifiutare quelle comunicazioni che possono causare situazioni conflittuali con il proprio mondo interiore e con l’ambiente esterno, a meno che non vi siano conflittualità per certi versi gratificanti in alcuni ambiti, come può essere, per esempio, la visione da parte di un adolescente di un programma sessualmente eccitante.

 

Effetti della tv sui comportamenti e sulla mentalità – Oggi la tv ha una presenza pressoché totale sotto vari aspetti. La sua programmazione è oramai plurima e illimitata, 24 ore su 24: si tratta solo di usare il telecomando. La sua fruizione è sempre più estesa, massiccia. E’ onnipresente e onnicomprensiva, in tutti gli ambiti culturali e non. Ha una straordinaria capacità di diffondere contenuti del tipo più disparato: opinioni, spettacoli, insegnamenti, ecc. Il suo linguaggio è particolarmente interessante, piacevole, suggestivo. Per queste sue carat­teristiche può ingenerare in molti una fiducia quasi soprannaturale nella sua potenza magica, anche perché l’adesione ad essa è prevalentemente emotiva e non razionale. Ed è per questo tipo di adesione, spesso determinata da un forte desiderio di evasione da una realtà quotidiana spia­cevole, che è all’origine di conseguenze, di cui i fruitori non si rendono conto.

Viene presentata una sintesi dei possibili ef­fetti del fenomeno audiovisivo e dell’immersione in questa atmosfera, in cui l’uomo moderno si trova:

–  tendenza all’estraniazione dalla realtà;

–  occupazione del tempo libero, con il conseguente impoverimento di tempo prezioso per l’adempimento di doveri familiari, professionali, spirituali;

– imposizione di modelli di comportamento e di norme sociali;

– fruizione narcotizzante, attraverso la creazione di una sostanziale indifferenza di fronte ai problemi individuali e collettivi. Vi è, infatti, una continua esposizione ad una gran numero di messaggi, generalmente di carattere emotivo, recepiti passivamente;

– vi è conferimento di status sociale a persone ed argomenti al di là di ciò che se ne dice. E’ questo un fenomeno attraverso il quale vengono presentate norme, persone, modelli e ideali fuori di ogni valutazione critica;

– vi è illusione di libera scelta, in quanto i messaggi diffusi sono frutto di vari tipi di manipola­zioni;

– vi è pure riduzione dell’attività creativa;

– scadimento dei gusti popolari, attraverso lo sfruttamento pianificato di contenuti volgari e violenti, del sensazionalismo, dell’indottrinamento.

 

Circa il processo del consenso del bambino alla televisione, dispensatrice di informazioni, modellatrice di valori e potente modificatrice dei ritmi e delle emozioni, il Lussato conclude che “questo ruolo è generalmente considerato disastroso; esso si basa sulla semplificazione e di­storsione della realtà; sull’effetto disintegratore della causalità e del senso delle cose; sulla pro­duzione di false gerarchie; sulla mancanza di distinzione tra essenziale e contingente; sull’elimi­nazione dello sforzo, del piacere per la conoscenza; su modelli di comportamento che hanno come regole fondamentali il tutto subito, il facile, l’arrivismo, la ricchezza ottenuta veloce­mente, il potere, che vengono proposti come scopo della vita” (Lussato B., I bambini e il video, Milano 1991, p. 53).

Non è una visione apocalittica dell’uso della tv. Basti pensare che gli stessi operatori di questo mezzo, di tanto in tanto sentono il bisogno di richiamarsi ad un’etica professionale, che li riporti a limitarsi nell’uso indiscriminato di questo onnipotente mezzo di comunicazione di massa.

Gli effetti sulle persone non sono, di norma, semplici, diretti ed immediati; sono spesso indi­retti e a lungo termine e dipendono anche da ciò che oppone lo stesso pubblico.

 

Motivazioni alla fruizione della tv – Le indagini fanno emergere come fondamentalmente siano due queste motivazioni: diverti­mento-evasione informazione-cultura.

Il divertimento-evasione è la motivazione che prevale. La tv sembra essere lo strumento privilegiato, atto a soddisfare il bisogno-piacere dell’evasione e l’interesse per l’informazione.

L’evasione, propinata dalla tv, tende ad allontanare dalla vita reale attraverso due processi:

– dà la possibilità di vivere per procura una realtà fittizia ed immaginaria, dominata da un di­namismo incessante, dall’avventura, dallo straordinario, dal soggettivo,

– e, per un altro verso, getta un ponte illusorio con gli avvenimenti più salienti dell’attualità. Il linguaggio dell’imma­gine, unito ai suoni e alle voci, è affascinante, ha una forte carica di richiamo. Lo spettatore ne è coinvolto, ne subisce il fascino. La suggestione può attenuare o anche annullare la sua capaci­tà critica.

