Lettera su Greta Thunberg. Agito, malattia sociale.

Postato il Aggiornato il

Egr. professoressa,

ho sentito che nella vostra scuola state affrontando il caso di Greta Thumberg. Sono molto contento che la scuola affronti il tema dell’inquinamento.

Immagino che stiate spiegando come tra gli scienziati che discutono sul tema non ci sia unanimità perfetta sulla causa antropica dell’aumento della temperatura nel pianeta, e neppure sulla responsabilità dell’anidride carbonica (che come sa è essenziale per la fotosintesi clorofiliana).

Alcuni infatti affermano: “….l’aumento della temperatura globale sia correlata all’incremento di CO2 nell’atmosfera è un’ipotesi scientifica formulata per la prima volta poco più di cento anni fa dallo scienziato svedese Svante Arrhenius. Ma non ha mai avuto un riscontro certo, anzi successivi scienziati hanno attribuito alla CO2 un ruolo sia nell’aumento sia nella diminuzione delle temperature” (http://lanuovabq.it/it/processo-alla-co2-assolta-con-formula-piena)”, altri scienziati hanno firmato una dichiarazione secondo cui non esiste crisi climatica (“ Il professor Prestininzi è tra gli “ambasciatori” della Dichiarazione europea sul clima, nella quale 500 scienziati di 13 Paesi affermano che non c’è urgenza né crisi climatica (http://www.atlanticoquotidiano.it/quotidiano/mentre-greta-sbrocca-allonu-ascoltiamo-gli-scienziati-in-500-dicono-che-la-nostra-casa-non-e-in-fiamme/   –   https://www.climato-realistes.fr/des-scientifiques-de-13-pays-ecrivent-au-secretaire-general-des-nations-unies-contre-lalarmisme-climatique/) o come riportato anche in diverse pubblicazioni (es. “A qualcuno piace caldo, errori e leggende sul clima che cambia”. Aut. Stefano Caserini).

Posizioni confutate ampiamente da molti altri giornalisti e scienziati che riportano, ritengo anche loro a ragione, ricerche credo di buon spessore (per es.  https://www.climalteranti.it/2019/06/09/accade-nel-2019-una-petizione-per-negare-la-scienza-del-clima/) e che accusano gli avversare di essere al soldo di multinazionali inquinanti.

Capire chi abbia ragione o torto richiederebbe un po’ di pazienza e ricerca. Forse non adatta a ragazzini delle medie. E certo forse neppure io sono in grado di capire. Sapere chi vuole fregare chi mi sembra impresa ardua.

Si potrebbe anche riflettere sul fatto che alcuni facciano notare che l’inquinamento sia in crescita solo nei paesi poveri (e, aggiungo io, dove in genere non vi è democrazia e dittature comuniste o di destra la fanno da padrone, paesi che certamente non ascolteranno una ragazzina), mentre in quelli occidentali sia in forte diminuzione.

O che forse vada fatta una distinzione tra macro e micro inquinamento, o, ancora che forse l’inquinamento più pericoloso non sia quello da CO2 (certo aumentato dalla deforestazione a mio parere).

Forse varrebbe la pena, anche, di capire il rapporto presente tra allarmismo climatico e malthusianismo, o ridiscutere l’errore strategico dell’illuminismo positivista che pensa che la ragione dell’uomo possa tutto… ma proprio questa “ragione dell’uomo” ci ha portato fin qui. Sembra infatti prevalere la schiavitù della ragione alla sua inconscia pulsione autodistruttiva.

O forse ancora vanno valutate le influenze dell’elemento spirituale o dell’atteggiamento morale egoistico maturato nel mondo in questi ultimi anni, in tutta questa faccenda dell’inquinamento.

Ma il tema vero non è questo (a mio parere). Il tema vero è che siano strumentalizzati dei ragazzini in una gigantesca operazioni di marketing a fini sconosciuti ai più.

Mi riesce sospetto infatti che una ragazzina malata, invece di andare a scuola, sia lasciata sola con qualche cartello con spot antinquinamento ogni venerdì per un anno, gli sia stato permesso di marinare la scuola (ma i suoi genitori dov’erano?) e poi all’improvviso abbia una notorietà quasi da star, chiamata ai vertici internazionali, a parlare proprio al sistema che contesta, e osannata da questo. Mi viene il dubbio che sia invece contestuale al sistema. È ovvio che qualcuno ha lavorato e lavora perché questo accada, qualcuno di potente. Fosse stato un ragazzino di un  posto qualunque in questo mondo, magari di un paese povero e sottosviluppato, il padre lo avrebbe preso per le orecchie e mandato a scuola e, senz’altro nessuno lo avrebbe considerato.

Tra l’altro non apprezzo l’atteggiamento dei genitori che permettono tali cose. E non è che la Svezia sia paese da prendere ad esempio, tutt’altro.

Mi lascia perplesso che la scuola italiana invece di aiutare gli alunni ad una riflessione critica si accodi a questo impulso all’azione, assecondando queste spinte invece di aiutare a riflettere (mostrando o una colpevole complicità o al minimo un atteggiamento provincialista – qualcuno accusa che siamo neocolonizzati, ma non voglio arrivare a tanto – certo non in grado di fare altro che accodarsi).

Si potevano proporre delle azioni che aiutano i bambini a prendersi veramente una seria responsabilità in merito (per esempio proporre la pulizia di un bosco il sabato pomeriggio o rinunciare al cellulare per una settimana, o ancora semplicemente spiegar loro come stavano le cose). Perché il vero tema, semmai, è insegnare ad accettare il sacrificio di prendersi una responsabilità concreta, rinunciare a qualcosa di proprio per il bene comune, non sventolare una bandierina in piazza una volta all’anno marinando la scuola (peraltro come si permette lo stato a giustificare l’assenza di un minorenne e prendersi arbitrariamente una potestà che spetta ai genitori?).

Che il tema sia giusto non lo discuto, ma abituare i bambini ad azioni di condizionamento mi sembra velenoso. Bastano due lacrime di una bambina in facebook per aggirare la riflessione e per fregarvi? Sian messi male!

Si abituano le persone a farsi manipolare fin da piccole, e che la scuola assecondi questo lo trovo poco corretto e fuori luogo, per usare un eufemismo.

So che il lavoro dell’insegnante è difficile e trovare un tema che entusiasmi i ragazzi non è semplice. La tentazione di afferrare al volo una opportunità di questo tipo è forte. Son sicuro della buona fede e della buona volontà, tuttavia non posso non rimanere scettico di fronte ad una azione che mi sembra sottilmente violenta.

Decidere infatti cosa sia il proprio bene e cosa invece ci stia facendo del male è azione complessa. Questo discernimento dovrebbe essere la cosa più importante della scuola, mi va bene anche che la scuola si limiti ad insegnare bene le materie scolastiche, ma allora non entri nella educazione etica e morale.

E, certo, prestarsi a manipolazioni internazionali non mi sembra cosa molto buona.

Utile è maturare la passione per capire le cose, acquisire il gusto dello studio e dell’approfondimento. Capire poi che tutto questo, spesso, non basta per essere nel giusto fa parte della canizie. Verrà. Ma insegnare ai bambini a riflettere prima di agire dovrebbe essere dovere scontato.

 

Con sincera stima,

Daniele Malerba

 

 

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