Psicologia e psicoterapia illuminista: alla base del suo fallimento.

Postato il Aggiornato il

Di Daniele Malerba

Freud trovò un percorso di cura e una interpretazione delle dinamiche interne alla psiche che hanno aperto la strada ad una psicoterapia di nuova evoluzione. Questo ad onta del fatto che abbia scotomizzato le precedenti conoscenze della psiche che derivavano dalla cultura cattolica, pescando solo dalle sue radici semite e di cultura classica.

Così la scienza della psiche moderna si è appoggiata a conoscenze filosofiche, prima che mediche, di riferimento positivista. Peggio ancora hanno fatto gran parte degli psicologici nordamericani basandosi in nient’altro che nella osservazione empirica evidente e superficiale, in buon accordo con gli psicologi russi, osannando tutti, ognuno a modo proprio, un positivismo monodirezionale.

Freud cercò di biologizzare il desiderio affettivo interpretandolo come pulsione sessuale e legando a tale pulsioni le dinamiche interne e relazionali. Se al termine di pulsione o relazione erotica si sostituisce quella di relazione affettiva la teoria Freudiana acquista una forma molto più comprensibile. Ma se all’inizio il lavoro analitico freudiano era indirizzato alle dinamiche interne alla persona, successivamente la psicologia si orientò sempre più alle dinamiche, e ai traumi, legati alle relazioni. La tecnica si affinò, scoprendo come la storia delle proprie sofferenze è storia dei propri traumi affettivi, evidenti o inconsci e sconosciuti.

Ma ho dubbi sul fatto che questa conoscenza possa portare ad una vera e profonda guarigione. Per quanto molte persone fanno anni di psicoterapia resta difficile capire se si è guariti, sentire gioia e guarigione completa e definitiva, almeno in molti casi, resta una analisi interminabile[1].

Manca qualcosa, un salto di qualità che sembra impossibile.

Nel mondo le relazioni continuano ad essere relazioni sofferte, in cui continuamente si riceve e si fa del male, volontariamente o involontariamente, coscientemente o meno. Questo ci fa sentire spesso indifesi, sperduti, con un sottovelo paranoide, sempre alla ricerca di una soluzione.

Da quando siamo stati concepiti, e forse anche da prima, abbiamo dovuto affrontare il conflitto tra l’amore e il rifiuto, tra il nostro bisogno di essere accolti e la paura di essere rifiutati, incastrati nel conflitto materno tra desiderio e amore, paura e aggressività in cui le madri sono coinvolte. Le madri hanno desiderio e paura, amore e rabbia, la vita del bambino dipende da come la madre risolve questo conflitto, dove il potere paterno potrebbe avere funzione incoraggiante e rassicurante.

Credo che la teoria della posizione schizo-paranoide e della posizione depressiva della Melanie Klein, sia fondamentale testimone di questo conflitto e della fatica di sopravvivervi psicologicamente. Chi lo sa se l’aborto spontaneo non sia legato anche ad una difficoltà interna del bimbo a superare una posizione già presente al concepimento, anche se per la Klein tale conflitto iniziava dopo la nascita, certo è che sembra una posizione mai superata del tutto[2]. Chi lo sa se l’aborto volontario non sia l’esito infausto di tale conflitto.

Ma da dove nasce questa situazione? Da una qualche ferita alla relazione, una ferita originaria, una ferita alla fiducia. Qualcosa si è innescato nella vita profonda dell’uomo e ha inserito la sfiducia.

Ma quale ferita può esserci così profonda? Credo che non possa essere che quella che si ha con Colui che è all’origine di tutto! Vi è dunque un peccato originale. Ma di che si tratta? Qual è il vero peccato originale? La vera tentazione da cui tutto il male deriverebbe?

Il vero peccato originale è quella di non fidarci più di Dio.

Cosi in gen. 1,4-5: «4Ma il serpente disse alla donna: ”Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”». In altre parole ha detto: “Dio mente, non vi fidate, fidatevi di me piuttosto”, così l’uomo ha smesso di fidarsi di Dio.

Ma non fidarsi di Dio è non fidarsi della sua creazione, vuol dire non fidarsi di nulla. Se non mi fido di nulla sono paranoico, vi è in ciascuno di noi un sottostante vissuto paranoico che deriva dal nostro rapporto con Dio che non può essere risolto. Anzi, mano a mano che cresce la fiducia in noi stessi, questo abisso tra Dio e noi cresce e noi ci ammaliamo sempre più. Perchè pensiamo che di riuscire a risolvere il nostro conflitto con Dio cancellando Dio.

Viviamo tutta la vita, fino alla morte, nel tentativo impossibile di superare quel rumore di fondo che è la nostra paranoia.

La paranoia è un disturbo della relazione, è la sfiducia nei confronti degli altri, del mondo e di Dio.

Tutta la Bibbia in fondo non è che la storia del tentativo di riparare lo strappo della fiducia verso Dio, di superare una paranoia originale.

IL primo passo di per la riparazione alla paranoia è la regola, la legge, cioè il mettersi d’accordo sui limiti da non superare. Dobbiamo mettere dei limiti, la regola è una delle funzioni antiparanoiche, evita che la paranoia e la paura ci porti a distruggerci a vicenda. In gen. 3,21 “21Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì”, comincia cioè a dare regole.

Anzi continua a dare regole, perché la prima regola l’aveva data prima, in Gen 2, 16 – 17 “16«Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”», cioè puoi fare tutto quello che vuoi ma hai un limite, sei creatura, ma l’uomo non ha accettato il suo limite quando è stato tentato dalla non fiducia. Possiamo accettare un limite solo se ci fidiamo.

Da notare come il conflitto inizia tra uomo e donna, all’interno della stessa famiglia e da li comincia la soluzione.

La regola insegna il giudizio. Il giudizio corretto che va nel senso di separare, riconoscere, giusto da sbagliato, non nel senso di condannare, denigrare, punta ad una relazione di aiuto, non sprezzante, accogliente, che incoraggia lo sviluppo e la promozione dell’altro, che incoraggia una relazione di servizio e non di potere. Ma pone dei limiti.

Quando Gesù dice “non giudicate”, credo che intendesse non giudicare nel senso di non condannare, non essere sprezzanti, non nel senso di non discernere.

Comunque se non si rimedia alla paranoia originale tramite la vita spirituale, cioè non si punta al ripristino della relazione originaria con Dio, non riusciremo mai a guarire veramente, né personalmente né socialmente, ogni psicoterapia senza vita di relazione con Dio è monca e non guarisce l’essenziale. E’ fallimentare proprio in quanto nasce nel tentativo di risolvere il problema escludendo Dio.

 

[1] Sigmund Freud. Analisi terminabile e interminabile

[2] Carotenuto, A. (1981). Il labirinto verticale, p.114.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...