Cacciatori di verità.

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Di Malerba Daniele

Di recente papa Francesco in una breve omelia a Santa Marta ha parlato che la Samaritana è arrivata a Gesù con la sua verità, credo intendesse dire con la verità della sua vita, del suo peccato, del suo fallimento.

Io ho sempre pensato che lo psicologo è un cercatore di verità.  “La verità vi farà liberi” (GV. 8, 32b) è una frase che io non  indirizzo solo ai problemi spirituali, ma anche a quelli psichici.

Nella malattia psichica un elemento caratterizzante è il mancato adattamento nei confronti della realtà, frutto del non conoscere e non accettare la verità di sé stessi o il rifiutare la realtà, cioè la verità della realtà.

Parto dall’idea che la realtà, la verità, è data e si scopre, non è costruita dall’uomo, al massimo l’uomo la interpreta o gli si avvicina per approssimazione successiva, in un processo di accomodamento – assimilazione di tipo piagettiano. Mano a mano che l’uomo scopre la realtà impara ad adattarvisi e a gestirla in modo efficace. Questo vale sia per la realtà esterna che per quella biologica che per quella psichica.

Probabilmente anche nel campo spirituale la cosa non è dissimile.

Accettare la realtà non è facile se questa ha forti elementi di sofferenza, in tal caso ci si rifugia in un’area di fantasia psichica (attraverso processi di difesa che bene ha indagato la psicanalisi) perché meno dolorosa. Una realtà esterna viene scotomizzata attraverso un processo interno di assimilazione ed emarginazione, quello che Freud definisce rimozione. Il vero lavoro psichico consiste nel togliere la rimozione, fare spurgare sofferenza e dolore e ricostruire il tessuto cosicché abbia un rapporto corretto con una realtà vera.

Ma perché tale operazione funzioni la persona deve trovare una realtà esterna che non lo uccida e non uccida parti di sé, cioè una realtà accogliente, amorevole, accettante, paziente.

Forse a qualcuno verranno in mente i sette doni dello spirito santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio.

Dove sapienza, intelletto, e scienza sono inerenti alla ricerca del vero, la fortezza è la capacità di resistere alla fuga dal dolore che viene dal conoscere la verità, il nostro dolore va accettato ed espresso, il consiglio è saper cosa fare, la pietà è la costruzione dell’ambiente d’amore, accogliente, accettante.

Ma tale ambiente può essere visto solo se accetti la verità, accettare la verità però vuol dire accettare il dolore che questa verità comporta..

Il timor di Dio è inerente alla salvezza che da Dio viene attraverso lo Spirito.

Esistono dolori così profondi e radicati nell’inconscio, legati a forze distruttive, che sono irraggiungibili e non possono essere toccati attraverso le normali attività psicoterapiche, le quali altro non possono fare che migliorare le difese di superficie, tappare le crepe. Per questo sia la psicanalisi che il cognitivismo-comportamentismo possono arrivare solo a un certo punto della cura.

Le verità più profonde e dolorose stanno nei reconditi inconsci della mente umana.

È lì, però, che può agire Dio, Lui è il grande guaritore dei dolori più intensi del profondo dell’inconscio. Colui che ha Amore limpido e accoglienza sufficiente. Sono guarigioni psichiche miracolose.

Ma noi psicologi cattolici siamo, dobbiamo essere, cercatori di Verità, non costruttori di interpretazioni. Io ho sempre inteso la psicologia come un percorso che guarisce attraverso la ricerca della verità psichica. Oggi tuttavia sembra che basti cambiare prospettiva e le cose cambiano e si guarisce, basta una abreazione, cambiare narrativa, recitare altro. Ma questo è vero solo se la nuova prospettiva ci avvicina più pienamente a ciò che è vero.

Esiste un parallelismo tra guida spirituale e psicoterapia in questo senso: entrambi aiutano a cercare la verità, e la verità viene sempre da Dio.

 

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