 

Aspetti dinamici degli effetti – Ovviamente il problema degli effetti della tv va considerato in una dimensione dinamica, in quanto si tratta di fenomeni, che chiamano in causa l’intera personalità degli individui, la loro intelligenza, le loro esperienze, il loro ambiente, la loro cultura. Tuttavia, il pericolo di effetti negativi non può essere considerato immaginario né frutto di una mentalità retrograda, che ri­fiuta a priori il mezzo demonizzandolo. E’ attraverso un’analisi critico-costruttiva degli even­tuali effetti negativi che è, appunto, possibile ricercare le modalità per evitarli.

In precedenza, si è evidenziato come il coinvolgimento emotivo sia la modalità con la quale lo spettatore segue i contenuti spettacolari. Sono in gioco i dinamismi della proiezione e dell’identificazione, le cui conseguenze sono rilevanti nel tempo della vita emotiva dell’indivi­duo.

Il meccanismo della proiezione va interpretato come una vera e propria delega inconscia che lo spettatore affida ai personaggi a realizzare i propri bisogni e i propri impulsi repressi. Vengono così con­feriti ed attribuiti ai personaggi pensieri, desideri, atteggiamenti, che sono solo dello spettatore, il quale si illude di coglierli negli stessi personaggi, come elementi obiettivamente dati.

L’identificazione si pone al centro del rapporto tra spettatore e spettacolo, in quanto tende a far vivere in proprio, allo spettatore, situazioni interiori altrui. E’ questo un processo psicolo­gico con cui il soggetto si sente tutt’uno con individui, che ammira e per i quali nutre simpatia.

Il meccanismo dell’identificazione fa assimilare modelli di comportamento e adottare atteggiamenti altrui, spe­cialmente se è protratto nel tempo. Ciò accade facilmente nei bambini e nei ragazzi, che tendo­no a identificarsi nei vari eroi. A questo proposito si può applicare alla tv quanto scriveva il Musatti nel lontano 1960, circa l’azione del cinema. La sua incidenza può estendersi a vari ambiti, “dalla semplice imitazione di modi, di gesti, di espressioni all’assimilazione di criteri di valutazione morale e cioè di modi di giudicare la vita e i rapporti sociali, fino alla riproduzione di comportamenti specifici e quindi alla esecuzione di atti determinati” (C. Musatti, C., Psicoanalisi e vita contemporanea, Torino 1960, p. 211).

I due meccanismi non operano separatamente, ma spesso contemporaneamente e interagi­scono fra loro in forma circolare, in quanto la proiezione di propri elementi su un’altra persona è favorita da un’iniziale identificazione con questa, mentre l’identificazione è stessa in un certo modo rende più simile a sé.

 

Divertimento-evasione – Circa la fruizione della tv si è visto che la motivazione fondamentale è quella del diverti­mento-evasione, in quanto nell’appagamento dei bisogni e dei desideri, viene attribuita ad essa e ai mezzi di comunicazione di massa in generale, una fruizione catartica. Cioè, attraverso l’identificazione vi è la possibilità di soddisfare in maniera fantastica quei bisogni profondi, che non avrebbero altra modalità di realizzarsi. Sappiamo, però, che una vera catarsi può avvenire quando l’appagamento ristabilisce nel fruitore l’equilibrio emotivo e riduce la sua tensione psichica. In questo senso la catarsi diventa “valvola di sicu­rezza che preservi i soggetti dallo estrinsecare queste stesse tendenze nella loro attività della vita reale” (Musatti).

Tuttavia, riteniamo che si debba attribuire alla tv quanto si afferma per il cinema, e cioè che: “Non è facile dire quando il cinema protegga l’individuo dall’influenza di pulsioni inconsce, appagandolo in modo innocuo, e quando invece esalti tali pulsioni, renden­dole attuali” (Zuanazzi Gf., Sessualità, stampa e spettacoli, in AA.VV., Mass media e pornografia, Roma 1988, p. 127). Tali incertezze pongono dei gravi interrogativi sull’efficacia positiva dell’azione catartica della tv. Ci si deve chiedere se la fruizione ripetuta di scene di violenza e di sesso siano l’occasione di liberare forti emozioni per mezzo dell’identificazione con gli eventi rap­pre­sentati o con gli attori.

Occorre, anche, tener conto del possibile effetto suggestioneche è un meccanismo automa­tico, per il quale il soggetto, in modo del tutto indipendente dalla sua volontà, tende a far pro­prio un atteggiamento psicologico, un comportamento, un’azione. Le identificazioni, infatti, possono così protrarsi nel tempo, oltre la fruizione, per cui i comportamenti e gli atteggiamenti as­sorbiti dai personaggi e dai contenuti vengono ripetuti nella realtà della vita.

Vale la pena sottolineare che, per ciò che attiene a queste due funzioni, catarsi sugge­stione, tutto dipende dalla diversa maturità personale dei fruitori, dal loro grado di coinvolgi­mento emotivo all’azione rappresentata, dal contenuto e dalle modalità di rappresentazione. Ap­pare, tuttavia, evidente che l’impulso a ripetere determinate azioni e comportamenti riguarda specialmente spettatori più giovani, per le caratteristiche della loro età, e anche adulti con di­sfunzioni circa la maturità psicoaffettiva.

 

 

 

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